Baby Gang posto in regime di 'sorveglianza particolare' nel carcere di Busto

Una influenza negativa verso gli altri carcerati, atteggiamenti arroganti e minacciosi nei confronti delle guardie penitenziarie, nessuna inclinazione alla disciplina e azioni che lo hanno reso protagonista di episodi gravi che hanno pregiudicato l'ordine a la sicurezza della prigione di Busto Arsizio dove si trova detenuto.
Per queste ragioni il trapper calolziese Baby Gang, all'anagrafe Zaccaria Mouhib, su cui pende, per ultima, una inchiesta della procura di Lecco per detenzione di armi e maltrattamenti, è stato sottoposto a un regime di sorveglianza particolare.
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A disporlo è stato il DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) che ha stilato per lui una serie di divieti, per sei mesi, impedendogli così la frequentazione degli spazi comuni e la partecipazione ad attività, collocandolo infine in una stanza singola senza armadi, televisore, fornellino e soprammobili, ma solo con letto, radio, tavolo e sgabello.
Un provvedimento che fa seguito all'atteggiamento assunto dal detenuto e per il quale il suo difensore, l'avvocato Niccolò Vecchioni, ha presentato reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Milano. Secondo il legale non ci sarebbero elementi, provati e certi, per porre Baby Gang in tale regime duro e non ci sarebbero prove oggettive dalla sua ascendenza negativa sugli altri detenuti.
Le foto a cui fa riferimento il DAP nel decreto, secondo l'avvocato sarebbero riferite a periodi precedenti all'attuale detenzione.
A motivare tale provvedimento, invece, sarebbero stati la "spiccata personalità delinquenziale", "l'elevato indice di pericolosità sociale" e "atteggiamenti oppositivi", finalizzati ad aumentare la tensione tra le celle.
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