In viaggio a tempo indeterminato/420: mentre il mondo cade a pezzi

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"Mentre il mondo cade a pezzi
Mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini
Tornerò all'origine"
Cantava Mengoni qualche anno fa in una canzone che oggi sembra profetica.
Il mondo sembra cadere a pezzi o meglio, sembra che ogni logica sia stata ribaltata.
Non si capisce più chi siano i buoni e chi i cattivi, forse questa distinzione esiste ormai solo nei film.
Sembra che il mondo sia governato da un ristretto gruppo di potenti che vogliono arricchirsi e fare profitto senza guardare in faccia a nessuno.
Si attaccano Paesi come fosse una partita di Risiko e ci si dimentica di un piccolo dettaglio: l'importanza della vita umana.
Leggere una notizia è ogni volta una pugnalata al cuore, un senso di nausea che cresce.
Per questo, ultimamente, io e Paolo ci sforziamo di staccare il telefono. Non sapere costantemente cosa succede, ma concentrarci su ciò che abbiamo attorno, sulla natura, è un vero sollievo.
Abbiamo l'enorme, gigantesca, mastodontica fortuna di poter spegnere lo smartphone e goderci la meraviglia. C'è chi il rumore delle bombe non lo può spegnere mai.
È un po' il "tornerò all'origine" della canzone di Mengoni. Ritorniamo a ciò da cui tutto ha avuto inizio e che continuerà ad esistere anche quando avremo smesso di litigare tra noi.
Il Perù in questo ci aiuta moltissimo perché di certo non annoia.
Dai 6000 metri delle Ande, alle acque agitate dell'oceano, passando per deserti e foreste.
Quando hanno creato il Perù, devono aver pensato di metterci un "quanto basta" di qualunque ecosistema.

Partiamo dalla costa del Pacifico.
A primo impatto può apparire come un infinito deserto arido che si tuffa nel mare. Ma se lo guardi da vicino scopri aree abitate da colonie di uccelli, leoni marini e pinguni. E le acque fredde della corrente di Humboldt rendono la costa una delle più ricche di pesce del pianeta.
Il mare non sarà certo quello caraibico ma il fascino dell'oceano quando il sole lo colora di rosso al tramonto, attenua i pensieri e culla i sogni.
È come se quelle onde fossero in grado di portarsi via il brutto e riportarne a riva solo i resti innoqui.
È un po' lo stesso effetto che fa camminare sulla cima di una duna nel deserto.
Ogni volta che il piede sprofonda e la scarpa si riempie di sabbia, è come se quei granelli fossero lì per inghiottire le preoccupazioni. Le ricoprono, le rendono invisibili. E nei 150.000 km² di deserti peruviani, sai quante ansie e preoccupazioni ci stanno?
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Poi ci sono le Ande che non passano di certo inosservate. D'altronde come fai a non notare catene montuose che raggiungono i 6.000 metri di altezza? Ghiacciai, lagune, cascate, altipiani. A certe altezze, dove l'ossigeno scarseggia e ogni passo pesa come un macigno, c'è comunque spazio per la vita. Alpaca, vigogne, conigli, pecore, condor convivono quassù a un passo dalle nuvole. Sembra tutto così potente e imponente a certe altitudini. Mi sento piccola, anzi minuscola. Un puntino davanti all'immensità della natura. È un pensiero che in un certo senso mi rassicura. 
Quassù non comanda chi è più ricco, il potere non ha nessun valore. A 6000 metri a vincere è sempre e soltanto lei: la Natura. La Pachamama, come la chiamano in questa parte di mondo.
È una bellissima parola questa, composta da due elementi:
- Pacha che significa mondo, tempo, universo.
- Mama: madre.
Letteralmente quindi Pachamama significa “Madre del mondo” o “Madre Terra”.
Nella cosmovisione delle popolazioni andine, la Pachamama è una divinità viva e generatrice che sostiene la vita perché fa crescere le piante, nutre gli animali e protegge gli esseri umani.
Per questo motivo viene considerata una madre da rispettare e da ringraziare. È colei che detta legge e al suo confronto ogni uomo che si considera "leader" ha la stessa importanza di una foglia che cresce su un albero.
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E infine c'è quel luogo misterioso e affascinante chiamato foresta amazzonica.
Circa il 60% del territorio peruviano è coperto da foresta tropicale. Qui vivono oltre 1.800 specie di uccelli, 400 specie mammiferi e decine di migliaia di piante. È un mondo a parte, di cui noi conosciamo ancora così poco. Un luogo così benevolo che nonostante l'uomo abbia tentato in ogni modo di sfruttarlo e ferirlo, continua a fornirci ciò di cui abbiamo più bisogno per vivere: l'ossigeno.
Ma ciò che rende unico il Perù non è solo la varietà di ecosistemi, ma come essi interagiscono tra loro. Le montagne andine regolano i fiumi che attraversano la foresta amazzonica; le correnti marine della costa influenzano le popolazioni di pesci e uccelli; i deserti sono oasi di biodiversità adattata a condizioni estreme. È un equilibrio delicato, che funziona e continua a funzionare da millenni.
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Non sono mai stata una persona che trovava conforto nella natura. Mi ha sempre affascinato di più l'essere umano, il suo modo di adattarsi al mondo, di amare, gioire, credere. Osservare la bellezza dell'umanità è il mio modo per distrarmi dal "mondo che cade a pezzi".
Il Perù, però, è come se mi avesse mostrato per la prima volta la grandiosità e allo stesso tempo la benevolenza della Pachamama. Una meraviglia così incontenibile da far passare in secondo piano qualunque altra cosa, anche la peggiore.
Angela (e Paolo)
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