Baby Gang: la fidanzata ridotta a inserviente, tra minacce e violenza

Tra le contestazioni a carico di Zaccaria Mouhib figurano anche i maltrattamenti nei confronti della convivente, una ragazza italiana di 22 anni. Un rapporto – stando a quel che emerge dall'ordinanza lunga oltre 150 pagine firmata dal GIP del Tribunale di Lecco, Gianluca Piantadosi – fatto di violenze fisiche, ma soprattutto psicologiche. I numerosi episodi riportati si sarebbero verificati dal 2023, con un'escalation nell'estate 2025, periodo in cui i due condividevano la stessa abitazione.
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Il trapper avrebbe nutrito una gelosia morbosa nei confronti della compagna arrivando a controllarne gli spostamenti e a chiamarla quando si trovava in visita dalla madre. In casa invece, la giovane veniva talvolta monitorata tramite un sistema di videosorveglianza.
Vietato avere contatti con terze persone (pure le sue amiche), ballare o portare fuori il cane; un rapporto morboso al punto che la giovane aveva fornito al compagno pure le password dei suoi account social.
Ma non è finita qui: Baby Gang avrebbe imposto alla ragazza di abbandonare il proprio lavoro per potersi dedicare esclusivamente alle faccende domestiche, diventando violento quando i compiti assegnati non venivano svolti secondo le sue indicazioni.
In più circostanze il trapper si sarebbe adirato con la compagna poiché non trovava gli abiti appesi nell'armadio, costringendola a conservare i suoi vestiti all'interno di alcuni sacchi, così che potesse avere maggiore spazio per sé.
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Le aggressioni verbali erano frequenti: poiché non aveva la manicure ben fatta, poichè a suo avviso la ragazza non era stata cordiale con una persona che si era recata a casa loro per fare le treccine al trapper, poiché aveva lasciato fuori dal frigo un piatto di formaggio. In quest'ultima occasione, nonostante le scuse della ragazza - che si sarebbe data da fare per preparargli di nuovo il pasto – il fermato le avrebbe addirittura tirato il piatto in faccia, denigrandola. Una discussione protrattasi pure il mattino seguente quando Mouhib – in considerazione del parquet del pavimento danneggiato a seguito della caduta dell'oggetto – le avrebbe ordinato di ripararlo a proprie spese.
E poi vessazioni e mortificazioni quando la compagna le aveva chiesto di non troncare la loro relazione. ''Sei nelle condizioni in cui non puoi parlare, non hai manco il diritto di parola'' le avrebbe detto, sottolineando così la posizione di subalternità economica della convivente e il fatto che fosse lui stesso a mantenerla.
Anche le violenze fisiche erano all'ordine del giorno. Schiaffi sarebbero partiti al suo indirizzo per intimarle di cancellarsi dai social o per farsi preparare la colazione; o ancora dinnanzi alla possibilità che la 22enne si recasse in vacanza con la nonna.
''Mi dici ancora bugie?'' avrebbe detto alla compagna, adirato dal fatto che la giovane avesse nuovamente installato Instagram nonostante il suo divieto, colpendola – in quella circostanza, nel luglio 2025 - per ben otto volte e cagionandole la frattura scomposta del setto nasale. Botte che avrebbero interessato anche il cane presente all'interno della stanza. E se la compagna, nonostante tutto, gli aveva pure chiesto perdono, le minacce (anche di morte) da parte di Mouhib sarebbero proseguite, con l'invito – per modo di dire – a lasciare la sua abitazione, non prima però di avere pulito sangue e urine da terra.
G.C.
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