Lecco: 'Meno soli, più sicuri' per davvero. Riscontri positivi per il progetto di Auser
Presentati quest’oggi i primi risultati del progetto di teleassistenza presidiata "Meno soli, più sicuri", lanciato l’estate scorsa da Auser Lecco con il sostegno della Fondazione comunitaria del Lecchese, dalla Chiesa Valdese e dalla società energetica “Acinque”.
Presenti all'incontro “di restituzione” Claudio Dossi, presidente di Auser Leucum, Stefania Bolis, direttore SC innovazione ATS Brianza, Gianluca Peschi, direttore socio sanitario ASST Lecco e Emanuele Manzoni, presidente del Consiglio di Rappresentanza dei sindaci.

"Questa teleassistenza è un'esperienza per noi molto positiva, che tiene conto dell'invecchiamento della popolazione. Pensiamo che questa sia una sfida sia per noi sia per le istituzioni, che potranno, se vorranno, offrire e mettere in campo questi strumenti" così Dossi ha introdotto i primi feedback relativi ad un progetto innovativo che va oltre la telefonia sociale e che vuole essere un forte elemento di lotta contro la solitudine. "Il nostro progetto si occupa di monitorare la situazione per prevenire eventuali difficoltà degli anziani e delle persone con disabilità".
Quest'iniziativa prevede l'uso di un orologio digitale che controlla da remoto cosa accade a chi lo indossa, tendenzialmente un anziano. In questo modo è possibile sapere subito se la persona cade, se si è dimenticata di assumere un farmaco o di indossare il dispositivo o altre informazioni simili, mettendo immediatamente in contatto l'operatore con chi ha bisogno. Il volontario che riceverà l'avviso può accedere a una piattaforma riportante non solo i valori rilevati dal dispositivo, ma anche la scheda medica dell'anziano, fornita dai familiari, in modo tale da poter conoscere patologie e necessità mediche della persona.
Venti i primi “apripista”. Con un sondaggio, gli operatori sono stati in grado di stabilire il loro livello di gradimento: ne è scaturito che non risulta essere un oggetto scomodo e che molti lo ritengono un modo per sentirsi più sicuri quando sono in casa da soli. Anche i caregiver, ossia i cari che si occupano di loro, si dimostrano soddisfatti del servizio e sollevati per la consapevolezza che il proprio parente non sia completamente da solo e sprovvisto di aiuto in caso di necessità. Le prospettive future di Auser riguardano il bilanciamento della vita non solo dell'anziano ma anche del caregiver. "Le tecnologie sono uno strumento di supporto, non esaustive, ma comunque importanti per portare aiuto ai più bisognosi".

Il presidente del Consiglio di Rappresentanza dei sindaci ha invece esordito sottolineando l'importanza di unire le tecnologie di cui disponiamo con le necessità di cui abbiamo bisogno: "Questa esperienza è molto interessante, per tante ragioni, innanzitutto per i dati che abbiamo davanti, che ci portano ad agire per il bene di questi anziani. Questo strumento permetterà di liberare tempo ai caregiver e di fare azioni di prevenzione per chi lo indossa". Manzoni si è poi concentrato sulla necessità di collaborare per uno scopo comune, tra istituzioni e associazioni varie: "C'è bisogno di una rete intorno a queste persone e il nostro scopo è proprio quello di riuscire a creare questo tessuto di aiuti intorno alle persone anziane o con disabilità, per permettergli di poter una vita di buona qualità anche in età avanzata".
La dott.ssa Bolis ha posto l’accento invece sull'importante ruolo dei caregiver, che spesso viene tralasciato un po' per concentrarsi sugli anziani: "Il progetto è sicuramente un esempio di aiuto sia per gli anziani che per i caregiver. L'impegno di ATS sicuramente ci sarà, per fare rete intorno a queste persone". Infine il direttore socio-sanitario di ASST ha evidenziato come l'utilizzo di questi strumenti non contribuisca all'assistenza fisica di una persona già non autosufficiente, ma alla presenza di un aiuto tempestivo che aiuti ad evitare certe situazioni, come le cadute, che portano poi a delle disabilità: "Tutte le iniziative che vanno nella direzione di prendere in carico questa porzione di popolazione sono iniziative di cui avremo sempre più bisogno. La vera sfida sarà lavorare per rimandare il più possibile la comparsa delle disabilità tipiche dell'età avanzata, ossia la perdita delle autonomie. Questi sistemi si collocano a monte della non autosufficienza e concorrono a posticipare questo momento".
Presenti all'incontro “di restituzione” Claudio Dossi, presidente di Auser Leucum, Stefania Bolis, direttore SC innovazione ATS Brianza, Gianluca Peschi, direttore socio sanitario ASST Lecco e Emanuele Manzoni, presidente del Consiglio di Rappresentanza dei sindaci.

"Questa teleassistenza è un'esperienza per noi molto positiva, che tiene conto dell'invecchiamento della popolazione. Pensiamo che questa sia una sfida sia per noi sia per le istituzioni, che potranno, se vorranno, offrire e mettere in campo questi strumenti" così Dossi ha introdotto i primi feedback relativi ad un progetto innovativo che va oltre la telefonia sociale e che vuole essere un forte elemento di lotta contro la solitudine. "Il nostro progetto si occupa di monitorare la situazione per prevenire eventuali difficoltà degli anziani e delle persone con disabilità".
Quest'iniziativa prevede l'uso di un orologio digitale che controlla da remoto cosa accade a chi lo indossa, tendenzialmente un anziano. In questo modo è possibile sapere subito se la persona cade, se si è dimenticata di assumere un farmaco o di indossare il dispositivo o altre informazioni simili, mettendo immediatamente in contatto l'operatore con chi ha bisogno. Il volontario che riceverà l'avviso può accedere a una piattaforma riportante non solo i valori rilevati dal dispositivo, ma anche la scheda medica dell'anziano, fornita dai familiari, in modo tale da poter conoscere patologie e necessità mediche della persona.
Venti i primi “apripista”. Con un sondaggio, gli operatori sono stati in grado di stabilire il loro livello di gradimento: ne è scaturito che non risulta essere un oggetto scomodo e che molti lo ritengono un modo per sentirsi più sicuri quando sono in casa da soli. Anche i caregiver, ossia i cari che si occupano di loro, si dimostrano soddisfatti del servizio e sollevati per la consapevolezza che il proprio parente non sia completamente da solo e sprovvisto di aiuto in caso di necessità. Le prospettive future di Auser riguardano il bilanciamento della vita non solo dell'anziano ma anche del caregiver. "Le tecnologie sono uno strumento di supporto, non esaustive, ma comunque importanti per portare aiuto ai più bisognosi".

Il presidente del Consiglio di Rappresentanza dei sindaci ha invece esordito sottolineando l'importanza di unire le tecnologie di cui disponiamo con le necessità di cui abbiamo bisogno: "Questa esperienza è molto interessante, per tante ragioni, innanzitutto per i dati che abbiamo davanti, che ci portano ad agire per il bene di questi anziani. Questo strumento permetterà di liberare tempo ai caregiver e di fare azioni di prevenzione per chi lo indossa". Manzoni si è poi concentrato sulla necessità di collaborare per uno scopo comune, tra istituzioni e associazioni varie: "C'è bisogno di una rete intorno a queste persone e il nostro scopo è proprio quello di riuscire a creare questo tessuto di aiuti intorno alle persone anziane o con disabilità, per permettergli di poter una vita di buona qualità anche in età avanzata".
La dott.ssa Bolis ha posto l’accento invece sull'importante ruolo dei caregiver, che spesso viene tralasciato un po' per concentrarsi sugli anziani: "Il progetto è sicuramente un esempio di aiuto sia per gli anziani che per i caregiver. L'impegno di ATS sicuramente ci sarà, per fare rete intorno a queste persone". Infine il direttore socio-sanitario di ASST ha evidenziato come l'utilizzo di questi strumenti non contribuisca all'assistenza fisica di una persona già non autosufficiente, ma alla presenza di un aiuto tempestivo che aiuti ad evitare certe situazioni, come le cadute, che portano poi a delle disabilità: "Tutte le iniziative che vanno nella direzione di prendere in carico questa porzione di popolazione sono iniziative di cui avremo sempre più bisogno. La vera sfida sarà lavorare per rimandare il più possibile la comparsa delle disabilità tipiche dell'età avanzata, ossia la perdita delle autonomie. Questi sistemi si collocano a monte della non autosufficienza e concorrono a posticipare questo momento".
G.I.




















