Riaperta Villa Manzoni. «È un punto di partenza»

“Riapre la villa, riprende il racconto”, lo slogan: riecco, dopo due anni di lavori,  Villa Manzoni. In pompa magna, naturalmente. Del resto, con la restituzione alla città del Teatro della Società lo scorso novembre, la riapertura del museo manzoniano al Caleotto rappresentava uno dei momenti più importanti di questa amministrazione comunale nel settore della cultura.
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Ieri sera, il taglio del nastro e adesso vi sarà una mese di iniziative, di visite guidate, di ingresso libero per i residenti in città con una serie di appuntamenti fino al 2 maggio.
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Come già era stato annunciato, la villa riapre per il solo piano terreno, con il museo manzoniano vero e proprio che mantiene il riallestimento del 2019, mentre la grande novità è il salone delle scuderie nel quale sono state riaperte le finestre originarie dando così un nuovo aspetto all’ambiente. Il primo piano, il cosiddetto piano nobile, dovrà invece ospitare quel museo della lingua e dei linguaggi ancora in fase di studio.
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All’esterno, la villa è stata ridipinta di rosa – che, secondo le stratigrafie, era appunto il colore originario – anche se solo per la parte che si affaccia all’esterno. La porzione verso il parco sarà ridipinta successivamente, come nelle prossime settimane saranno riposizionati gli scuri ancora in fase di restauro.
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A proposito di parco, è stata effettuata anche una manutenzione straordinaria con la sistemazione dell’alberatura esistente. Complessivamente sono stati spesi – tra fondi derivanti dall’ormai celebre Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) e altri del bilancio comunale – 4 milioni e 350mila euro ai quali dovranno essere aggiunti un milione e 800mila euro per gli interventi successivi: di questi, 900mila sono destinati al museo dei linguaggi. 
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Nel corso dell’inaugurazione è stato ribadito come molti dei lavori eseguiti non si vedano, trattandosi di importanti interventi di consolidamento dello stabile e del rifacimento completo dell’impiantistica.
La cerimonia è stata aperta dal sindaco Mauro Gattinoni che ha sottolineato come, nel mettere mano alla villa, non si sia pensato solo ai muri, ma anche ai contenuti perché il museo possa avere «valenza nazionale, diventare un polo attrattivo in Italia» proprio sotto l’aspetto della lingua e della cultura italiana che “I Promessi sposi” hanno ridefinito con quel romanzo che è diventato il romanzo nazionale. Villa Manzoni dunque «perno per le visite ai luoghi manzoniani nel territorio, ampliando le potenzialità turistiche e didattiche, secondo un concetto contemporaneo di polo museale: i musei non sono fatti per vedere le ceneri ma sono utili se ci consentono di prefigurare il futuro. E se il piano terreno mantiene le sue caratteristiche, il piano superiore è ancora tutto da scrivere e lo vogliamo scrivere con tutti. Sarà il museo dei linguaggi, perché sarà anche un modo per educare i ragazzi a saper gestire ogni tipo di linguaggio. E bello sarà se stimolerà la curiosità dell’intera comunità, una curiosità che diventi coscienza critica. E’ per questo che un’amministrazione comunale investe: per un mondo che sia inclusivo, responsabile, attuale».

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L’assessore ai lavori pubblici Maria Sacchi, oltre a ringraziare tutti coloro che si sono adoperati nella riuscita del progetto, ha ricordato come al liceo fosse orgogliosa di leggere quel romanzo che aveva fatto “grande” Lecco e lo stesso orgoglio c’è ora, nel presentare i lavori. Lavori appunto invisibili, ma lavori importanti di consolidamento per mettere in sicurezza il complesso. Oltre, naturalmente, alle rinnovate scuderie strutturate per poter avere funzionalità diverse.
E’ poi intervenuto il progettista Gianluca Gelmini che ha ricordato come tutti gli interventi siano stati concordati con la Soprintendenza, di un dialogo costante per quella che è una “fabbrica” stratificata e cioè una villa che ha subito diverse trasformazioni e il riuso è anche un progetto di trasformazione, comunque molto attento e meticoloso per non snaturare l’edificio storico.
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Il direttore dei lavori Paolo Crippa si è invece soffermato sul cantiere in sé, parlando di un laboratorio che ha messo assieme persone di culture e professionalità differenti, ma «tutti hanno remato assieme per rispettare tempi e costi. E’ stato un lavoro di squadra.» E dunque un grazie alle maestranze e all’impresa.
Da parte sua, Marzio Della Giovanna dell’impresa Fratus, si è soffermato sugli aspetti tecnici dei restauri effettuati, sottolineando come questo sia stato l’intervento più significativo al quale abbiano messo mano.
Dopo i muri, i contenuti e parola, quindi, all’assessore alla cultura Simona Piazza: «Questa villa è un simbolo della nostra cultura e quello di oggi non è un punto di arrivo, bensì di partenza. Nei prossimi mesi costruiremo infatti il museo che verrà. Un comitato scientifico ha redatto le linee guida che si tradurranno in un progetto entro il 2027 perché questo non sia solo un museo manzoniano ma ancora più completo, rinsaldando i legami tra la città di Lecco, il romanzo e questa villa», ragionando sul territorio di oggi e di ieri, scoprendo anche com’era nell’Ottocento.
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La caposettore cultura del Comune, Giuseppina Di Gangi, si è rifatta allo slogan della giornata, parlando di una ripresa del dialogo con il pubblico e si è soffermata su una delle innovazione: l’introduzione della biglietteria on line, attraverso il circuito “Vivaticket”: «Le prenotazioni on line non solo ci consentono di gestire i flussi, ma anche di garantire l’alta qualità della visita, di conoscere meglio i visitatori, di aiutarci ad affrontare pubblici diversi.»
E se, prima della chiusura, il museo contava su 55mila visitatori annui, la biglietteria on line da pochi giorni ha già permesso di ricevere un migliaio di prenotazioni.
Ai discorsi sono seguiti il taglio tradizionale taglio del nastro e la visita guidata alle sale con il direttore dei musei Mauro Rossetto.
D.C.
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