Lecco: le lettere dei partigiani uccisi, mattinata con Anpi e “Il Giglio”

Tradizionale appuntamento con la lettera pubblica delle lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana ed europea su iniziativa del centro per anziani “Il Giglio” di Pescarenico e dell’Associazione partigiani lecchese con il coinvolgimento di alcune scuole superiori: l’istituto “Parini”, il centro di formazione dell’Enaip, la Fondazione Clerici e il centro di formazione professionale “Aldo Moro”.
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L’appuntamento si è tenuto questa mattina nel salone di Teatro Invito in via Foscolo che peraltro è intitolato alle sorelle Villa che ebbero un ruolo di primaria importanza nell’assistenza dei prigionieri e degli ebrei in fuga verso la Svizzera durante l’occupazione nazista e l’amministrazione della repubblica fascista di Salò.
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La mattinata è stata aperta da Beatrice Civillini del “Giglio” che, rivolgendosi espressamente agli studenti presenti in sala, ha sottolineato come dallo scorso anno la manifestazione «si è arricchita di una presenza importante e prescindibile, quella di voi giovani che, grazie ai vostri insegnanti, avete accolto l’invito a “esserci”. Siamo certi che con la vostra attenzione e il vostro ascolto (come diceva Simone Weil, l’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità) saprete vivere profondamente questo momento.»
Civillini ha poi ringraziato Bruno Biagi che di questa iniziativa è l’ideatore e “primo regista” per poi spiegare l’identità del “Giglio”, «un servizio del Comune di Lecco, uno spazio di comunità, luogo di rinascita di un bene che è stato confiscato alla criminalità organizzata e che si trova nel quartiere di Pescarenico.»
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E’ poi intervenuta la presidente della sezione cittadina dell’Anpi, Patrizia Milani, che ha ricordato le vicende editoriali delle lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, un libro sulla cui pubblicazione c’erano molti dubbi perché si era negli anni immediatamente seguenti la seconda guerra mondiale e si pensava che l’orientamento della gran parte della popolazione fosse quello di voler dimenticare quel periodo. Il libro sarebbe poi uscito nel 1952 da Einaudi ed ebbe un successo imprevisto, tanto che, in seguito, i curatori (Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli) raccolsero e pubblicarono anche le lettere dei condannati a morte della Resistenza europea. Rimarcando inoltre come quelle lettere siano un autentico specchio sociale di un’epoca.
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Al microfono si sono poi alternati 28 lettori: pensionati che ruotano attorno al “Giglio”, attivisti dell’Anpi, docenti ed ex docenti, studenti: chi presentava una breve biografia dell’autore della missive e chi le righe scritte praticamente in punto di morte. Quattordici le lettere scelte, tra cui quelle di due lecchesi.
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Una prima quella che don Giovanni Ticozzi, anche se nel suo caso non era alla vigilia della fucilazione, mise nero su bianco dal carcere di San Vittore nel mese di gennaio 1945 quando con una grandissima lucidità scrisse che sarebbe stato, quello, l’anno della Liberazione «e badate bene a questo termine “Liberazione” che è di più che libertà». A leggerla il parroco di don Rancio e Laorca don Giuseppe Salvioni, mentre il ritratto di don Ticozzi è stato presentato da Federico Baruffaldi.
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La seconda lettera è quella firmata da Lino Ciceri, uno degli antifascisti e partigiani lecchesi fucilati a Fossoli nel luglio 1944: a darne voce Daniela Ciceri, nipote di Lino (che le era zio) e di Pietro (il nonno) che venne deportato dopo gli scioperi del marzo 1944 e morto a Gusen. A presentare i ritratti di Lino e Pietro è stato Beppe Invernizzi.
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Gli altri lettori sono stati Maria Grazia Bonacina, Gabriele Ghelfi, Tonio Invernizzi, Davide Jelencovich, Fabio Butti, David Ottolina, Mario Cagliani, Andrea Galli, Carmen Greco, Carmen Stefania Dorcu, Linda Schirra, Gaetano Chiappa, Giorgio Crimella, Mounir Mahdi, Monica Piffer, Milena Colombo, Valentina Frizzarin, Nicola Turilli, Olga Tuschenko, Gabriele Riva, Silvana Cestaro, Silvia Cagliani, Brizida Hazmedari e Alessandro Davide. 
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Sono state scelte, oltre a quelle di don Ticozzi e Lino Ciceri, le lettere dello scrittore Adam Kuckoff, degli studenti Giordano Cavestro, Mario Batà, Anna Knezevic, Giacomo Ulivi, degli operai Ernest Omer, Guido Galimberti, della pettinatrice Dimitra Tsatsou, dell’ebanista Pietro Benedetti, di una ragazza di nome Irina Malozon, della casalinga Irma Marchiani e di un gruppo di giovani definiti “i combattenti di Vigu”.
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L’incontro è stato chiuso da un intervento della consigliera comunale di Dolzago Margherita Elgani che ha presentato il murale realizzato la scorsa estate nell’ambito dei progetti di “Living Land” in occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascimo e dedicato alle donne impegnate nella Resistenza. «Ideato da Alessandro Cogliati – ha spiegato Elgani – rappresenta un Cappuccetto Rosso in biciletta inseguito dal lupo che rappresenta il nazifascismo. È un omaggio alle donne impegnate nella Resistenza: sono state un centinaio nel Lecchese e i loro nomi sono scritti tutti in quel murale. È stato un lavoro che ha coinvolto i ragazzi: non sarebbe stato lo stesso se l’avesse fatto un artista. E debbo dire che ho visto molta partecipazione da parte dei ragazzi impegnati nel lavoro.»

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La mattina è stata inframmezzata dalle musiche eseguite alla fisarmonica da Luca Pedeferri che ha concluso con l’esecuzione della canzone partigiana “Bella Ciao”, alle cui note i presenti in sala si sono alzati per cantarne le parole.
D.C.
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