Lecco: al Palladium proiettato il docufilm su Giulio Regeni

Mercoledì 25 febbraio il Palladium, sala della comunità del rione di Castello, ha offerto in prima visione il docufilm di Simone Manetti dedicato a Giulio Regeni, il ricercatore triestino ucciso nel 2016 da agenti del servizio segreto egiziano mentre si trovava al Cairo per una ricerca sui sindacati indipendenti degli ambulanti egiziani.
Il report era a cura della rinomata Università di Cambridge di cui era ricercatore Giulio.
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Il documentario ricostruisce con minuziosa precisione la vicenda e il duro lavoro effettuato dalla famiglia Regeni e dall'avvocatessa Ballerini per giungere a verità e giustizia.
Regeni venne arrestato a fine febbraio di dieci anni fa e, dopo qualche giorno, il suo corpo venne ritrovato ai margini di una strada di periferia; da subito si capì che era stato oggetto di torture e sevizie che l'avevano condotto alla morte.
Le autorità egiziane, dopo un atteggiamento di facciata e di collaborazione con quelle italiane, si diedero ad azioni di depistaggio e di falsità per i evitare che i servizi segreti di quel Paese venissero coinvolti.
Solo dopo anni di faticoso lavoro di indagini si è giunti al processo intentato dalla procura di Roma dove i quattro responsabili, agenti della National Security egiziana, sono stati individuati, ma tuttora resi irreperibili dalla protezione del governo egiziano del dittatore Al Sisi.
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La proiezione del lavoro è stata preceduta da un'interessante introduzione di Anna Pozzi, docente alla Università Cattolica, scrittrice e giornalista di "Mondo e Missione", nonché attenta conoscitrice della realtà di quel Paese sin dal 2011, ovvero dai moti di piazza Tahrir di cui è stata spettatrice e testimone in prima persona.
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