Omicidio in via Sassi: Samir non parla, ma si commuove dal giudice. Convalidato l'arresto
Ha optato per non fornire proprie dichiarazioni, come era prevedibile, il 25enne fermato nelle ore a cavallo tra sabato e domenica in quanto ritenuto responsabile dell'accoltellamento, all'angolo tra piazza Diaz e via Sassi, di Mahmoud Amer, 20enne egiziano senza fissa dimora, poi spirato, nella giornata di ieri, all'ospedale Manzoni di Lecco.

Assistito dall'avvocato Stefano Mandelli, Samir, questo il suo nome, è comparso nel tardo pomeriggio odierno al cospetto del gip Salvatore Catalano, tradotto in Tribunale - a Palazzo di Giustizia chiuso al pubblico - dal carcere di Pescarenico dove si trova associato dalle ore immediatamente successive il violento episodio, originato, parrebbe, nell'ambito di una discussione tra più persone, poi degenerata in un'aggressione all'arma bianca.
Erano le 23 di sabato. E mentre il ferito, attinto da un fendente all'altezza del petto, veniva portato presso il nosocomio cittadino in condizioni disperate, i militari dell'Arma, prontamente sopraggiunti in centro città, riuscivano ad individuare e rintracciare il 25enne, recuperando anche il coltellino a serramanico verosimilmente utilizzato per colpire la giovane vittima, di cui, ieri, nonostante il prodigarsi del personale sanitario, è stata dichiarata la morte cerebrale, con la salma messa poi a disposizione dell'autorità giudiziaria per l'esame autoptico disposto, come da prassi, dalla Procura, con il fascicolo nelle mani del sostituto Chiara Stoppioni, presente personalmente, questo pomeriggio, all'udienza di convalida dell'arresto. Pesantissima l'accusa mossa nei confronti del magrebino, residente a Lecco, sposato da poche settimane e attualmente disoccupato: omicidio volontario.
Già inciampato, come anche la vittima, in un guaio con la giustizia - era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, ragione per cui stava svolgendo lavori di pubblica utilità, con sospensione del giudizio - quest'oggi, nel corso dell'udienza, protrattasi per le formalità di rito, per quasi due ore, non ha rilasciato dichiarazioni, concedendosi solo un momento di cedimento, fino alla commozione. E' stato poi ricondotto in carcere, come da misura applicata a suo carico dal dottor Catalano, dopo la convalida dell'arresto, avvenuto a stretto giro rispetto all'accoltellamento, fatale.
Nel mentre, proseguono le indigini, anche per dare un contesto a quanto avvenuto, all'ombra del Municipio di Lecco, a due passi dalla stazione cittadina per la quale ora, una parte politica, torna a invocare il presidio dell'esercito. "Il Sindaco domani nella riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica chieda per primo che venga creata una zona rossa in piazza della Stazione", l'appello di Carlo Piazza, candidato della Lega e di Forza Italia.

Assistito dall'avvocato Stefano Mandelli, Samir, questo il suo nome, è comparso nel tardo pomeriggio odierno al cospetto del gip Salvatore Catalano, tradotto in Tribunale - a Palazzo di Giustizia chiuso al pubblico - dal carcere di Pescarenico dove si trova associato dalle ore immediatamente successive il violento episodio, originato, parrebbe, nell'ambito di una discussione tra più persone, poi degenerata in un'aggressione all'arma bianca.
Erano le 23 di sabato. E mentre il ferito, attinto da un fendente all'altezza del petto, veniva portato presso il nosocomio cittadino in condizioni disperate, i militari dell'Arma, prontamente sopraggiunti in centro città, riuscivano ad individuare e rintracciare il 25enne, recuperando anche il coltellino a serramanico verosimilmente utilizzato per colpire la giovane vittima, di cui, ieri, nonostante il prodigarsi del personale sanitario, è stata dichiarata la morte cerebrale, con la salma messa poi a disposizione dell'autorità giudiziaria per l'esame autoptico disposto, come da prassi, dalla Procura, con il fascicolo nelle mani del sostituto Chiara Stoppioni, presente personalmente, questo pomeriggio, all'udienza di convalida dell'arresto. Pesantissima l'accusa mossa nei confronti del magrebino, residente a Lecco, sposato da poche settimane e attualmente disoccupato: omicidio volontario.
Già inciampato, come anche la vittima, in un guaio con la giustizia - era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, ragione per cui stava svolgendo lavori di pubblica utilità, con sospensione del giudizio - quest'oggi, nel corso dell'udienza, protrattasi per le formalità di rito, per quasi due ore, non ha rilasciato dichiarazioni, concedendosi solo un momento di cedimento, fino alla commozione. E' stato poi ricondotto in carcere, come da misura applicata a suo carico dal dottor Catalano, dopo la convalida dell'arresto, avvenuto a stretto giro rispetto all'accoltellamento, fatale.
Nel mentre, proseguono le indigini, anche per dare un contesto a quanto avvenuto, all'ombra del Municipio di Lecco, a due passi dalla stazione cittadina per la quale ora, una parte politica, torna a invocare il presidio dell'esercito. "Il Sindaco domani nella riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica chieda per primo che venga creata una zona rossa in piazza della Stazione", l'appello di Carlo Piazza, candidato della Lega e di Forza Italia.




















