Lecco: 'la bellezza ritrovata' del Teatro della Società in un libro

Ieri sera, tra palco e platea, Lecco ha celebrato una storia lunga quasi due secoli e, insieme, una rinascita attesa: è stato presentato il volume ‘Il Teatro della Società di Lecco. La bellezza ritrovata 1844–2025’, un lavoro corale che intreccia memoria cittadina, ricerca storica e sfida tecnica. Non solo un volume su un edificio, ma su ciò che quell’edificio ha significato, e torna a significare, per una comunità che nel teatro si riconosce.
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Ad aprire l’incontro è stato il sindaco Mauro Gattinoni, che ha dato subito il tono della serata, indicando nel restauro non un semplice “ritorno al passato”, ma una scoperta progressiva. “Sembrava che questo posto dormisse. Questa scatola magica ha svelato dei segreti man mano che veniva interrogata”. E, a proposito del ruolo del Teatro nella vita cittadina, ha insistito su un punto che è tornato più volte negli interventi successivi: “La funzione di questo teatro non è solo di intrattenere, ma anche di conferire un senso di appartenenza”.
A moderare l’incontro con i relatori è stato poi il giornalista Gianfranco Colombo, che ha riassunto il senso del testo come un mosaico di contributi. “Parleremo del libro che si compone di numerosi saggi, una parte storica e una parte tecnica”, capace di raccontare tanto l’identità culturale quanto le complessità del fare un restauro come questo oggi.
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Dopo quella del sindaco, è arrivata la voce, personale e partecipe, dell’assessore alla Cura della città e Lavori pubblici Maria Sacchi, che ha seguito tutti i lavori e ha raccontato le motivazioni del volume come un gesto di restituzione verso i lecchesi. “Si tratta di un’opera, quella del Teatro, nella quale ho messo il cuore per lasciare ai lecchesi questo magico edificio”. Nel suo intervento si è percepita l’intensità del lavoro dietro le quinte, fatto anche di scelte complesse e interventi indispensabili per la sicurezza: dal ricordo della cura nella conservazione, fino alle operazioni necessarie per riportare il teatro a essere un luogo pienamente fruibile. In particolare, Sacchi ha raccontato quanto “impegnativo e delicato è stato l’intervento di bonifica dall’amianto preservando il dipinto di Orlando Bova presente sul soffitto della sala dove siamo questa sera”.
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Proseguendo negli interventi, la parte più storica e artistica è stata affidata alla professoressa Giovanna Virgilio, che ha sottolineato come “i restauri fatti permettono di scrivere una nuova storia del teatro”. Virgilio ha poi riportato l’attenzione alle radici del progetto e alla sua dimensione civica: la ‘Società’ è non è solo un nome, ma memoria di chi gli diede vita e lo sostenne. Nel suo racconto, archivi e documenti diventano protagonisti: “Archivio del comune di Lecco e SIMUL si sono rivelate delle miniere di informazioni”, ha spiegato, ricordando anche le ricerche svolte fuori provincia, tra Milano e Como, per ricostruire passaggi e trasformazioni.
Tra gli interventi più ricchi di memoria viva, quello di Gianfranco Scotti, già segretario del Teatro, che ha attraversato gli anni recenti e le stagioni culturali che hanno segnato Lecco, ricordando anche i momenti più critici, quando l’edificio rischiò davvero di scomparire. Il suo racconto, fatto di episodi, nomi, svolte e battaglie, ha restituito la dimensione del teatro come luogo attraversato dalla storia: “non solo spettacoli, ma cambiamenti sociali e politici, scelte urbanistiche, resistenze e mobilitazioni”.
La serata ha poi dato spazio alla parte più tecnica e architettonica del lavoro recente, con Francesco Parolari e Giancarlo Cerveglieri, che hanno illustrato l’attenzione alla sicurezza sismica, agli impianti e alla vivibilità complessiva del teatro. Anche i dettagli diventano segni di continuità: le lampade, ad esempio, “rimaste quelle esistenti, sono state ricablate e mantenute”, in un equilibrio tra conservazione e aggiornamento.
Sulla concretezza del restauro, si è soffermato Flavio Costantini, parlando di “duplice sfida” e del grande investimento di tempo e competenze: “Con più di 11.500 ore di restauro” ha ricordato, sottolineando anche la scelta significativa, di lasciare una traccia della storia bellica nel teatro: “la scritta ‘rifugi’, ad esempio, presente all’esterno dei primi palchetti è stata conservata a memoria storica”.
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A chiudere idealmente il cerchio tra passato e presente è stato il presidente di Fondazione Teàrte Lecco, Eufrasio Anghileri, che nei saluti finali ha riportato l’attenzione sulla risposta della città. “Il restauro è stato davvero impegnativo, un lavoro importante”, ha detto, ringraziando relatori e addetti ai lavori, e notando come “la cittadinanza ha risposto con grande entusiasmo, specialmente per gli spettacoli proposti”.
Il volume, in definitiva, non si limita a documentare, bensì celebra una rinascita. Quella di un teatro che, dopo un lungo percorso di lavori e di attesa, torna a proporsi come luogo identitario e condiviso. E la presentazione di ieri sera, ospitata proprio tra le sue pareti, ha avuto il sapore di un passaggio di testimone: dalla ricostruzione della storia alla promessa di una nuova stagione, in cui Lecco può di nuovo guardare al suo teatro non come a un monumento fermo, ma come a uno spazio vivo, abitato, riconquistato.
M.E.
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