On the road: 35 over 16 entuasiasti di una settimana da protagonisti della sicurezza

Una sirena accesa e un’auto che non si sposta. Un turno trascorso in solitudine. La paura dell’ambulanza che, all’improvviso, lascia spazio alla voglia di “buttarsi” e di scegliere un futuro nel sanitario. Sono immagini e sensazioni concrete, non slogan, quelle che i giovani partecipanti al progetto Ragazzi On The Road hanno portato nel momento di restituzione conclusivo dell’esperienza svolta dal 23 al 29 marzo.
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Al centro dell’incontro, i feedback dei 35 ragazzi e ragazze over 16 che per una settimana hanno vissuto un’immersione diretta nel sistema della sicurezza, del soccorso e della gestione delle emergenze, affiancando operatori e servizi. Un percorso che l’Associazione Ragazzi On The Road APS porta avanti da 19 anni e che negli anni ha coinvolto oltre 1.500 giovani, diventando un modello educativo diffuso anche a livello nazionale.
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Alessandro Invernici
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“È volata”, ha sintetizzato Alessandro Invernici, giornalista, vicepresidente e fondatore del progetto, sottolineando il valore del confronto finale. “Le istituzioni sono qui a testimoniare quanto siete importanti e quanto lo sono le vostre restituzioni” ha aggiunto, attorniato dai rappresentanti degli enti coinvolti, dai comuni con amministratori e comandante delle Polizie Locali all'AREU 118 passando per i vertici di Questura, Arma dei Carabinieri e Finanza oltre che della Provincia e della Prefettura. 
Parole che introducono il cuore dell’iniziativa: mettere i giovani nella condizione di capire dall’interno le criticità e la complessità di chi lavora in strada. Tra gli esempi citati, proprio il tema, troppo spesso sottovalutato, dei comportamenti degli automobilisti quando passa un mezzo in emergenza.
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Nei feedback dei partecipanti emerge un filo comune: la scoperta di come funzionano davvero i servizi e di quanto contino le persone, sia come cittadini che come istituzioni. “La cura mi ha convinto a scegliere l’ambito sanitario per il mio futuro”, racconta uno dei ragazzi. Un altro descrive l’impatto di “vedere accanto a me operatori capaci di ridere e scherzare, ma al contempo tornare immediatamente seri e concentrati nel momento del bisogno”, andando oltre i luoghi comuni che rendono spesso queste figure distanti.
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C’è chi parla di una trasformazione personale, innescata da un’esperienza anche breve: “Anche solo quattro ore del proprio tempo possono davvero aiutare le persone”. E chi, dopo la settimana, dice di aver preso una decisione: “Ho deciso di fare anche io il volontario”. Altri hanno valorizzato la varietà dei servizi: “Mi è piaciuto cambiare per vivere le varie esperienze”.
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Non mancano, però, anche le osservazioni "negative": “Unica criticità che ho trovato è stata lo stare completamente solo durante un turno”, evidenzia un partecipante, riconoscendo al tempo stesso la “difficoltà organizzativa di garantire sempre un affiancamento”. È proprio in questi dettagli, nella fatica, nell’emotività, nella responsabilità reale, che i ragazzi hanno misurato la distanza tra l’idea astratta delle istituzioni e la quotidianità di chi opera. Una distanza che, in molti casi, si è ridotta drasticamente. “Molto spesso i ragazzi della mia età parlano in termini negativi di queste autorità… ma questa esperienza mi ha permesso di capire che sono tutti luoghi comuni superficiali”, dice un altro. E torna, più volte, l’importanza delle regole: “Essenziali per restare in sicurezza”, “importanti ma sempre accompagnate dal senso civico”.
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Tra i racconti più intensi, anche quello di chi ha vissuto un intervento grave in ambulanza: “Una ragazza ha perso il suo nonno. Dopo aver empatizzato con lei, ho scritto subito ai miei genitori che volevo loro bene”. E chi, partendo da un timore personale, è arrivato a superarlo: “Avevo paura dell’ambulanza ma questo progetto mi ha permesso di affrontare e sconfiggere questo mio timore”. C’è infine chi ha trovato un interesse specifico in un settore particolare: in questura, ad esempio, la polizia scientifica come uno degli aspetti più affascinanti.
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Simona Piazza
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Nella parte dedicata ai commenti istituzionali, la vicesindaco di Lecco Simona Piazza ha sottolineato il valore relazionale dell’esperienza: “Le parole chiave che mi porto oggi a casa sono reciprocità e futuro. Grazie ai vostri commenti, campiamo davvero come vengono percepite queste figure e il loro lavoro, permettendoci anche di migliorare”.
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Egidio Provenzi
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Il presidente di On The Road Egidio Provenzi ha richiamato il senso educativo della proposta: “I ragazzi non si sono limitati ad ascoltare o osservare, ma hanno vissuto in prima persona la realtà. È proprio questa esperienza diretta che genera consapevolezza”. Un ringraziamento è stato rivolto alla Prefettura, alle forze dell’ordine, ai servizi di soccorso e ai Comuni del lecchese coinvolti.
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Paolo Ponta
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A chiudere, l’intervento del prefetto di Lecco Paolo Ponta, che ha parlato di un entusiasmo contagioso e di un percorso destinato a proseguire: “In occasione del Festival del Nameless - ha annunciato - i ragazzi avranno la possibilità di vedere come queste forze coordinano insieme e potranno partecipare come volontari”.
Ma, più di ogni annuncio, a restare sono le parole dei protagonisti. Quelle che raccontano una settimana capace di cambiare sguardo e prospettiva: sulle istituzioni, sulle regole, sul volontariato, sulla fragilità e, soprattutto, su sé stessi.
M.E.
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