Chiusura ponte di Brivio: prove generali di disastro
La chiusura del ponte di Brivio dello scorso 4 maggio 2026 sta producendo effetti pesantissimi sulla mobilità dell’intero territorio tra Lecchese e Bergamasco. Non si tratta di un disagio temporaneo e circoscritto, ma dell’ennesima dimostrazione di quanto il nostro sistema infrastrutturale sia fragile e privo di una visione complessiva.
I percorsi alternativi stanno già mostrando tutti i loro limiti: il ponte di Paderno è da anni in condizioni di criticità e oggi è sottoposto a un sovraccarico insostenibile, mentre il traffico si riversa nei centri abitati, trasformando strade urbane in arterie di attraversamento. Ne derivano congestione, aumento dell’inquinamento, peggioramento della qualità della vita e rischi concreti per la sicurezza di cittadini e pedoni.
La chiusura del ponte per 15 mesi crea un disagio pesantissimo, con aumenti significativi dei tempi e dei chilometri di percorrenza per gli automobilisti. Questa situazione rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato, soprattutto in vista della prospettiva del nuovo ponte di Paderno, progettato con due corsie per senso di marcia e aperto anche al traffico pesante. Un’infrastruttura di questo tipo, se non accompagnata da una viabilità adeguata e da una pianificazione seria dei flussi, rischia di aggravare ulteriormente i problemi invece di risolverli.
Se qualcuno ha ancora dubbi su quanto avverrà con la costruzione del nuovo ponte di Paderno, faccia un giro una di queste mattine. Un aumento del 33 % del traffico ha mandato in tilt l'intero sistema, cosa succederà con un aumento del 87% gravato da mezzi pesanti?
Ci chiediamo dove siano state la Provincia e la Regione in questo periodo.
Non possiamo permetterci di affrontare opere così impattanti senza una strategia integrata che tenga insieme mobilità, sostenibilità ambientale e vivibilità dei centri urbani. Serve un cambio di approccio: meno interventi di emergenze e più programmazione, meno opere isolate e più rete.
Come Sinistra Italiana–AVS chiediamo con forza:
un piano immediato di gestione del traffico durante la chiusura del ponte di Brivio;
il monitoraggio costante dei flussi e degli impatti sui centri abitati;
il coinvolgimento dei Comuni nelle scelte infrastrutturali;
una revisione complessiva del progetto del nuovo ponte di Paderno d’Adda e delle opere connesse, affinché non diventi un moltiplicatore di traffico pesante nei territori.
Ribadiamo alla Regione Lombardia e alla Provincia che la mobilità non è solo una questione di tempi di percorrenza: è qualità della vita, salute e sicurezza. Su questo non sono più accettabili ritardi, sottovalutazioni e scelte scollegate dalla realtà quotidiana dei cittadini.
È il momento di assumersi responsabilità e dare risposte concrete a cittadini e amministratori locali che oggi stanno pagando il prezzo più alto di scelte insufficienti e troppo spesso calate dall’alto.
Ci chiediamo, infine, perché non siano state valutate soluzioni alternative, come ad esempio un ponte provvisorio o un sistema di navette per ridurre il più possibile il traffico privato.
I percorsi alternativi stanno già mostrando tutti i loro limiti: il ponte di Paderno è da anni in condizioni di criticità e oggi è sottoposto a un sovraccarico insostenibile, mentre il traffico si riversa nei centri abitati, trasformando strade urbane in arterie di attraversamento. Ne derivano congestione, aumento dell’inquinamento, peggioramento della qualità della vita e rischi concreti per la sicurezza di cittadini e pedoni.
La chiusura del ponte per 15 mesi crea un disagio pesantissimo, con aumenti significativi dei tempi e dei chilometri di percorrenza per gli automobilisti. Questa situazione rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato, soprattutto in vista della prospettiva del nuovo ponte di Paderno, progettato con due corsie per senso di marcia e aperto anche al traffico pesante. Un’infrastruttura di questo tipo, se non accompagnata da una viabilità adeguata e da una pianificazione seria dei flussi, rischia di aggravare ulteriormente i problemi invece di risolverli.
Se qualcuno ha ancora dubbi su quanto avverrà con la costruzione del nuovo ponte di Paderno, faccia un giro una di queste mattine. Un aumento del 33 % del traffico ha mandato in tilt l'intero sistema, cosa succederà con un aumento del 87% gravato da mezzi pesanti?
Ci chiediamo dove siano state la Provincia e la Regione in questo periodo.
Non possiamo permetterci di affrontare opere così impattanti senza una strategia integrata che tenga insieme mobilità, sostenibilità ambientale e vivibilità dei centri urbani. Serve un cambio di approccio: meno interventi di emergenze e più programmazione, meno opere isolate e più rete.
Come Sinistra Italiana–AVS chiediamo con forza:
un piano immediato di gestione del traffico durante la chiusura del ponte di Brivio;
il monitoraggio costante dei flussi e degli impatti sui centri abitati;
il coinvolgimento dei Comuni nelle scelte infrastrutturali;
una revisione complessiva del progetto del nuovo ponte di Paderno d’Adda e delle opere connesse, affinché non diventi un moltiplicatore di traffico pesante nei territori.
Ribadiamo alla Regione Lombardia e alla Provincia che la mobilità non è solo una questione di tempi di percorrenza: è qualità della vita, salute e sicurezza. Su questo non sono più accettabili ritardi, sottovalutazioni e scelte scollegate dalla realtà quotidiana dei cittadini.
È il momento di assumersi responsabilità e dare risposte concrete a cittadini e amministratori locali che oggi stanno pagando il prezzo più alto di scelte insufficienti e troppo spesso calate dall’alto.
Ci chiediamo, infine, perché non siano state valutate soluzioni alternative, come ad esempio un ponte provvisorio o un sistema di navette per ridurre il più possibile il traffico privato.
Sinistra Italiana-AVS Lecco





















