100 volti, 100 voti
Trovo sempre legittima ogni dichiarazione personale di voto. Per questo non ho nulla da eccepire sulla scelta di ciascuna delle 100 persone che han deciso di sostenere pubblicamente un candidato sindaco. È un loro diritto, come è diritto di ogni cittadino esprimere le proprie preferenze politiche. Quello che mi lascia perplesso è invece il metodo. - Periodicamente assistiamo a queste raccolte di adesioni "a pacchetto": 100 cattolici, 100 amici, 100 personalità, 100 sostenitori. Come se il numero dei firmatari dovesse sostituire il ragionamento, la valutazione e il giudizio dei singoli elettori. Non credo che una scelta amministrativa locale debba essere affidata al principio del "lo sostengono in tanti, loro, quindi va bene".
La democrazia matura si fonda sulla capacità di ciascuno di informarsi, valutare programmi, risultati e prospettive, non sulla delega del proprio giudizio a un elenco di nomi, per quanto noti o autorevoli alcuni possano essere. C'è poi un ulteriore aspetto che personalmente trovo delicato
In elenchi di questo tipo compaiono spesso (come in questo caso specifico) ex amministratori, ex candidati, parenti, collaboratori, colleghi, rappresentanti di associazioni (cui impropriamente viene speso il nome) o persone che, a diverso titolo, han rapporti consolidati, anche ecomomoci, di contributi e finanziamenti con l'amministrazione uscente. Nulla di illegittimo, sia chiaro. Ma proprio per questo sarebbe forse opportuno presentare tali adesioni per ciò che sono: maturate all'interno di relazioni personali, professionali, subalterne o politiche già esistenti. Per questo il punto non è chi sostengano quelle 100 persone. Il punto è chiedersi se davvero 100 firme debbano valere più di un argomento convincente, di un programma credibile, del quotidiano vissuto o di un bilancio amministrativo da discutere nel merito. Alla fine, in cabina elettorale, non votano 100 nomi su un manifesto. Vota ogni singolo cittadino, con la propria testa e la propria coscienza.
La democrazia matura si fonda sulla capacità di ciascuno di informarsi, valutare programmi, risultati e prospettive, non sulla delega del proprio giudizio a un elenco di nomi, per quanto noti o autorevoli alcuni possano essere. C'è poi un ulteriore aspetto che personalmente trovo delicato
In elenchi di questo tipo compaiono spesso (come in questo caso specifico) ex amministratori, ex candidati, parenti, collaboratori, colleghi, rappresentanti di associazioni (cui impropriamente viene speso il nome) o persone che, a diverso titolo, han rapporti consolidati, anche ecomomoci, di contributi e finanziamenti con l'amministrazione uscente. Nulla di illegittimo, sia chiaro. Ma proprio per questo sarebbe forse opportuno presentare tali adesioni per ciò che sono: maturate all'interno di relazioni personali, professionali, subalterne o politiche già esistenti. Per questo il punto non è chi sostengano quelle 100 persone. Il punto è chiedersi se davvero 100 firme debbano valere più di un argomento convincente, di un programma credibile, del quotidiano vissuto o di un bilancio amministrativo da discutere nel merito. Alla fine, in cabina elettorale, non votano 100 nomi su un manifesto. Vota ogni singolo cittadino, con la propria testa e la propria coscienza.
Paolo Trezzi




















