In fabbrica hanno respirato amianto, lavoratori ex Leuci vincono anche in Appello. E le cause aumentano
I lavoratori della Leuci, la fabbrica di lampadine chiusa ormai dal 2013, hanno vinto la causa contro l’Inps per ottenere i risarcimenti relativi all’esposizione all’amianto durante il periodo di lavoro. E intanto, l’Inail sembra disposto ad accogliere la richiesta del riconoscimento dell’invalidità al 100% per le persone affette da mesotelioma, la patologia appunto legata all’amianto.

Una, anzi due buone notizie come sostenuto dalla presidente del Gruppo aiuto mesotelioma Cinzia Manzoni nell’esprimere la propria soddisfazione nel corso di una conferenza stampa tenutasi questa mattina nella piazzetta interna dell’Isolago.

Il “caso” dell’esposizione all’amianto dei lavoratori della ex Leuci si era aperto qualche anno fa, quando tre operai in pensione della fabbrica lecchese di lampadine avevano intentato causa all’Inps appunto per ottenere gli indennizzi relativi. Assistiti dall’avvocato Roberto Molteni, al loro fianco si è posto il Gruppo aiuto mesotelioma che da tempo ha avviato nella nostra città una campagna di sensibilizzazione sul problema. Quel primo gruppo ottenne soddisfazione dai giudici nel 2021, un’esperienza definita “pilota” per le altre che si sarebbero negli anni susseguite: complessivamente altri 22 ex lavoratori si sono rivolti al Tribunale. Di questi 12 hanno vinto in primo grado nel dicembre scorso, ma le attese erano rivolte soprattutto all’esito del processo di appello relativo a sei lavoratori ai quali il tribunale lecchese aveva dato loro ragione in precedenza. La sentenza di appello è arrivata il 3 marzo e il ricorso dell’Inps è stato rigettato dai giudici.
Nel ricorrere in appello, l’istituto previdenziale sosteneva da una parte che le rivendicazioni degli ex lavoratori fossero relative a episodi da ritenersi ormai prescritti e dall’altra che gli stessi operai fossero stato coscienti fin dal primo giorno di lavoro dell’esposizione all’amianto.

«In realtà – ha spiegato l’avvocato Molteni – lo hanno saputo solo nel 2019, quando sono stati sottoposti a perizia medica, uno per uno, da parte del dottor Edoardo Bai».
Se le motivazione della sentenza saranno depositate fra un paio di mesi, di fatto anche i giudici di appello hanno dato ragione alle istanze dei lavoratori. E ciò è di conforto non solo ai diretti interessati, ma anche agli ex colleghi che nel mese di dicembre hanno vinto in primo grado. «Crediamo – l’opinione di Manzoni – che a questo punto, anche se potrebbe procedere fino alla Corte di Cassazione, riteniamo improbabile che l’Inps lo faccia e inoltre che si appelli anche contro la sentenza dello scorso dicembre. Pertanto, i lavoratori potranno ricevere l’indennizzo a cui aspirano da tempo. Forti di questi precedenti, inoltre, altri lavoratori stanno ora pensando di avviare a propria volta una causa legale. E’ stato infatti specificato che ciascun ex dipendente, per quanto assistiti dallo stesso legale, ha agito a titolo personale e non si è proceduto a quella che viene definita class action e cioè una causa collettiva».

Intanto, come detto, procede anche la battaglia sul fronte dell’invalidità: il 4 marzo, a Roma, si è infatti tenuto un incontro tra alcune associazioni che sostengono le vittime dell’amianto (tra cui appunto il Gam lecchese) e i rappresentanti dell’Inail, l’istituto per gli infortuni sul lavoro. Da parte delle associazioni è stato sottolineato come, in caso mesotelioma pleurico (malattia non solo invalidante, ma che porta a morte certa nel giro di un paio di anni), l’Inail ancora non riconosca immediatamente il 100% di invalidità, «ma sottoponga a visita periodica le vittime, obbligandola a un calvario ingiusto.»
A questo proposito, Cinzia Manzoni ha raccontato l’esperienza del proprio padre sottoposto e visita di controllo due giorni prima che morisse e di come l’esito di quel controllo, con il riconoscimento solo del 90% di invalidità, sia arrivato beffardamente proprio il giorno del decesso.

«L’incontro con l’Inail – recita un comunicato del Gam – si è svolto in un clima di massima collaborazione e di relativo confronto costruttivo con la volontà di proseguire nel dialogo istituzionale, di individuare strumenti operativi per migliorare l’efficacia delle procedure, di promuovere iniziative normative e amministrative a tutela delle vittime dell’amianto.»
Tradotto, significa che finalmente l’Inail ha deciso di aprire una finestra sulle istanze delle associazioni, così come affermato dalla stessa Manzoni, speranzosa in «un primo definitivo passo per poter dare finalmente atto a tutte le problematiche che pesano sugli ammalati e sulla loro famiglia.»
Al termine della conferenza, inoltre, il Gruppo aiuto mesotelioma ha lanciato un duplice appello ai lecchesi. Da una parte affinché sostengano economicamente l’associazione che può contare solo sul volontariato e dall’altro a farsi avanti in prima persona per dare una mano.
Info: www.gruppoaiutomesotelioma.org
Una, anzi due buone notizie come sostenuto dalla presidente del Gruppo aiuto mesotelioma Cinzia Manzoni nell’esprimere la propria soddisfazione nel corso di una conferenza stampa tenutasi questa mattina nella piazzetta interna dell’Isolago.
Il “caso” dell’esposizione all’amianto dei lavoratori della ex Leuci si era aperto qualche anno fa, quando tre operai in pensione della fabbrica lecchese di lampadine avevano intentato causa all’Inps appunto per ottenere gli indennizzi relativi. Assistiti dall’avvocato Roberto Molteni, al loro fianco si è posto il Gruppo aiuto mesotelioma che da tempo ha avviato nella nostra città una campagna di sensibilizzazione sul problema. Quel primo gruppo ottenne soddisfazione dai giudici nel 2021, un’esperienza definita “pilota” per le altre che si sarebbero negli anni susseguite: complessivamente altri 22 ex lavoratori si sono rivolti al Tribunale. Di questi 12 hanno vinto in primo grado nel dicembre scorso, ma le attese erano rivolte soprattutto all’esito del processo di appello relativo a sei lavoratori ai quali il tribunale lecchese aveva dato loro ragione in precedenza. La sentenza di appello è arrivata il 3 marzo e il ricorso dell’Inps è stato rigettato dai giudici.
Nel ricorrere in appello, l’istituto previdenziale sosteneva da una parte che le rivendicazioni degli ex lavoratori fossero relative a episodi da ritenersi ormai prescritti e dall’altra che gli stessi operai fossero stato coscienti fin dal primo giorno di lavoro dell’esposizione all’amianto.
«In realtà – ha spiegato l’avvocato Molteni – lo hanno saputo solo nel 2019, quando sono stati sottoposti a perizia medica, uno per uno, da parte del dottor Edoardo Bai».
Se le motivazione della sentenza saranno depositate fra un paio di mesi, di fatto anche i giudici di appello hanno dato ragione alle istanze dei lavoratori. E ciò è di conforto non solo ai diretti interessati, ma anche agli ex colleghi che nel mese di dicembre hanno vinto in primo grado. «Crediamo – l’opinione di Manzoni – che a questo punto, anche se potrebbe procedere fino alla Corte di Cassazione, riteniamo improbabile che l’Inps lo faccia e inoltre che si appelli anche contro la sentenza dello scorso dicembre. Pertanto, i lavoratori potranno ricevere l’indennizzo a cui aspirano da tempo. Forti di questi precedenti, inoltre, altri lavoratori stanno ora pensando di avviare a propria volta una causa legale. E’ stato infatti specificato che ciascun ex dipendente, per quanto assistiti dallo stesso legale, ha agito a titolo personale e non si è proceduto a quella che viene definita class action e cioè una causa collettiva».
Intanto, come detto, procede anche la battaglia sul fronte dell’invalidità: il 4 marzo, a Roma, si è infatti tenuto un incontro tra alcune associazioni che sostengono le vittime dell’amianto (tra cui appunto il Gam lecchese) e i rappresentanti dell’Inail, l’istituto per gli infortuni sul lavoro. Da parte delle associazioni è stato sottolineato come, in caso mesotelioma pleurico (malattia non solo invalidante, ma che porta a morte certa nel giro di un paio di anni), l’Inail ancora non riconosca immediatamente il 100% di invalidità, «ma sottoponga a visita periodica le vittime, obbligandola a un calvario ingiusto.»
A questo proposito, Cinzia Manzoni ha raccontato l’esperienza del proprio padre sottoposto e visita di controllo due giorni prima che morisse e di come l’esito di quel controllo, con il riconoscimento solo del 90% di invalidità, sia arrivato beffardamente proprio il giorno del decesso.
«L’incontro con l’Inail – recita un comunicato del Gam – si è svolto in un clima di massima collaborazione e di relativo confronto costruttivo con la volontà di proseguire nel dialogo istituzionale, di individuare strumenti operativi per migliorare l’efficacia delle procedure, di promuovere iniziative normative e amministrative a tutela delle vittime dell’amianto.»
Tradotto, significa che finalmente l’Inail ha deciso di aprire una finestra sulle istanze delle associazioni, così come affermato dalla stessa Manzoni, speranzosa in «un primo definitivo passo per poter dare finalmente atto a tutte le problematiche che pesano sugli ammalati e sulla loro famiglia.»
Al termine della conferenza, inoltre, il Gruppo aiuto mesotelioma ha lanciato un duplice appello ai lecchesi. Da una parte affinché sostengano economicamente l’associazione che può contare solo sul volontariato e dall’altro a farsi avanti in prima persona per dare una mano.
Info: www.gruppoaiutomesotelioma.org
D.C.




















