Oltre traffico e parcheggi: il nodo del futuro di Lecco è il welfare

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Tra poco meno di una settimana Lecco sceglierà il proprio sindaco. Il confronto politico tra centrodestra e centrosinistra sembra oggi concentrarsi quasi esclusivamente su uno o due temi simbolici, in particolare viabilità e parcheggi, su cui il candidato sindaco di centrodestra attacca con determinazione le scelte dell’attuale amministrazione.
Su altri ambiti fondamentali che dipendono da un Amministrazione Comunale o in concerto con essa, però, il tono cambia radicalmente. Temi centrali per la qualità di una comunità come scuola, sanità e soprattutto politiche sociali vengono affrontati con attenta e debita distanza, lasciando intuire che, in fondo, poco cambierebbe, nonostante il capitolo del welfare interessi qualche milione di euro, servizi fondamentali e una buona fetta di cittadini che quotidianamente necessitano di servizi e prestazioni di tipo socioassistenziale e non ultimo gli operatori che lavorano nel settore.
Il sistema di welfare è fatto da uomini e donne che lavorano e si impegnano per vocazione su un'attività che ha a che fare con il supporto la crescita e lo sviluppo dell'individuo e della propria comunità; interessa la prevenzione, nel ruolo che le equipe psico-sociali hanno nel penale minorile che dovrebbero supportare i ragazzi a “svoltare” in un’età adulta consapevole e matura anziché, sfociare in episodi che oramai vediamo quotidianamente alla ribalta delle cronache locali e nazionali.
Eppure, traffico e parcheggi, per quanto importanti, non possono esaurire un appello al voto né definire l’azione di un’Amministrazione chiamata a governare la città nei prossimi cinque anni.
Accanto alla viabilità, il tema della sicurezza è spesso evocato come priorità, ma la sicurezza va affrontata su due piani:
•    nell’immediato, attraverso il ruolo imprescindibile delle forze dell’ordine;
•    nel medio-lungo periodo, investendo seriamente sulla prevenzione.
Viene da più parti proposta l’educativa di strada, ovvero un servizio educativo rivolto a ragazze e ragazzi che opera direttamente nei luoghi di vita e di aggregazione. Un servizio che si occupa di ascolto, orientamento, prevenzione dei comportamenti a rischio e accompagnamento verso servizi specialistici quando necessario.
L’educativa di strada non è un tema di ordine pubblico, ma rientra in una progettualità sociale e come tale deve essere ricondotta e governata dall’Assessorato alle Politiche Sociali e al sistema di welfare cittadino.
Il sistema di welfare che governa Lecco oggi mostra limiti evidenti e deve essere ripensato. La gestione dei servizi sociali non può essere quasi interamente delegata all’esterno, perché la responsabilità ultima deve restare in capo all’ente locale o in una forma associata pubblica come nella quasi totalità del resto del nostro Paese.
Ancora una volta occorre ricordare che le politiche sociali non sono un settore residuale da delegare, ma sono uno dei pilastri del nostro vivere collettivo. 
Avrei avuto piacere che la competizione elettorale affrontasse anche altri temi ed in particolare del welfare territoriale, diversamente si ridurrà tutto a una mera questione di “colori delle poltrone” e il traffico diventerebbe più importante dell’assistenza scolastica, della tutela minori o della presa in carico dei ragazzi coinvolti nella giustizia minorile.
Cambiare Amministrazione non significa solo cambiare viabilità, ma anche cambiare le logiche che governano i servizi sociali, rimettendo al centro la persona, la sua famiglia e il territorio.
Un welfare efficace ha bisogno di assistenti sociali ed educatori professionali stabilmente inseriti in un ente a gestione pubblica, adeguatamente retribuiti con il CCNL Enti Locali.
Questo significherebbe:
•    un aumento del salario netto del 25–30% a parità di costi per l’Amministrazione;
•    un drastico calo del turnover degli operatori con ovvie ricadute sui cittadini più fragili;
•    continuità nelle prese in carico, con benefici umani ed economici per tutta la collettività.
Oggi quasi tutto l’organico dei Servizi Sociali del Comune di Lecco è di fatto esternalizzato ad un unico soggetto privato. Un modello che molti definiscono “il caso Lecco”, paragonabile, per gravità, all’idea di affidare la Polizia Locale ad una vigilanza privata.
Questa scelta comporta una perdita evidente del controllo pubblico sulla programmazione. 
La qualità dei servizi è garantita soprattutto dalla professionalità e dalla dedizione degli operatori, non dal modello organizzativo. Operatori che meritano stipendi adeguati e maggiori degli attuali.
Per chi vive a Lecco e sceglie di lavorare nel sociale, questo sistema rischia di diventare un vero e proprio “carcere professionale”, una condizione che non riguarda altre categorie come architetti o ingegneri.
Il terzo settore è una risorsa preziosa e insostituibile per il territorio, ma non può diventare il sostituto dell’ente locale. Servono verifiche periodiche indipendenti, maggiore pluralismo progettuale e un sistema realmente aperto e concorrenziale, capace di garantire qualità, innovazione e trasparenza.
Il territorio lecchese ha bisogno di dinamismo, confronto e pluralismo. Serve il coraggio di cambiare prospettiva, di rimettere al centro le politiche sociali e di riconoscere il valore delle professionalità che ogni giorno lavorano con le persone più fragili.
Per queste ragioni, scegliere un cambio di cornice significherà “non una perdita di occupazione”, ma una riqualificazione retributiva e professionale che riconosca il welfare come pilastro essenziale del futuro di Lecco e dei suoi cittadini.
Enrico Bianchini
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