Un welfare a esclusiva trazione pubblica è fuori dalla realtà

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Egregio Direttore, 
leggiamo con grande preoccupazione le esternazioni del Sig. Bianchini, comparse quest’oggi sulla vostra testata.
Non è la prima volta che soprassediamo alle affermazioni prive di fondamento pubblicate a firma Bianchini ma questa volta abbiamo deciso di reagire per fare un minimo di chiarezza e per rimandare al mittente le pesanti dichiarazioni che offendono profondamente il lavoro quotidiano di migliaia di operatori sociali afferenti al nostro sistema di cooperazione sociale.
Intanto proprio in questi giorni abbiamo comunicato alla stampa di un recentissimo confronto con i cinque candidati sindaci promosso dalla nostra organizzazione in cui il dibattito non si è soffermato un solo istante sui temi della viabilità o sulla banalizzazione del delicato tema della sicurezza. Tale confronto, le assicuro di alto profilo, si è incentrato proprio sulla qualità del welfare locale, qualità che è stata riconosciuta, in modo unanime dai cinque concorrenti alle prossime elezioni, come elevata e assolutamente tangibile.
Gli esiti di questo importante confronto, con evidenziati i 10 punti posti dalla cooperazione all’attenzione della politica (QUI il testo).
Rispetto al merito delle questioni poste da Bianchini teniamo a precisare che la sua proposta di un welfare ad esclusiva trazione pubblica risulta completamente fuori dalla realtà e questo non per un decadimento della situazione nel corso del tempo ma al contrario per una progressiva emancipazione in forma sussidiaria della capacità di Enti Locali e Terzo settore nel costruire sistemi di risposta evoluti ed efficienti ai bisogni dei cittadini. Oltre vent’anni di co-progettazione ed amministrazione condivisa come quella costruita a Lecco, peraltro con amministrazioni di diverso colore, non possono essere banalizzati dalle dichiarazioni, alquanto temerarie, di un operatore sociale che parla, a quanto pare, a titolo personale.
Vede Direttore, bisognerebbe spiegare a Bianchini che il concetto di esternalizzazione di servizi da parte dell’ente locale è quanto di più lontano dall’esperienza lecchese che ha costruito la propria solidità su concetti come quello della partnership pubblico privato, della fiducia reciproca e della corresponsabilità sociale. Bisogna poi ricordare, anche se francamente consideravamo la cosa acquisita, che la cooperazione sociale non è da equipararsi ad un qualunque soggetto privato, come scrive Bianchini, ma un ente votato al perseguimento di interesse generale così come previsto dalla legge 381/91 e soprattutto dall’Articolo 45 della nostra costituzione. 
Rispetto poi alla questione del lavoro mal riconosciuto, bisogna far presente a Bianchini che dietro la quasi totalità degli operatori sociali nel sistema di welfare locale non ci sono solo degli ottimi professionisti ma anche dei soci lavoratori orgogliosamente appartenenti alle proprie imprese cooperative. È per questa ragione che suonano oltremodo offensive le sue dichiarazioni riferite al differenziale di reddito percepito in funzione dei diversi contratti di lavoro applicati. La forza e passione con cui tali cooperatrici e cooperatori esercitano ogni giorno il proprio lavoro sociale e sanitario verso e con le persone più fragili delle comunità, non si riconduce esclusivamente ad una questione salariale, che certamente tutti vorremmo migliore, ma al progetto di welfare comunitario che faticosamente le proprie imprese cooperative hanno costruito in alleanza con gli Enti Locali per costruire condizioni di vita migliori per tutti e con le risorse a messe a loro disposizione.
Non so a quale tipo di esperienza professionale faccia riferimento il Sig. Bianchini ma certamente non a quella del welfare comunitario faticosamente costruito in tanti anni nel contesto lecchese e che molte realtà, nel panorama nazionale, guardano con interesse e ammirazione.
Forse è proprio lui ad avere vissuto un’esperienza di “carcere professionale” ma questo non può giustificare uscite pubbliche di questo tenore verso una realtà che mostra di non conoscere.
Gabriele Marinoni - Presidente Confcooperative dell’Adda
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