Lecco: tentata estorsione con foto 'hard' ad un family banker. Parla l'imputato
E' proseguito nella mattinata odierna, presso il Tribunale di Lecco, il procedimento penale a carico di un uomo residente nel calolziese, imputato per tentata estorsione ai danni di un family banker per una vicenda risalente al periodo a cavallo tra il 2022 e il 2023.
Secondo l’impianto accusatorio, ancora tutto da dimostrare, l’imputato avrebbe ricattato il manager – in servizio presso un noto istituto di credito con sede anche nel capoluogo – pretendendo il pagamento di 14mila euro indicati come differenza tra il capitale inizialmente investito e l’ammontare residuo; insomma, la cifra che avrebbe di fatto ''perso''.
Una richiesta che sarebbe stata accompagnata da minacce, anche attraverso l’utilizzo di una foto intima e di una chat privata di cui l’uomo sarebbe entrato in possesso tramite la figlia.
Quest’ultima, assistente personale del family banker – costituitosi parte civile nel procedimento – nonché segretaria nell’ufficio condiviso con altri colleghi in città, avrebbe infatti intrattenuto con lo stesso una relazione extraconiugale.
Stando a quanto ricostruito, il 76enne si sarebbe presentato anche presso il luogo di lavoro del professionista, persino in sua assenza, mostrando materiale ritenuto compromettente: un’immagine dei genitali e stampe di conversazioni che avrebbe attribuito ai messaggi scambiati tra il manager e la figlia.
Nel corso dell’udienza odierna, dopo la ripresa dell'escussione della presunta vittima (alla quale sono state fatte ascoltare le registrazioni di telefonate e colloqui intercorsi, finiti nel frattempo nel fascicolo dell'indagine ndr) è stato sentito lo stesso imputato. Rispondendo alle domande del proprio difensore, l’uomo ha dichiarato di essere stato fortemente preoccupato per l’andamento dei propri risparmi.
''Vivo con 700 euro al mese, avevo paura di perdere tutto. Ho chiesto la restituzione del capitale rimanente, circa 50mila euro'', ha riferito in aula, sostenendo di aver scelto inizialmente un investimento a rischio moderato, per poi scoprire che lo stesso era stato classificato come ''intraprendente''. ''Gli ho detto che volevo i miei soldi indietro'' ha aggiunto.
La situazione, secondo il suo racconto, sarebbe degenerata dopo aver scoperto la relazione tra il family banker e la figlia. ''Mi sono sentito tradito in tutti i modi'', ha dichiarato, facendo riferimento ad un rapporto - quello con il consulente bancario - che pensava essere all'insegna della stima e dell'amicizia. L'imputato ha poi citato le confidenze ricevute dalla congiunta, che – a suo dire – avrebbe subito pressioni tali da spingerla a denunciare il superiore, temendone atteggiamenti ossessivi e gelosi. Un fascicolo poi archiviato dal Tribunale.
''Aveva paura'' ha aggiunto, ricordando di averla anche accompagnata dalle forze dell’ordine a seguito di alcuni episodi che l'avevano particolarmente turbata.
''Ammetto che ero arrabbiato, ma soprattutto volevo indietro i miei soldi. I tempi dovevano essere brevi, invece ci sono voluti 7-8 mesi per riaverli'' ha concluso l'imputato, ricordando di essere rientrato in possesso del denaro intorno all'estate.
Tra i testimoni ascoltati quest'oggi anche un Carabiniere che aveva eseguito una perquisizione presso l’abitazione del 76enne su delega della Procura di Lecco, alla ricerca del materiale utilizzato per la presunta estorsione. E poi l'operatore di un'altra filiale bancaria presso la quale l'imputato ha in essere alcuni investimenti, che ha riferito in merito alla (scarsa) propensione al rischio finanziario del cliente.
Si è invece avvalsa della facoltà di non rispondere la figlia dell’imputato, che per la stessa vicenda ha già patteggiato una condanna davanti al giudice per le udienze preliminari del medesimo Tribunale. Teste assistito alla presenza - in aula - di un legale, ha preferito non deporre.
Il processo riprenderà il prossimo 7 maggio per il completamento dell’istruttoria.
Secondo l’impianto accusatorio, ancora tutto da dimostrare, l’imputato avrebbe ricattato il manager – in servizio presso un noto istituto di credito con sede anche nel capoluogo – pretendendo il pagamento di 14mila euro indicati come differenza tra il capitale inizialmente investito e l’ammontare residuo; insomma, la cifra che avrebbe di fatto ''perso''.
Una richiesta che sarebbe stata accompagnata da minacce, anche attraverso l’utilizzo di una foto intima e di una chat privata di cui l’uomo sarebbe entrato in possesso tramite la figlia.
Quest’ultima, assistente personale del family banker – costituitosi parte civile nel procedimento – nonché segretaria nell’ufficio condiviso con altri colleghi in città, avrebbe infatti intrattenuto con lo stesso una relazione extraconiugale.
Stando a quanto ricostruito, il 76enne si sarebbe presentato anche presso il luogo di lavoro del professionista, persino in sua assenza, mostrando materiale ritenuto compromettente: un’immagine dei genitali e stampe di conversazioni che avrebbe attribuito ai messaggi scambiati tra il manager e la figlia.
Nel corso dell’udienza odierna, dopo la ripresa dell'escussione della presunta vittima (alla quale sono state fatte ascoltare le registrazioni di telefonate e colloqui intercorsi, finiti nel frattempo nel fascicolo dell'indagine ndr) è stato sentito lo stesso imputato. Rispondendo alle domande del proprio difensore, l’uomo ha dichiarato di essere stato fortemente preoccupato per l’andamento dei propri risparmi.
''Vivo con 700 euro al mese, avevo paura di perdere tutto. Ho chiesto la restituzione del capitale rimanente, circa 50mila euro'', ha riferito in aula, sostenendo di aver scelto inizialmente un investimento a rischio moderato, per poi scoprire che lo stesso era stato classificato come ''intraprendente''. ''Gli ho detto che volevo i miei soldi indietro'' ha aggiunto.
La situazione, secondo il suo racconto, sarebbe degenerata dopo aver scoperto la relazione tra il family banker e la figlia. ''Mi sono sentito tradito in tutti i modi'', ha dichiarato, facendo riferimento ad un rapporto - quello con il consulente bancario - che pensava essere all'insegna della stima e dell'amicizia. L'imputato ha poi citato le confidenze ricevute dalla congiunta, che – a suo dire – avrebbe subito pressioni tali da spingerla a denunciare il superiore, temendone atteggiamenti ossessivi e gelosi. Un fascicolo poi archiviato dal Tribunale.
''Aveva paura'' ha aggiunto, ricordando di averla anche accompagnata dalle forze dell’ordine a seguito di alcuni episodi che l'avevano particolarmente turbata.
''Ammetto che ero arrabbiato, ma soprattutto volevo indietro i miei soldi. I tempi dovevano essere brevi, invece ci sono voluti 7-8 mesi per riaverli'' ha concluso l'imputato, ricordando di essere rientrato in possesso del denaro intorno all'estate.
Tra i testimoni ascoltati quest'oggi anche un Carabiniere che aveva eseguito una perquisizione presso l’abitazione del 76enne su delega della Procura di Lecco, alla ricerca del materiale utilizzato per la presunta estorsione. E poi l'operatore di un'altra filiale bancaria presso la quale l'imputato ha in essere alcuni investimenti, che ha riferito in merito alla (scarsa) propensione al rischio finanziario del cliente.
Si è invece avvalsa della facoltà di non rispondere la figlia dell’imputato, che per la stessa vicenda ha già patteggiato una condanna davanti al giudice per le udienze preliminari del medesimo Tribunale. Teste assistito alla presenza - in aula - di un legale, ha preferito non deporre.
Il processo riprenderà il prossimo 7 maggio per il completamento dell’istruttoria.
G.C.




















