La dignità delle ore difficili

A Lecco è accaduto qualcosa che impone a tutti noi una pausa. Non per alzare i toni, ma per abbassarli. Quando una tragedia colpisce una comunità, perché la morte tragica di un ragazzo deve colpire la nostra comunità anche se, sbagliando, possiamo non ritenerlo parte della nostra comunità locale, la prima forma di rispetto è la dignità della misura.
Il dolore non è un palco. Non è un argomento da piegare a favore di una tesi, né un’occasione per raccogliere consenso. Elettorale peggio ancora. È qualcosa di più semplice e più serio: è una ferita collettiva. Tale deve essere. 
In queste ore servono compostezza, silenzio responsabile, parole sobrie. Servono cittadini capaci di non trasformare la rabbia in odio e una classe politica capace di non trasformare il dolore in propaganda.
La civiltà si vede proprio qui: nel saper contenere, nel saper aspettare, nel saper rispettare.
Non è il momento delle bandiere, degli slogan, delle dichiarazioni gridate. Dei video e delle dichiarazioni istituzionali e politiche per trarre profitto o ridurre il rischio elettorale.
Non è mai il tempo di trasformare una vita spezzata in uno strumento di disputa.
È il momento di un sussulto di dignità. La dignità delle ore difficili.
Di ricordarci umani. Come ascoltare chi è in difficoltà, come dare speranza invece di alimentare paura. 
Perché in fondo, ciò che conta davvero in un momento come questo, non è vincere una discussione, ma non lasciare nessuno - né il dolore, né chi soffre, né chi ha enormemente sbagliato - da solo.
Paolo Trezzi
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