Moschea: un'imboscata. Due.
Si parla molto, in questi giorni, di coerenza. È giusto farlo. Ma se vogliamo parlare di coerenza sul tema moschea, bisogna partire da una domanda precisa, che nessuno di chi ha lanciato il comunicato di stamattina - Avs - ha ancora avuto la cortesia di rispondere. - Il riconoscimento amministrativo della moschea di Corso Promessi Sposi, inserito nel Piano dei Servizi del PGT approvato dalla maggioranza Gattinoni, è stato comunicato, illustrato, discusso, "preventivamente" ai consiglieri comunali e ai cittadini?
È stato rivendicato pubblicamente come scelta politica consapevole, prima e durante l'approvazione? O è stato fatto - per usare un eufemismo gentile - in silenzio, con due righe dentro un atto di pianificazione urbanistica di migliaia di pagine in stile imboscata? La risposta giusta - purtroppo - è la seconda. Un'imboscata ai consiglieri e alla città. Chi oggi chiede a Boscagli - tirandogli un'imboscata con una foto rubata mentre partecipa invitato a un confronto insieme a altri politici in Moschea - di rispondere sulla coerenza tra i manifesti della Lega e la visita in moschea - domanda legittima, per carità a cui con un comunicato stampa ha dato una risposta d'insieme seria - appartiene alla stessa forza politica che ha ritenuto di non dover nulla spiegare ai lecchesi su una scelta che li riguardava direttamente. Non per vigliaccheria, probabilmente. Ma per calcolo: sapendo che avrebbe sollevato discussione, o perché - stai a vedere - se ne vergognavano - così ha preferito, per opportunismo che è diverso dall'opportunità, non sollevarla.
Ora: riconoscere un luogo di culto a una comunità numerosa e radicata nella città è una cosa giusta. Va detto senza ambiguità. Ma farla di nascosto, senza trasparenza, senza portarla in Consiglio comunale come scelta politica esplicita, non è coraggio: è il contrario del coraggio. Ed è, paradossalmente, il modo migliore per alimentare i sospetti e le strumentalizzazioni le incoerenze e le furberie che poi si denunciano o si mettono in lista. Chi in politica si vergogna di difendere alla luce del sole quello che fa nell'ombra, non ha molto titolo per dare lezioni di coerenza agli altri. A mio parere.
È stato rivendicato pubblicamente come scelta politica consapevole, prima e durante l'approvazione? O è stato fatto - per usare un eufemismo gentile - in silenzio, con due righe dentro un atto di pianificazione urbanistica di migliaia di pagine in stile imboscata? La risposta giusta - purtroppo - è la seconda. Un'imboscata ai consiglieri e alla città. Chi oggi chiede a Boscagli - tirandogli un'imboscata con una foto rubata mentre partecipa invitato a un confronto insieme a altri politici in Moschea - di rispondere sulla coerenza tra i manifesti della Lega e la visita in moschea - domanda legittima, per carità a cui con un comunicato stampa ha dato una risposta d'insieme seria - appartiene alla stessa forza politica che ha ritenuto di non dover nulla spiegare ai lecchesi su una scelta che li riguardava direttamente. Non per vigliaccheria, probabilmente. Ma per calcolo: sapendo che avrebbe sollevato discussione, o perché - stai a vedere - se ne vergognavano - così ha preferito, per opportunismo che è diverso dall'opportunità, non sollevarla.
Ora: riconoscere un luogo di culto a una comunità numerosa e radicata nella città è una cosa giusta. Va detto senza ambiguità. Ma farla di nascosto, senza trasparenza, senza portarla in Consiglio comunale come scelta politica esplicita, non è coraggio: è il contrario del coraggio. Ed è, paradossalmente, il modo migliore per alimentare i sospetti e le strumentalizzazioni le incoerenze e le furberie che poi si denunciano o si mettono in lista. Chi in politica si vergogna di difendere alla luce del sole quello che fa nell'ombra, non ha molto titolo per dare lezioni di coerenza agli altri. A mio parere.
Paolo Trezzi




















