Lecco, imprenditore circuito: assolta la compagna, condannato un collaboratore

Era un uomo dotato di "acume imprenditoriale impressionante". Uno di quei lecchesi che, con il diploma tecnico in tasca, non solo si sono creati da soli ma hanno generato il loro (non così) piccolo impero, prefigurando, al momento del passaggio generazionale, con le redini destinate alla sua unica figlia, di poter godere, con il ritiro, delle rendite di una vita di lavoro.
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Così non è stato, con l'insorgenza di una grave problematica di salute, diventata palese, negli anni, a tutti coloro che gli ruotavano intorno, come il suo notaio di fiducia arrivato di fatto a negargli un atto trovandosi di fronte "un uomo diverso da quello che aveva conosciuto" e come l'allora prevosto di Lecco don Davide Milani, dinnanzi al quale si era presentato, senza poi proferire parola, lasciando argomentare altri, per chiedere di contrarre matrimonio.
Ed è proprio analizzando la linea del tempo e dunque la successione dei fatti oggetto del procedimento alternati alle deposizione dei diversi testimoni introdotti nell'arco di un processo che si è trascinato per dodici mesi, soffermandosi sulla loro presa di coscienza circa il decadimento cognitivo dell'anziano, che l'avvocato Stefano Pelizzari, legale dell'unica erede, ieri, in Aula, si è associato alle richieste della Procura, chiedendo la condanna di uno stretto collaboratore dell'imprenditore, reo - a giudizio tanto della pubblica accusa, tanto della parte civile - di essersi approfittato delle condizioni del lecchese, per trarne beneficio, sia direttamente, incassando bonifici per 55.000 euro, sia "indirettamente", con la cancellazione di una ipoteca posta a garanzia di un debito contratto con l'uomo, ottenuta nel 2023, ben quattro anni dopo l'insorgenza dell'atrofia celebrale, dinnanzi ad un notaio a cui mai prima di quel momento l'imprenditore si era rivolto. Circonvenzione di incapace il reato contestato a S.M., con la stessa accusa mossa anche nei confronti di A.C, compagna dell'anziano (deceduto prima dell'apertura del procedimento). Nella tesi della Procura, quest'ultima - nei confronti della quale è già stata promossa un'azione civile chiusa con una transazione - avrebbe circuito l'uomo ottenendo denaro e la cessione della nuda proprietà di una abitazione e un box a Como nonché il diritto di abitazione vitalizio in riferimento ad immobili situati a Lecco. Tre anni la richiesta di condanna avanzata dal viceprocuratore onorario Pietro Bassi, all'esito dell'istruttoria. E' bastata una veloce arringa all'avvocato Massimiliano Iantorno del Foro di Como, per smontare il castello accusatorio con la donna che è stata così assolta perché il fatto non sussiste in relazione a determinate contestazioni e perché il fatto non costituisce reato per quanto attiene un altro periodo.
Due anni e due mesi, la pena irrogata dal giudice Paolo Salvatore, invece, al geometra S.M., assicurando alla parte civile (costituita solo nei confronti del professionista) un risarcimento di oltre 65.000 euro.
A.M.
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