Anche a Lecco emozioni con il libro di Volpi su Casa Alber

banner bglobohomebig-29264.jpg
Sesta tappa per il lungo "viaggio" della storia di Casa Alber, la straordinaria comunità familiare che dal 1961 al 1986, grazie a una felice intuizione dei coniugi olginatesi Albertina Negri e Silvio Barbieri, ha accolto ben 121 minori in difficoltà offrendo loro una "seconda occasione" e la possibilità di condurre una vita "normale". 
Giovedì 12 marzo il libro a cura di Maurizio Volpi dedicato a questa "esperienza profetica" - così come è stata definita dal Cardinal Carlo Maria Martini - è stato presentato anche a Lecco, presso il Palazzo delle Paure, dove la giornalista Barbara Garavaglia ha intervistato l'autore lasciando poi spazio a Enrico, Carlo e Paolo Martino, tre dei 121 ragazzi passati da Casa Alber.
lecco_casaalber__2_.jpg (183 KB)lecco_casaalber__7_.jpg (209 KB)
L'incontro, promosso dal Comune e dalla Biblioteca Civica "Uberto Pozzoli", è stato accompagnato dal mandolino di Gianni Pellegatta, che ha reso il momento ancora più emozionante. Ad aprire la presentazione il vice sindaco di Lecco Simona Piazza, tra le persone che, come ha sottolineato Volpi, hanno creduto fin dalla prima ora nella "scommessa" di fare memoria e testimoniare la storia di Albertina e Silvio.
L'autore del libro ha quindi richiamato i sette concetti fondamentali che hanno caratterizzato la loro esperienza: Casa, famiglia, apertura verso l'esterno, "per tutta la vita", personalizzazione, speranza e gratificazione. A questi, Volpi ha aggiunto un ottavo elemento, prendendo in prestito le parole di Monsignor Angelo Bazzari, direttore della Caritas Ambrosiana dal 1983 al 1993 e poi presidente della Fondazione Don Gnocchi, che nella sua prefazione al libro ha scritto: “Due erano le sorgenti a cui Silvio e Albertina hanno attinto: la Costituzione Italiana e il Vangelo di Gesù Cristo. Una profonda umanità guidata e sorretta da una fede forte”.
lecco_casaalber__3_.jpg (166 KB)lecco_casaalber__6_.jpg (118 KB)
Molto toccanti e commoventi le testimonianze dei tre “figli” di Casa Alber: Enrico, Carlo e Paolo Martino hanno testimoniato il significato di essere stati accolti in una famiglia, di essere usciti dalle mura di un istituto, dalla routine e dall'isolamento dal contesto sociale. Hanno poi raccontato come era scandita la vita quotidiana in Casa Alber e come erano vissute le festività, ricordando il fatto che molti di loro hanno portato nella loro valigia un "fagotto" inusualmente pesante. Immancabile, poi, il ricordo del tratto umano di Silvio e Albertina.
lecco_casaalber__4_.jpg (278 KB)
“Avere una madre e un padre, oppure valide figure sostitutive, è un diritto che non può essere vissuto come una favola o affidato alla buona sorte", la riflessione conclusiva della giornalista Barbara Garavaglia. "Il minore ha diritto alla famiglia, ha diritto alla tutela dei suoi bisogni affettivi, all’indispensabile per crescere e vivere, all'inserimento nei rapporti sociali". Parole, queste, risuonate allo stadio di San Siro, a Milano, nel maggio del 1993, nell’ambito del convegno “Nascere e morire oggi”, organizzato dai vescovi lombardi, dove intervennero proprio Silvio e Albertina - nell'ordine, dopo Madre Teresa di Calcutta - testimoniando il loro amore e la loro volontà di essere una famiglia anche per quei bambini e quei ragazzi esclusi, abbandonati, rifiutati, etichettati.
lecco_casaalber__8_.jpg (174 KB)
lecco_casaalber__5_.jpg (170 KB)
"Ringraziamo perciò chi ci aiuta a non dimenticare ciò che è stata Casa Alber", il commento di Maurizio Volpi, ancora una volta carico di emozione e gratitudine.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.