Lecco, Una trafileria di tre secoli da salvare: incontro il 12

In questi ultimi anni Officina Gerenzone ha riportato all'attenzione i pochi manufatti di archeologia industriale sopravvissuti lungo il corso del Gerenzone. Nelle passeggiate organizzate lungo la Vallata, il racconto si snoda tra portoni, canali, facciate e spazi scampati alla sistematica distruzione degli ultimi quarant'anni. Il luogo più significativo, la Diga del Paradone, è stato preso in cura dalla stessa associazione che, con il sostegno di Fondazione Comunitaria del Lecchese e grazie a numerose donazioni raccolte, ne avvierà a breve il tanto atteso intervento di restauro. La raccolta fondi si è infatti ufficialmente conclusa qualche giorno fa.
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(foto: Alessio Volontè)

Tutto questo patrimonio finora riscoperto si compone esclusivamente di “esterniˮ. Se nulla o quasi rimane degli antichi luoghi di lavoro, esiste tuttavia una splendida eccezione. A Laorca, a valle della località Campovai (un tempo “Alle fucineˮ), sopravvive un piccolo edificio di fondazione settecentesca dove fino ai primi anni Sessanta era attiva una vecchia trafileria. Si tratta di un luogo unico, emblematico nelle sue vicende che toccano anche alcuni protagonisti dell'epopea industriale lecchese.
A metà Settecento apparteneva a Carlo Mazzucconi "Mainino" di Laorca, da cui discende per via materna Giovanni Gerosa fondatore delle celebri Ferriere di Pescarenico. Dai Mazzucconi l'opificio passò a Pietro Buttarelli e, dal primo Ottocento, ne fu affittuario (diventandone poi proprietario dal 1840) Giovanni Battista Airoldi del Paradiso di Rancio (1806-1886), nonno di Valentino Gerosa Crotta (imprenditore e benefattore lecchese) e fratello di Giuseppe Airoldi (1809-1873), fondatore di importante azienda per il commercio di metalli non ferrosi. Il ricordo del passaggio degli Airoldi di Rancio da questa località è testimoniato dal soprannome della stessa, da taluni detta ancora “Paradisˮ.
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Nella vecchia trafileria i discendenti di Giovanni Battista proseguirono l'attività metallurgica fino a metà Novecento, quando l'opificio fu rilevato dai Baruffaldi, fino alla chiusura dell'attività. Tra questi banchi da trafila lavorò un giovanissimo Casimiro Ferrari, protagonista indiscusso dell'alpinismo lecchese, che qui apprese il mestiere prima di aprire una sua attività a Ballabio. Un portone chiuso nel 1962, uno spazio di lavoro integro, dove ogni cosa esprime la fatica e lʼingegno di uomini che hanno costruito la nostra città. Un luogo unico del quale Comune di Lecco e Musei Civici si erano accorti in un lontano 1990, in quel progetto di ecomuseo che proprio in questa trafileria vedeva una delle “emergenzeˮ di archeologia industriale. Poi, per quel rapporto tutto lecchese tra città e luoghi della sua memoria, nulla si è fatto, né qui né altrove, per valorizzare e consegnare al futuro testimonianze e manufatti di grande valore collettivo e identitario.
Dopo 35 anni di disinteresse, in un freddo venerdì di febbraio di quest'anno, il crollo del tetto: da qui l'allarme dell'associazione, che già in diverse occasioni era entrata nello stabile e che non poteva fare finta di niente. Da subito è stato aperto un dialogo con la proprietà per trovare una soluzione.
Dopo qualche giorno, si è prima provveduto a coprire con grossi teli i fragili banchi da trafila in legno, quindi ad alleggerire i solai del piano superiore per evitare il peggio. Poi è avvenuta la stipula di un comodato d'uso gratuito di un anno con la proprietà, con l'obiettivo di mettere in sicurezza lo stabile e accompagnare enti, rappresentanti, tecnici e politici al suo interno.
"Sappiamo che a Lecco è oltre sette secoli che si “filaˮ il ferro, un'arte antica e radicata che continua a caratterizzare molte attività produttive del territorio. Una lunga storia di uomini, comunità, ingegno e sacrifici, ai quali non possiamo credere che questa città non voglia dare finalmente dignità e riconoscimento. Officina Gerenzone c'è e spera di poter contare sull'appoggio fattivo di molti per non rimanere sola in questa doverosa e urgente operazione di valorizzazione e tutela" fanno sapere dal sodalizio.
"Emergenza Gerenzone. Una trafileria di tre secoli da salvare" è dunque il titolo della serata in programma per il 12 maggio (ore 21) da Otolab. Mezz'ora prima avrà luogo invece l'assemblea annuale del sodalizio riservata ai soli soci.
Date evento
martedì, 12 maggio 2026
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