Calolzio: luci sulla pubblicità, buio sulla sicurezza. Il paradosso dei tabelloni luminosi
Riceviamo e pubblichiamo
Mentre il Comune investe in schermi LED che proiettano spot commerciali, la Casa delle Associazioni, finita nel mirino dei ladri, resta senza allarme. Un altro caso di "priorità rovesciate". A Calolziocorte il "buon senso" sembra essere diventato una risorsa più scarsa dei fondi a bilancio. L’ultima fotografia di un’amministrazione che pare aver smarrito la bussola delle priorità arriva in Corso Dante, proprio in prossimità della Casa delle Associazioni.
Da mesi, o meglio da anni, i cittadini segnalano l’inutilità del grande tabellone luminoso installato in piazza. Nato, in teoria, per fornire informazioni di pubblica utilità, questo pannello si è trasformato in un vero e proprio "flash" pubblicitario per attività private. Un’operazione che non solo ha sollevato critiche per l’inquinamento luminoso, ma che oggi assume i contorni della beffa.
Proprio in questi giorni, infatti, un secondo tabellone è spuntato davanti alla Casa delle Associazioni: una scelta che molti definiscono uno "schiaffo" al buon senso.
Il paradosso è servito: mentre il Comune trova le risorse per installare e alimentare schermi LED, dichiara di non avere i fondi per mettere in sicurezza l’immobile che ospita le realtà associative del territorio proprio a ridosso. I risultati di questa scelta sono cronaca recente: la struttura (l’ex Asl) è stata teatro di una vera e propria razzia. Locali messi a soqquadro, porte scardinate e furti ai danni di associazioni storiche, come i Marinai, che dedicano il proprio tempo alla comunità.
Il tutto in un edificio privo di un sistema di allarme o di videosorveglianza. La giustificazione dell’amministrazione è la solita: "mancanza di risorse". Eppure, per i tabelloni pubblicitari le risorse si trovano. È accettabile che un’amministrazione privilegi il marketing rispetto alla tutela di chi lavora gratuitamente per il bene comune?
La domanda che i calolziesi si pongono è semplice: quanto sarebbe costato un impianto di allarme volumetrico rispetto al costo di acquisto e posa di quei pannelli? Probabilmente molto meno.
A rendere il quadro grottesco si aggiunge il fatto che il secondo schermo è stato installato esattamente sull'incrocio dove è posizionato il famigerato T-Red. Qui la contraddizione è totale: da un lato l'amministrazione dichiara di voler colpire chi non rispetta il codice della strada in nome della "sicurezza", dall'altro posiziona una fonte di distrazione visiva intermittente proprio nel punto dove l'automobilista dovrebbe essere più concentrato. È accettabile punire i cittadini per le distrazioni e poi crearne di nuove con la pubblicità luminosa del Comune?
Tra un T-Red che "fa cassa" e un tabellone che abbaglia i passanti, la sicurezza dei cittadini e dei luoghi della socialità scivola in secondo piano. Calolziocorte non ha bisogno di schermi più luminosi, ma di una visione più chiara e di un pizzico di quel buon senso che, al momento, sembra rimasto spento.
Mentre il Comune investe in schermi LED che proiettano spot commerciali, la Casa delle Associazioni, finita nel mirino dei ladri, resta senza allarme. Un altro caso di "priorità rovesciate". A Calolziocorte il "buon senso" sembra essere diventato una risorsa più scarsa dei fondi a bilancio. L’ultima fotografia di un’amministrazione che pare aver smarrito la bussola delle priorità arriva in Corso Dante, proprio in prossimità della Casa delle Associazioni.
Da mesi, o meglio da anni, i cittadini segnalano l’inutilità del grande tabellone luminoso installato in piazza. Nato, in teoria, per fornire informazioni di pubblica utilità, questo pannello si è trasformato in un vero e proprio "flash" pubblicitario per attività private. Un’operazione che non solo ha sollevato critiche per l’inquinamento luminoso, ma che oggi assume i contorni della beffa.

Il paradosso è servito: mentre il Comune trova le risorse per installare e alimentare schermi LED, dichiara di non avere i fondi per mettere in sicurezza l’immobile che ospita le realtà associative del territorio proprio a ridosso. I risultati di questa scelta sono cronaca recente: la struttura (l’ex Asl) è stata teatro di una vera e propria razzia. Locali messi a soqquadro, porte scardinate e furti ai danni di associazioni storiche, come i Marinai, che dedicano il proprio tempo alla comunità.
Il tutto in un edificio privo di un sistema di allarme o di videosorveglianza. La giustificazione dell’amministrazione è la solita: "mancanza di risorse". Eppure, per i tabelloni pubblicitari le risorse si trovano. È accettabile che un’amministrazione privilegi il marketing rispetto alla tutela di chi lavora gratuitamente per il bene comune?
La domanda che i calolziesi si pongono è semplice: quanto sarebbe costato un impianto di allarme volumetrico rispetto al costo di acquisto e posa di quei pannelli? Probabilmente molto meno.
A rendere il quadro grottesco si aggiunge il fatto che il secondo schermo è stato installato esattamente sull'incrocio dove è posizionato il famigerato T-Red. Qui la contraddizione è totale: da un lato l'amministrazione dichiara di voler colpire chi non rispetta il codice della strada in nome della "sicurezza", dall'altro posiziona una fonte di distrazione visiva intermittente proprio nel punto dove l'automobilista dovrebbe essere più concentrato. È accettabile punire i cittadini per le distrazioni e poi crearne di nuove con la pubblicità luminosa del Comune?
Tra un T-Red che "fa cassa" e un tabellone che abbaglia i passanti, la sicurezza dei cittadini e dei luoghi della socialità scivola in secondo piano. Calolziocorte non ha bisogno di schermi più luminosi, ma di una visione più chiara e di un pizzico di quel buon senso che, al momento, sembra rimasto spento.
Sonia Mazzoleni, Calolziocorte BeneComune




















