Dai servizi sociali al turismo

Dopo i servizi sociali, anche il turismo del Comune di Lecco è entrato nel perimetro della co progettazione. L’assessorato ha infatti diffuso in questi giorni un comunicato che illustra i risultati della collaborazione con l’Impresa Sociale Consorzio Girasole, presentata come una scelta innovativa. 
Credo che se c’è qualcosa di nuovo da conoscere, questo rappresenta un’occasione per approfondire: un’impresa sociale che spazia anche nel turismo.
Si legge in questi giorni che il “bilancio dei tre anni di co-progettazione” dai numeri apparentemente brillanti abbia conseguito “…l’aumento del traffico web nel 2024 del 48% a fronte del 20% ipotizzato e nel 2025 è stato del 154% a fronte del 20% previsto…”, percentuali che colpiscono, certo, ma che non dicono nulla sulla qualità delle visite, né sul reale impatto turistico sul territorio. Ancora più curioso è il dato sugli iscritti alla newsletter — 268 nel 2024 e 107 nel 2025 — presentato come “superiore alle aspettative”. 
Per capire come si è arrivati fin qui, basta tornare al maggio 2023, quando il Comune avviò un’istruttoria pubblica per individuare partner per la co progettazione in ambito turistico. Una sola domanda presentata, un solo soggetto capofila: ancora Girasole. Esito immediato, percorso avviato. Pochi mesi dopo, il Comune annuncia l’investimento da 1 milione di euro per la promozione turistica. Una cifra da capogiro — e non certo per i “107 iscritti”.
Per gli addetti ai lavori, rimane una comunicazione sintetica e riduttiva, ma per la più amplia platea di (e)lettori, risuona come un apparente risultato politico centrato. 
Si parla di “novità”, ma in realtà il modello adottato non rappresenta nulla di nuovo per Lecco: è il medesimo schema già utilizzato nei servizi sociali, ora applicato al turismo, con la costante presenza dell’Impresa Sociale Girasole.
Nel panorama italiano, oggi presente vi sono alcune esperienze, che non perché siano poche possano essere considerate meno importanti, ma anzi al contrario coraggiose e da studiare per valutarne l’applicazione. Queste collaborazioni puntano ad ampliare il turismo sostenibile, a renderlo accessibile per tutti, a destagionalizzare in un’ottica di attenuazione di esiti negativi da over tourism e di ecosostenibilità. Nel caso lecchese, però, gli obiettivi restano lontani. Basta osservare la situazione dei parcheggi sul lungolago: un anziano o una persona con disabilità che utilizza una sedia a rotelle oggi fatica persino a raggiungere il lungolago, tra posti ridotti al minimo e stalli riservati insufficienti. 
Difficile, poi, immaginare un rilancio turistico mentre la città è soffocata dai cantieri, che limitano la fruibilità di un territorio con enormi potenzialità — tra lago, montagne e patrimonio culturale — ma continuamente sacrificato a una programmazione frammentaria.
Il “caso Lecco” celebrato come modello nei servizi sociali, viene ora raccontato come un successo anche nel turismo.
E domani, salvo di dare idee magari scontate, sarà protagonista in altri settori ancora, seguendo lo stesso copione.
Una cosa è certa: non si finisce mai di imparare.
Enrico Bianchini
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