Lecco: il progetto “L’abbraccio” prende forma agli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi
Coniugare arte, musica e letteratura, rendendo protagonisti attivi dell’evento gli spettatori. È questo in sintesi l’originalità del progetto “L’Abbraccio”, andato in scena questo pomeriggio presso la Chiesa del Redentore e di Santa Caterina degli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi Onlus di Lecco. Uno spettacolo sempre nuovo - promosso e realizzato dalla Corale “Ad Libitum” di Lecco diretta da Daniela Garghentini con la collaborazione della storica dell’arte Laura Polo D’Ambrosio e la voce narrante della docente di lettere Gabriella Carpani - che si evolve attraverso un percorso di condivisione e di interazione con gli spettatori, in questo caso gli ospiti degli IRAM: guidati dall’equipe di educatori - e in particolare da Clara Biagi -, essi si sono interrogati sulle emozioni nate a seguito della prima messa in scena dello spettacolo, lo scorso 10 gennaio, e hanno elaborato una serie di riflessioni che, fatte proprie dal Coro, ha generato una nuova partitura.
“L’idea è nata da un concerto tenuto in occasione dell’edizione 2024/25 di Capolavoro per Lecco, dove siamo stati chiamati ad interagire con una serie di opere di pittura e scultura. - spiega Annunciata Volontè, della Corale “Ad Libitum” - L’esperienza è stata molto ricca e ha portato la nostra direttrice ad interrogarsi su un nuovo modo di esprimere il nostro canto, legando la musica con l’arte e la letteratura e favorendo il coinvolgimento diretto del pubblico. Abbiamo così scelto di raccontare una "storia”, la parabola del figliol prodigo, utilizzando diverse forme espressive e proponendolo a pubblici differenti per farli interagire con noi. Abbiamo così tenuto un primo spettacolo presso il Liceo “Leopardi”, coinvolgendo studenti dello stesso istituto, oltre ad altri del Liceo Manzoni di Lecco. Poi abbiamo scelto di proporlo agli ospiti degli Istituti Airoldi e Muzzi. E, devo dire, c’è stata una risposta straordinaria: lo spettacolo ha generato una serie di emozioni e riflessioni che sono state poi oggetto di un’ulteriore elaborazione, facendo scaturire, dal tema centrale che lega figliolanza e paternità, altri temi, quali il desiderio profondo di libertà, di realizzazione di sé, di compimento e di felicità. Così abbiamo rivisto l’intero canovaccio dello spettacolo e lo abbiamo integrato e sviluppato, cercando di dare voce a queste emozioni e questi desideri”.
Ecco allora che lo spettacolo ha una prima ripresa del tema della libertà data dal Padre al figlio: vivere la propria vita, dotandola delle risorse materiali necessarie. Poi accade di conoscere le forme in cui si manifesta il bene, il male, il dolore, ma quando prevale la percezione del solo male l’aiuto viene dall'amore del Padre, che è in attesa, pronto a riabbracciare nuovamente il figlio che ha scelto di star solo e che gioisce quando lo scorge all'orizzonte. La gioia si fa condivisa e prende senso il percorso della vita. Questa prossimità che lega padre e figlio viene tradotta nella bontà semplice che si incontra in ogni istante vissuto attraverso la presenza di chi ci sta accanto. Il dolore e il male che, persistono nonostante tutto in ciascuno di noi vedono che il gesto che vince, almeno come possibilità, non è altro che l’amore manifestato, percepito e che risponde, con la sua capacità d'essere sempre praticato: è la felicità, quella che ci fa stare bene, che ci scalda come il sole, che si vive con la persona che si ama accanto, nel momento della nascita di un bambino, nell’accoglienza, nello stare in famiglia. 
Emozioni intense, quelle raccolte tra gli ospiti degli Istituti, che non ignorano il dolore della guerra e della violenza, ma che si compiono con il riconoscimento del dono rappresentato dalla pienezza della vita che si è vissuta. E che si aprono alla domanda di un dialogo tra generazioni diverse, padri e figli. Emozioni che hanno trovato espressione anche in un dipinto dal titolo “Sguardo all’orizzonte”.
Lo spettacolo, presentato oggi, è dunque il frutto di un percorso sviluppatosi attraverso agli incontri avuti con un pubblico multigenerazionale e arricchito dalle emozioni vissute dagli spettatori e poi raccontate e condivise.


























