Lecco: una mostra d’arte diffusa per sostenere le cure palliative
Una mostra diffusa in città tra i musei, la basilica e l’ospedale. Pittura tradizionale e installazioni multimediali, “percorsi immersivi”: un’antologica, una mostra personale, che è quasi un festival destinato a caratterizzare l’estate lecchese e cioè dal 26 giugno al 20 settembre, ma in realtà si comincerà già dal 18 aprile.
Si tratta dell’iniziativa promossa dall’Associazione per le cure palliative, che quest’anno celebra i suoi trent’anni di presenza nel Lecchese. E infatti accanto all’aspetto puramente artistico vi sarà anche una serie di convegni dedicate alle cure palliative organizzate in collaborazione con l’associazione “Fabio Sassi” che gestisce l’hospice di Airuno.

Protagonista dell’evento artistico sarà il pittore Nicola Villa, nato e cresciuto a Lecco, anche se ormai vive e lavora a Genova, pur mantenendo forti legami con la città d’origine e ne è appunto testimonianza l’adesione al progetto dell’Acmt (che sarebbe il vecchio acronimo di “associazione per le cure ai malati terminali” mentre oggi si pone l’accento sulle cure palliative).
La rassegna, come detto, sarà articolata in più sedi: dalla Torre Viscontea al Palazzo delle paure e alla stessa piazza XX Settembre, dalla basilica di San Nicolò a Palazzo Belgiojoso di Castello fino all’ospedale “Manzoni” di Germanedo e all’annesso hospice “Il Resegone”.

Alla Torre Viscontea, al primo piano sarà allestita l’esposizione di quadri e disegni, dagli esordi fino alle opere più recenti (con la possibilità che i quadri esposti cambino nel corso della rassegna); al piano terreno vi sarà un’installazione multimediale alla quale l’artista sta lavorando proprio in queto periodo; un’installazione multimediale sarà collocata anche all’ultimo piano della torre, inaccessibile al pubblico, ma i visitatori potranno comunque vedere (e sentire) l’opera dai livelli sottostanti. Una piccola presenza sarà anche all’interno di Palazzo delle paure mentre in piazza XX Settembre vi sarà una serie di interventi in dialogo con gli spazi e la storia: un incontro tra memoria e nuove tecnologie.

A Palazzo Belgiojoso vi saranno opere su carta, tele e installazioni studiate per valorizzare le collezioni delle varie sezioni museali (archeologica, storica, scientifica). Infine, un’opera sarà collocata nella cappella dedicata a san Carlo Borromeo nella basilica di San Nicolò e un'altra all’ospedale. E sarà proprio quest’ultima a essere inaugurata già il 18 aprile, in occasione del primo della serie di convegni. In particolare, l’intervento che coinvolgerà l’hospice avrà un legame particolare con i degenti e allora l’arte sarà a quel punto una forma di aiuto per il benessere personale. Alcune delle opere esposte peraltro rimarranno, diventando così patrimonio cittadino.
L’iniziativa è stata presentata a Palazzo delle paure con l’intervento della presidente dell’Acmt Alessandra Cranchi, del curatore della mostra Michele Tavola, dell’artista Nicola Villa, della vicesindaco Simona Piazza e del prevosto don Bortolo Uberti.

Introducendo l’incontro, Cranchi ha parlato di arte come arte della cura, spiegando come la decisione di promuovere un’iniziativa di così largo respiro possa essere un’occasione per far conoscere ai lecchesi l’attività dell’associazione per sottolineare «il valore della cura anche quando non si può guarire, il valore della dignità umana e il valore del volontariato.» E proprio questi temi saranno oggetti dei convegni, il primo dei quali sarà il 18 aprile sul valore del volontariato (dalle 9 alle 13 alla Camera di commercio di viale Tonale a Lecco) e il secondo il 5 giugno sul suicidio medicalmente assistito (dalle 20,30 all’auditorium “Spezzaferri” di Merate), Seguiranno altre tre iniziative non ancora definite.

E’ poi toccato al curatore Michele Tavola (critico e studioso d’arte, già assessore alla cultura a Lecco con la prima giunta di Virgilio Brivio: predecessore dunque di Simona Piazza ed è al suo mandato che si deve la trasformazione in museo del Palazzo delle paure). E’ proprio a lui, infatti, che nei mesi scorsi si era rivolta l’Acmt proprio con l’intento di allestire un grande appuntamento artistico per Lecco. E Tavola ha pensato a Nicola Villa col quale c’è una collaborazione di circa 25 anni: «Nel 2003 – ha ricordato il critico – quella dedicata a Nicola Villa nella sala civica di Olginate fu la prima mostra che ho curato. Credo sia giusto ringraziare l’allora sindaco Miriam Cornara, purtroppo già scomparsa, che diede fiducia a me che non avevo fatto ancora nulla e a Nicola Villa che non aveva fatto ancora nulla. Quella fu la sua prima mostra personale. Ci conosciamo da allora. Credo d’averlo conosciuto prima di sua moglie e perciò siamo quasi una coppia di fatto e come tale collaboriamo, litighiamo e ci riappacifichiamo».
E anche «la giacchetta di pelle che indosso – ha proseguito – non è per fare il giovane, ormai ho superato i 50, ma perché è una giacchetta con un disegno di Nicola Villa: un esemplare unico. Guardate un po’…»

Di là dagli aspetti di colore, Tavola ha spiegato come abbia aderito immediatamente all’invito di curare l’iniziativa: «Quello che fa l’Acmt è fondamentale. Quello del fine vita e un momento importante per una persona e per i suoi famigliari, anche doloroso, ma è un momento che le persone hanno il diritto di vivere bene. E’ importante che ci sia qualcuno che ci aiuti».
In quanto alla mostra «è qualcosa che sognavo di fare da tanto tempo e cioè organizzare ancora una mostra di Nicola Villa, artista nato e cresciuto a Lecco anche se ora sta a Genova e che ha esposto in tutto il mondo. Era giusto che fosse omaggiato anche dalla sua città. Grazie dunque al Comune, all’assessore Simona Piazza che ha aderito subito, chiedendoci cosa avessimo bisogno, al prevosto che avevamo avvicinato con qualche titubanza e che invece ci ha proposto lui per primo di esporre in basilica». E’ seguita un’altra serie di ringraziamenti a coloro che hanno collaborato.

Da parte sua, la vicesindaco Piazza ha detto che «non si tratta solo di una mostra, ma anche di opere che spingono a interrogarci sul tema della cura e in particolare della cura nel fine vita. Ed è quindi la testimonianza di una città che attraverso i suoi sodalizzi sa prendersi cura della comunità.»

Il prevosto don Bortolo Uberti ha ricordato come dove ci sia una chiesa, ci siano anche arte e cura. Nicola Villa, tra l’altro ha collaborato, con altri artisti, all’Evangelario ambrosiano voluto dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi. «E mi è venuto spontaneo – ha continuato – pensare alla cappella di San Carlo. Perché ha una struttura architettonica particolare, ma anche perché san Carlo visse in tempi difficili, quelli della peste che ha chiesto di misurarsi col dolore e appunto con la cura. Inoltre, questa cappella ora è abbastanza anonima ed è un peccato. Le chiese non devono solo conservare le opere fatte da chi ci ha preceduto. E’ possibile che noi oggi non si sappia dire altro? Si sappia solo conservare? Ecco allora l’importanza dell’intervento di un artista contemporaneo.»

La conclusione è stata dello stesso Villa che ha spiegato la decisione di affrontare anche opere di arte multimediale: «Sento che la sola pittura stenta un pochino nella nostra società tecnologica. Ma questa incursione nella medialità e nella tecnologia non è una fuga, ma la maniera di creare un ponte perché l’arte è sempre stata un ponte, un collegamento tra varie sponde.»
Ha poi sottolineato quanto per lui significhi questo “ritorno”, tra le altre sedi, a Palazzo Belgiojoso: «Abitavo a Castello, proprio vicino al museo. Ero lì in giorno sì e uno. Sono cresciuto lì. Rientrarci in questo modo per me è una grande occasione. Speriamo non solo di creare un prodotto artistico che, come troppe volte accade, rimane su un piedistallo, ma che sia condiviso e interagito da molte persone.»

Protagonista dell’evento artistico sarà il pittore Nicola Villa, nato e cresciuto a Lecco, anche se ormai vive e lavora a Genova, pur mantenendo forti legami con la città d’origine e ne è appunto testimonianza l’adesione al progetto dell’Acmt (che sarebbe il vecchio acronimo di “associazione per le cure ai malati terminali” mentre oggi si pone l’accento sulle cure palliative).
La rassegna, come detto, sarà articolata in più sedi: dalla Torre Viscontea al Palazzo delle paure e alla stessa piazza XX Settembre, dalla basilica di San Nicolò a Palazzo Belgiojoso di Castello fino all’ospedale “Manzoni” di Germanedo e all’annesso hospice “Il Resegone”.
Alla Torre Viscontea, al primo piano sarà allestita l’esposizione di quadri e disegni, dagli esordi fino alle opere più recenti (con la possibilità che i quadri esposti cambino nel corso della rassegna); al piano terreno vi sarà un’installazione multimediale alla quale l’artista sta lavorando proprio in queto periodo; un’installazione multimediale sarà collocata anche all’ultimo piano della torre, inaccessibile al pubblico, ma i visitatori potranno comunque vedere (e sentire) l’opera dai livelli sottostanti. Una piccola presenza sarà anche all’interno di Palazzo delle paure mentre in piazza XX Settembre vi sarà una serie di interventi in dialogo con gli spazi e la storia: un incontro tra memoria e nuove tecnologie.
A Palazzo Belgiojoso vi saranno opere su carta, tele e installazioni studiate per valorizzare le collezioni delle varie sezioni museali (archeologica, storica, scientifica). Infine, un’opera sarà collocata nella cappella dedicata a san Carlo Borromeo nella basilica di San Nicolò e un'altra all’ospedale. E sarà proprio quest’ultima a essere inaugurata già il 18 aprile, in occasione del primo della serie di convegni. In particolare, l’intervento che coinvolgerà l’hospice avrà un legame particolare con i degenti e allora l’arte sarà a quel punto una forma di aiuto per il benessere personale. Alcune delle opere esposte peraltro rimarranno, diventando così patrimonio cittadino.
L’iniziativa è stata presentata a Palazzo delle paure con l’intervento della presidente dell’Acmt Alessandra Cranchi, del curatore della mostra Michele Tavola, dell’artista Nicola Villa, della vicesindaco Simona Piazza e del prevosto don Bortolo Uberti.
Introducendo l’incontro, Cranchi ha parlato di arte come arte della cura, spiegando come la decisione di promuovere un’iniziativa di così largo respiro possa essere un’occasione per far conoscere ai lecchesi l’attività dell’associazione per sottolineare «il valore della cura anche quando non si può guarire, il valore della dignità umana e il valore del volontariato.» E proprio questi temi saranno oggetti dei convegni, il primo dei quali sarà il 18 aprile sul valore del volontariato (dalle 9 alle 13 alla Camera di commercio di viale Tonale a Lecco) e il secondo il 5 giugno sul suicidio medicalmente assistito (dalle 20,30 all’auditorium “Spezzaferri” di Merate), Seguiranno altre tre iniziative non ancora definite.
E’ poi toccato al curatore Michele Tavola (critico e studioso d’arte, già assessore alla cultura a Lecco con la prima giunta di Virgilio Brivio: predecessore dunque di Simona Piazza ed è al suo mandato che si deve la trasformazione in museo del Palazzo delle paure). E’ proprio a lui, infatti, che nei mesi scorsi si era rivolta l’Acmt proprio con l’intento di allestire un grande appuntamento artistico per Lecco. E Tavola ha pensato a Nicola Villa col quale c’è una collaborazione di circa 25 anni: «Nel 2003 – ha ricordato il critico – quella dedicata a Nicola Villa nella sala civica di Olginate fu la prima mostra che ho curato. Credo sia giusto ringraziare l’allora sindaco Miriam Cornara, purtroppo già scomparsa, che diede fiducia a me che non avevo fatto ancora nulla e a Nicola Villa che non aveva fatto ancora nulla. Quella fu la sua prima mostra personale. Ci conosciamo da allora. Credo d’averlo conosciuto prima di sua moglie e perciò siamo quasi una coppia di fatto e come tale collaboriamo, litighiamo e ci riappacifichiamo».
E anche «la giacchetta di pelle che indosso – ha proseguito – non è per fare il giovane, ormai ho superato i 50, ma perché è una giacchetta con un disegno di Nicola Villa: un esemplare unico. Guardate un po’…»
Di là dagli aspetti di colore, Tavola ha spiegato come abbia aderito immediatamente all’invito di curare l’iniziativa: «Quello che fa l’Acmt è fondamentale. Quello del fine vita e un momento importante per una persona e per i suoi famigliari, anche doloroso, ma è un momento che le persone hanno il diritto di vivere bene. E’ importante che ci sia qualcuno che ci aiuti».
In quanto alla mostra «è qualcosa che sognavo di fare da tanto tempo e cioè organizzare ancora una mostra di Nicola Villa, artista nato e cresciuto a Lecco anche se ora sta a Genova e che ha esposto in tutto il mondo. Era giusto che fosse omaggiato anche dalla sua città. Grazie dunque al Comune, all’assessore Simona Piazza che ha aderito subito, chiedendoci cosa avessimo bisogno, al prevosto che avevamo avvicinato con qualche titubanza e che invece ci ha proposto lui per primo di esporre in basilica». E’ seguita un’altra serie di ringraziamenti a coloro che hanno collaborato.
Da parte sua, la vicesindaco Piazza ha detto che «non si tratta solo di una mostra, ma anche di opere che spingono a interrogarci sul tema della cura e in particolare della cura nel fine vita. Ed è quindi la testimonianza di una città che attraverso i suoi sodalizzi sa prendersi cura della comunità.»
Il prevosto don Bortolo Uberti ha ricordato come dove ci sia una chiesa, ci siano anche arte e cura. Nicola Villa, tra l’altro ha collaborato, con altri artisti, all’Evangelario ambrosiano voluto dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi. «E mi è venuto spontaneo – ha continuato – pensare alla cappella di San Carlo. Perché ha una struttura architettonica particolare, ma anche perché san Carlo visse in tempi difficili, quelli della peste che ha chiesto di misurarsi col dolore e appunto con la cura. Inoltre, questa cappella ora è abbastanza anonima ed è un peccato. Le chiese non devono solo conservare le opere fatte da chi ci ha preceduto. E’ possibile che noi oggi non si sappia dire altro? Si sappia solo conservare? Ecco allora l’importanza dell’intervento di un artista contemporaneo.»
La conclusione è stata dello stesso Villa che ha spiegato la decisione di affrontare anche opere di arte multimediale: «Sento che la sola pittura stenta un pochino nella nostra società tecnologica. Ma questa incursione nella medialità e nella tecnologia non è una fuga, ma la maniera di creare un ponte perché l’arte è sempre stata un ponte, un collegamento tra varie sponde.»
Ha poi sottolineato quanto per lui significhi questo “ritorno”, tra le altre sedi, a Palazzo Belgiojoso: «Abitavo a Castello, proprio vicino al museo. Ero lì in giorno sì e uno. Sono cresciuto lì. Rientrarci in questo modo per me è una grande occasione. Speriamo non solo di creare un prodotto artistico che, come troppe volte accade, rimane su un piedistallo, ma che sia condiviso e interagito da molte persone.»
D.C.




















