“Luci nelle tenebre”: storie dalla Cisgiordania, Nigeria e Hong Kong. Gli studenti dei Liceo Leopardi incontrano il giornalista Leone Grotti
Si è svolto ieri, giovedì 26 marzo, alla Camera di Commercio di Lecco, l’incontro dal titolo “Luci nelle tenebre”, che ha visto protagonisti 200 studenti dei Liceo Leopardi e il giornalista Leone Grotti, inviato del mensile “Tempi” e profondo conoscitore di scenari internazionali, con particolare attenzione ai Paesi asiatici e alle cosiddette “guerre dimenticate”.
L’incontro, nato con l’obiettivo di aiutare i giovani ad “alzare lo sguardo” su quanto accade nel mondo, ha affrontato alcune delle aree più drammatiche dell’attualità – dalla Cisgiordania alla Nigeria, fino alla Cina e a Hong Kong – offrendo agli studenti uno sguardo diretto, concreto e umano sui conflitti e sulle tensioni globali. Ad aprire l’incontro sono stati gli studenti, che hanno sottolineato come spesso le notizie di violenza e sofferenza rischino di generare indifferenza o cinismo.
Da qui la domanda centrale rivolta al giornalista: perché vale la pena conoscere queste realtà? Grotti ha risposto: «Non c’è niente di interessante nel vedere luoghi distrutti. È interessante invece vedere cosa permette agli uomini di restare uomini, anche nelle condizioni più disperate». Un’affermazione che ha orientato tutto l’incontro, trasformandolo in una ricerca delle “luci” presenti anche nei contesti più oscuri.
La Cisgiordania: tra conflitto e tentativi di convivenza Partendo dalla sua recente esperienza in Cisgiordania, Grotti ha descritto una realtà complessa segnata da violenza, limitazioni alla libertà di movimento e una grave crisi economica. Ha ricordato come il territorio, occupato da Israele dal 1967 e ridefinito dagli Accordi di Oslo, sia oggi abitato da tre milioni di palestinesi e 700.000 coloni israeliani. Accanto ai dati e alle difficoltà, però, il giornalista ha raccontato anche di esperienze come scuole in cui studenti musulmani e cristiani convivono, educatori impegnati a costruire ponti di conoscenza, religiosi che continuano a testimoniare la possibilità della pace. «La mancanza di conoscenza – ha sottolineato – rende più facile la guerra».
Nigeria: la tragedia delle guerre dimenticate
Uno dei momenti più intensi è stato dedicato alla Nigeria, Paese ricco di risorse ma segnato da violenze diffuse, tensioni etniche e persecuzioni religiose. Grotti ha descritto una situazione di grave instabilità, in cui attacchi e distruzioni si ripetono quotidianamente, spesso nel silenzio dei media internazionali. Particolarmente toccante il racconto di un giovane seminarista rapito e ucciso dopo aver tentato di testimoniare la propria fede fino alla fine. Una storia che, ha spiegato Grotti, continua a generare speranza: «Queste testimonianze fanno nascere qualcosa. Non è il male ad avere l’ultima parola: nel seminario di questo giovane martire ora le vocazioni sono esplose».
Cina e Hong Kong: il valore della libertà
L’incontro ha poi affrontato il tema della libertà in Cina e a Hong Kong, attraverso le storie di figure come Jimmy Lai e Lee Cheuk-yan, entrambi oggi in carcere per il loro impegno a favore dei diritti civili. Grotti ha raccontato la vicenda di Jimmy Lai, imprenditore e attivista che ha scelto di non fuggire nonostante la certezza dell’arresto: «Tutto quello che ho lo devo a Hong Kong. Combatterò per la libertà e non rinuncerò alla dignità di essere umano», avrebbe dichiarato, spiegando la sua decisione di restare. Oggi, come racconta la moglie, "sta vivendo la prigione in totale libertà”.
Queste testimonianze hanno sollevato tra gli studenti una domanda cruciale: è comprensibile sacrificare la propria libertà per un ideale? La risposta del giornalista non è stata teorica, ma concreta: sono persone così a dimostrare che la dignità umana può resistere anche nei contesti più oppressivi.

“Luci nelle tenebre”: uno sguardo che cambia
L’incontro si è concluso con una riflessione condivisa: conoscere il mondo, anche nelle sue ferite più profonde, non significa cedere alla disperazione, ma scoprire segni di bene e di speranza. “Tra le macerie - ha raccontato Grotti - ciò che stupisce non è la distruzione, ma le persone che restano e scelgono di costruire e noi possiamo agire allo stesso modo di queste persone che vivono così». L’iniziativa ha rappresentato per gli studenti un’occasione preziosa per confrontarsi con la complessità del presente e per riscoprire il valore della conoscenza come primo passo per costruire la pace.
L’incontro, nato con l’obiettivo di aiutare i giovani ad “alzare lo sguardo” su quanto accade nel mondo, ha affrontato alcune delle aree più drammatiche dell’attualità – dalla Cisgiordania alla Nigeria, fino alla Cina e a Hong Kong – offrendo agli studenti uno sguardo diretto, concreto e umano sui conflitti e sulle tensioni globali. Ad aprire l’incontro sono stati gli studenti, che hanno sottolineato come spesso le notizie di violenza e sofferenza rischino di generare indifferenza o cinismo.
Da qui la domanda centrale rivolta al giornalista: perché vale la pena conoscere queste realtà? Grotti ha risposto: «Non c’è niente di interessante nel vedere luoghi distrutti. È interessante invece vedere cosa permette agli uomini di restare uomini, anche nelle condizioni più disperate». Un’affermazione che ha orientato tutto l’incontro, trasformandolo in una ricerca delle “luci” presenti anche nei contesti più oscuri.
La Cisgiordania: tra conflitto e tentativi di convivenza Nigeria: la tragedia delle guerre dimenticate
Uno dei momenti più intensi è stato dedicato alla Nigeria, Paese ricco di risorse ma segnato da violenze diffuse, tensioni etniche e persecuzioni religiose. Grotti ha descritto una situazione di grave instabilità, in cui attacchi e distruzioni si ripetono quotidianamente, spesso nel silenzio dei media internazionali. Particolarmente toccante il racconto di un giovane seminarista rapito e ucciso dopo aver tentato di testimoniare la propria fede fino alla fine. Una storia che, ha spiegato Grotti, continua a generare speranza: «Queste testimonianze fanno nascere qualcosa. Non è il male ad avere l’ultima parola: nel seminario di questo giovane martire ora le vocazioni sono esplose».
Cina e Hong Kong: il valore della libertà
L’incontro ha poi affrontato il tema della libertà in Cina e a Hong Kong, attraverso le storie di figure come Jimmy Lai e Lee Cheuk-yan, entrambi oggi in carcere per il loro impegno a favore dei diritti civili. Grotti ha raccontato la vicenda di Jimmy Lai, imprenditore e attivista che ha scelto di non fuggire nonostante la certezza dell’arresto: «Tutto quello che ho lo devo a Hong Kong. Combatterò per la libertà e non rinuncerò alla dignità di essere umano», avrebbe dichiarato, spiegando la sua decisione di restare. Oggi, come racconta la moglie, "sta vivendo la prigione in totale libertà”.
Queste testimonianze hanno sollevato tra gli studenti una domanda cruciale: è comprensibile sacrificare la propria libertà per un ideale? La risposta del giornalista non è stata teorica, ma concreta: sono persone così a dimostrare che la dignità umana può resistere anche nei contesti più oppressivi.

“Luci nelle tenebre”: uno sguardo che cambia
L’incontro si è concluso con una riflessione condivisa: conoscere il mondo, anche nelle sue ferite più profonde, non significa cedere alla disperazione, ma scoprire segni di bene e di speranza. “Tra le macerie - ha raccontato Grotti - ciò che stupisce non è la distruzione, ma le persone che restano e scelgono di costruire e noi possiamo agire allo stesso modo di queste persone che vivono così». L’iniziativa ha rappresentato per gli studenti un’occasione preziosa per confrontarsi con la complessità del presente e per riscoprire il valore della conoscenza come primo passo per costruire la pace.




















