In viaggio a tempo indeterminato/427: il Salar de Uyuni... nelle pupille
Non ricordo molte cose di quando andavo alle scuole elementari. Ho un'immagine confusa della classe e delle scomode seggioline di legno liscio. Mi ricordo i capelli biondi perfettamente pettinati della maestra Anna che non metteva mai i jeans ma solo gonne fino al ginocchio.
E mi ricordo di un esperimento fatto un giorno che aveva nevicato.
La maestra Anna ci aveva fatti mettere in coppia davanti alla finestra. Uno di noi doveva fissare la neve bianca sul prato e l'altro doveva osservargli le pupille. "Diventano più piccole!" aveva subito notato qualcuno.
"Quando c'è tanta luce l’occhio deve proteggersi. Allora i muscoli dell’iride fanno chiudere la pupilla per far entrare meno luce". Aveva spiegato la maestra.
Non mi ricordo molto delle scuole elementari ma per qualche strano motivo quell'esperimento non l'ho mai dimenticato.
"Mi guardi le pupille?" dico a Paolo.
Lui mi osserva stranito.
"Hai qualcosa nell'occhio?" mi chiede.
"No, no. Vedi qualcosa di diverso nelle mie pupille?"
"Non mi sembra!"
Eppure sono ore che fissiamo questa infinita superficie bianca. Il sole è alto nel cielo e il sale si è trasformato in una lastra accecante.
Non riesco a vedere la fine di quella distesa.
Mi concentro sulla sensazione sotto i miei piedi. Riesco a sentire la croccantezza del sale. Scricchiola ad ogni passo, come si compattasse. È come camminare su uno strato di neve ghiacciato che però non è freddo.
Inganna gli occhi tutto questo candore, o forse è colpa delle pupille che si sono ristrette.
Il Salar de Uyuni sembra uscito da un sogno o da un gigantesco set fotografico naturale dove qualcuno ha deciso di togliere ogni colore ed esagerare con il bianco. È uno di quei luoghi che, anche se ho visto mille foto online, dal vivo sta riuscendo comunque a sorprendermi.
Più di 10.000 chilometri quadrati, si vede persino dallo spazio. E noi dall'alto non siamo altro che due minuscoli puntini neri che si muovono su quella tavola bianca. Uno strato di sale che arriva fino a 10 metri di spessore e sotto c'è l'acqua, memoria del fatto che qui milioni di anni fa c'era un gigantesco lago.
È un deserto vivo, che cambia forma a seconda del periodo.
Ora siamo alla fine della stagione delle piogge.
Le zone asciutte, dove perfetti esagoni di sale vanno a creare una tavolozza divisa millimetricamente, si alternano ad aree con un sottile strato d'acqua.
Ed è lì che mi accorgo della vera magia. Quei centimetri di acqua limpida e cristallina trasformano il Salar in uno specchio.
Il cielo si riflette così perfettamente che camminare lì sopra dà la sensazione di essere sospesi tra le nuvole.

"Vi faccio una foto. Mettetevi in posa"
È questa la frase che c'è dietro degli scatti imbarazzanti. Un cuore che non si chiude. Due passi di danza che neanche nei villaggi turistici degli anni '90. E poi un gorilla che ci insegue.
L'effetto specchio è irreale. Ma basta muovere un passo per vedere le immagini ondeggiare e cambiare forma. Per non parlare del gorilla che ancora devo capire perché le guide qui si portino dietro pupazzi di dinosauri e mostri! Ma ammetto che è divertente vedere sparire la prospettiva e perdere il senso delle dimensioni.
Il Salar de Uyuni però non è solo bello da vedere. È anche una risorsa importantissima: sotto quella crosta bianca si nasconde una delle più grandi riserve di litio al mondo. Si tratta di un elemento fondamentale in questo momento storico perché necessario per costruire le batterie di smartphone e auto elettriche. Una ricchezza ma anche un pericolo perché estrarlo vuol dire mettere a repentaglio questa meraviglia della natura. E poi ci sono le isole in mezzo al nulla, come Isla Incahuasi, ricoperte di cactus giganti che sembrano messi lì apposta per rompere la monotonia del paesaggio. Alcuni di questi cactus hanno centinaia di anni e sono i veri “veterani” del deserto. Li vedi all'orizzonte e anche se sai che in realtà sono montagne, la tua testa continua a pensare che siano isolotti in mezzo alla neve.

Il Salar de Uyuni mi ha inaspettatamente colpito nel profondo. Mi sono emozionata e mi sono sentita così piccola davanti a quel capolavoro creato dalla natura da non capire più cosa fosse reale e cosa immaginato.
Dopo più di 8 anni in viaggio quell'emozione lì è quella che dà ancora un senso ad ogni cosa.
Questa infinita distesa di sale rimarrà per sempre nei miei ricordi, insieme a quell'esperimento fatto alle scuole elementari.
C'è sicuramente un filo che lega ogni cosa nella nostra vita, chissà quando sarà la prossima volta che un luogo tirerà quella corda che mi riporterà con la mente a questo Salar.
E mi ricordo di un esperimento fatto un giorno che aveva nevicato.
La maestra Anna ci aveva fatti mettere in coppia davanti alla finestra. Uno di noi doveva fissare la neve bianca sul prato e l'altro doveva osservargli le pupille. "Diventano più piccole!" aveva subito notato qualcuno.
"Quando c'è tanta luce l’occhio deve proteggersi. Allora i muscoli dell’iride fanno chiudere la pupilla per far entrare meno luce". Aveva spiegato la maestra.
Non mi ricordo molto delle scuole elementari ma per qualche strano motivo quell'esperimento non l'ho mai dimenticato.
"Mi guardi le pupille?" dico a Paolo.
Lui mi osserva stranito.
"Hai qualcosa nell'occhio?" mi chiede.
"No, no. Vedi qualcosa di diverso nelle mie pupille?"
"Non mi sembra!"
Eppure sono ore che fissiamo questa infinita superficie bianca. Il sole è alto nel cielo e il sale si è trasformato in una lastra accecante.
Non riesco a vedere la fine di quella distesa.
Mi concentro sulla sensazione sotto i miei piedi. Riesco a sentire la croccantezza del sale. Scricchiola ad ogni passo, come si compattasse. È come camminare su uno strato di neve ghiacciato che però non è freddo.
Inganna gli occhi tutto questo candore, o forse è colpa delle pupille che si sono ristrette.
Il Salar de Uyuni sembra uscito da un sogno o da un gigantesco set fotografico naturale dove qualcuno ha deciso di togliere ogni colore ed esagerare con il bianco. È uno di quei luoghi che, anche se ho visto mille foto online, dal vivo sta riuscendo comunque a sorprendermi.
Più di 10.000 chilometri quadrati, si vede persino dallo spazio. E noi dall'alto non siamo altro che due minuscoli puntini neri che si muovono su quella tavola bianca. Uno strato di sale che arriva fino a 10 metri di spessore e sotto c'è l'acqua, memoria del fatto che qui milioni di anni fa c'era un gigantesco lago.
È un deserto vivo, che cambia forma a seconda del periodo.
Ora siamo alla fine della stagione delle piogge.
Le zone asciutte, dove perfetti esagoni di sale vanno a creare una tavolozza divisa millimetricamente, si alternano ad aree con un sottile strato d'acqua.
Ed è lì che mi accorgo della vera magia. Quei centimetri di acqua limpida e cristallina trasformano il Salar in uno specchio.
Il cielo si riflette così perfettamente che camminare lì sopra dà la sensazione di essere sospesi tra le nuvole.

"Vi faccio una foto. Mettetevi in posa"
È questa la frase che c'è dietro degli scatti imbarazzanti. Un cuore che non si chiude. Due passi di danza che neanche nei villaggi turistici degli anni '90. E poi un gorilla che ci insegue.
L'effetto specchio è irreale. Ma basta muovere un passo per vedere le immagini ondeggiare e cambiare forma. Per non parlare del gorilla che ancora devo capire perché le guide qui si portino dietro pupazzi di dinosauri e mostri! Ma ammetto che è divertente vedere sparire la prospettiva e perdere il senso delle dimensioni.
Il Salar de Uyuni però non è solo bello da vedere. È anche una risorsa importantissima: sotto quella crosta bianca si nasconde una delle più grandi riserve di litio al mondo. Si tratta di un elemento fondamentale in questo momento storico perché necessario per costruire le batterie di smartphone e auto elettriche. Una ricchezza ma anche un pericolo perché estrarlo vuol dire mettere a repentaglio questa meraviglia della natura. E poi ci sono le isole in mezzo al nulla, come Isla Incahuasi, ricoperte di cactus giganti che sembrano messi lì apposta per rompere la monotonia del paesaggio. Alcuni di questi cactus hanno centinaia di anni e sono i veri “veterani” del deserto. Li vedi all'orizzonte e anche se sai che in realtà sono montagne, la tua testa continua a pensare che siano isolotti in mezzo alla neve.

Il Salar de Uyuni mi ha inaspettatamente colpito nel profondo. Mi sono emozionata e mi sono sentita così piccola davanti a quel capolavoro creato dalla natura da non capire più cosa fosse reale e cosa immaginato.
Dopo più di 8 anni in viaggio quell'emozione lì è quella che dà ancora un senso ad ogni cosa.
Questa infinita distesa di sale rimarrà per sempre nei miei ricordi, insieme a quell'esperimento fatto alle scuole elementari.
C'è sicuramente un filo che lega ogni cosa nella nostra vita, chissà quando sarà la prossima volta che un luogo tirerà quella corda che mi riporterà con la mente a questo Salar.
Angela (e Paolo)





















