Nameless/5: con FISHER cala il sipario e si apre il tempo dei bilanci

L’ultimo giorno di musica e migliaia di persone ancora sotto palco come se il festival fosse appena iniziato. Il Nameless si è chiuso così, tra l’attesa per FISHER, i cinque stage ancora pieni fino a sera e una domanda che, inevitabilmente, viene da porsi: cosa resterà a Lecco dopo tre giorni di “invasione” e qualche disagio comunque minimizzato da un’organizzazione pressoché impeccabile?
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Il Nameless resterà una parentesi o l’evento plasmato da Alberto Fumagalli – immortalato in questi giorni tanto con Mauro Gattinoni, che di foto in foto si è intestato il successo dell’evento tanto con Filippo Boscagli, corso al Bione per non lasciare spazio solo al sindaco uscente – diventerà volano per altro? In che termini? E in favore di chi?
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L’ultima giornata del Nameless, intanto, ha avuto soprattutto il sapore delle cose che finiscono troppo in fretta. Dopo tre giorni di musica, migliaia di persone hanno riempito ancora una volta l’area per vivere le ultime ore dell’edizione 2026, tra gli ultimi set, le ultime foto con gli amici e quella sensazione condivisa che accompagna ogni grande festival: la voglia di restare ancora un po’.
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Sul Ploom Stage l’attesa era soprattutto per FISHER, uno degli artisti più quotati dell’intera manifestazione. Intorno, però, il festival continuava a vivere in ogni sua sfumatura, tra i cinque palchi che per tre giorni hanno accolto decine di artisti e migliaia di persone provenienti da tutta Italia e dall’estero. Perché il Nameless non è soltanto la somma dei nomi in cartellone. È un’esperienza che per molti inizia settimane, se non mesi, prima dell’apertura dei cancelli, quando si prenotano treni, appartamenti e hotel, si organizzano gruppi di amici e si fanno i conti con il budget necessario per vivere il festival.
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Il biglietto, da solo, va dai circa 74 euro per una singola giornata ai 154 euro per il pass dei tre giorni, a cui si aggiungono le versioni VIP che superano i 140 euro per giorno. Ma è solo l’inizio del conto.
L’ultima giornata, per i partecipanti, è stata quindi anche quella dei bilanci economici. Perché se da una parte il pubblico si è goduto set, visual e spettacoli fino all’ultimo minuto, dall’altra il Nameless ha rappresentato un investimento importante per migliaia di ragazzi arrivati sulle rive del lago da ogni parte del Paese.
Le storie raccolte tra il pubblico raccontano modi molto diversi di vivere la manifestazione. C’è chi ha scelto una sola giornata, arrivando al mattino e ripartendo nella notte, e chi invece ha trasformato il festival in una vera vacanza.
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(Foto, anche a seguire: Nameless)

Un gruppo di ragazzi arrivato dalla Toscana ha raccontato di aver organizzato il viaggio con largo anticipo, dividendo le spese tra amici e prendendo un appartamento per più notti. «Alla fine tra viaggio, alloggio, cibo e biglietti spendi una cifra importante, ma sono tre giorni che aspettiamo tutto l’anno. Non è solo un festival, è il viaggio che facciamo insieme».
Per altri la formula è stata differente. «Siamo partiti stamattina presto e torniamo a casa stanotte. Spendiamo meno rispetto a chi resta tutto il weekend, ma volevamo esserci almeno per una giornata».
Tra viaggio, pernottamento, cibo e consumazioni all’interno dell’area, per chi arriva da fuori regione la spesa complessiva può facilmente salire a diverse centinaia di euro per l’intero weekend.
0106_Nameless26_Day03_ChristianDellaTorre_@chri_torre_3911.jpg (73 KB)Il tema delle spese è emerso spesso nelle conversazioni. «Se fai i conti alla fine spendi più di quello che pensavi», racconta un ragazzo incontrato tra un palco e l’altro. «Però qui incontri persone da tutta Italia, ascolti artisti che magari vedresti solo all’estero e vivi qualcosa che dura molto più di un concerto».
Ed è forse proprio questo il punto. Perché parlando con i partecipanti emerge come il valore del Nameless non venga misurato soltanto nel costo del biglietto o nel numero di artisti visti. Per molti è un appuntamento annuale atteso per mesi, un’occasione per ritrovare amici conosciuti nelle edizioni precedenti o per crearne di nuovi.
C’è chi ha scelto il treno e le navette dedicate, chi ha condiviso appartamenti e camere con gruppi numerosi per contenere le spese e chi ha deciso di fermarsi qualche giorno in più sul territorio, trasformando il festival in una breve vacanza tra lago e montagne.
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«Quando prenoti pensi ai soldi che spenderai. Quando sei qui non ci pensi più».
Anche online, nei mesi precedenti all’evento, decine di persone provenienti da diverse regioni italiane e dall’estero cercavano alloggi, compagni di viaggio e informazioni sui trasporti, confermando una dimensione sempre più internazionale della manifestazione. Una presenza che si è percepita chiaramente anche tra il pubblico, dove accenti, lingue e provenienze diverse si sono mescolate per tre giorni davanti agli stessi palchi.
0106_Nameless26_Day03_DavideTaglini_@davidetaglini_Daily3_005.jpeg (119 KB)E mentre gli ultimi bassi rimbombavano nell’area del festival e la folla iniziava lentamente a lasciare il Bione, il bilancio sembrava essere uno solo: sì, partecipare a un evento di queste dimensioni richiede un investimento importante, ma per migliaia di persone il valore dell’esperienza continua a superare il costo del biglietto.
31-05_Nameless26_Day03_RobertaMarciello_@robbbbbbbex_-5315.jpg (137 KB)Perché alla fine restano le foto, i chilometri percorsi, gli amici conosciuti sotto palco, le attese prima dei set più importanti e quei tre giorni vissuti tutti insieme. E forse è proprio questo il motivo per cui, mentre il Nameless chiudeva i cancelli dell’edizione 2026, in molti stavano già pensando a quando tornare.
G.D.
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