In viaggio a tempo indeterminato/418: foglie 'magiche' in quota
Il cuore batte così forte che sembra rimbalzi nel petto come un pallone da basket.
Il fiato è corto, anzi cortissimo.
Sembra che ogni boccata d'aria non sia sufficiente a soddisfare quel fabbisogno di ossigeno che non avevi mai pensato di avere.
E poi la testa, sembra sia improvvisamente diventata più pesante.
Ad ogni passo ti senti come il primo uomo sulla luna. Rivivi le immagini di quella camminata lentissima, attorno non hai crateri lunari ma picchi innevati e lagune turchesi.
E tutto questo "solo" perché stai camminando a più di 4600 metri di altitudine.
Cosa vuoi che siano 4600 metri?
Calcolando che il Monte Bianco è alto 4806, in Italia si tratta di un'altitudine record. Qui sulle Ande, invece, non è nulla di eccezionale.
Ci sono molte persone che vivono quassù tra le nuvole in Perù. Abitano in case senza riscaldamento, portano ogni giorno al pascolo pecore o alpaca, lavorano nei campi (sì ci sono campi anche a queste altitudini). Insomma nel mondo qualcuno vive in una casa al cinquantesimo piano e qualcuno a quasi 5000 metri su una montagna. A me gira la testa solo a pensare a certi numeri, figuriamoci quando mi ci sono trovata a fare un trekking.
Il "mal d'altura" stava per avere la meglio su di me, quando in mio aiuto è arrivato un antico rimedio andino.
Ma andiamo per ordine perché questo "mal d'altura" è diventato uno spauracchio per noi da quando siamo in questa parte di mondo.
Diciamo che è il compagno di viaggio che non vorresti mai avere e che si presenta inaspettato quando si sale sopra i 2500 metri di altitudine troppo velocemente.
È quel momento in cui il corpo ti urla: “Scusa, ma qui l’ossigeno dov'è?"
I sintomi sono: mal di testa, nausea, vertigini, stanchezza, difficoltà a dormire e mancanza di appetito.
Ammetto di averli provati quasi tutti tranne nausea e inappetenza. Quelli per fortuna non si sono mai presentati, anche perché vuoi non mangiarti una bella zuppa calda di patate e quinoa a certe altitudini?
Ci sono dei rimedi per questa sensazione spiacevole e alcuni sono semplici come andare piano, bere molta acqua, mangiare leggero ed evitare alcol. In pratica bisogna saper ascoltare il proprio corpo, coccolarlo un po' e prendersela con calma, un passo alla volta.
In Perù, però, hanno anche un rimedio alternativo. Una tradizione antichissima che qualcuno potrebbe fraintendere ma che funziona davvero... e lo dico per esperienza diretta!
Si tratta delle foglie di coca.
Non sto parlando della coca intesa come bibita frizzante di color marrone, ma dell'altra coca.
Nelle Ande da secoli si masticano foglie di coca e la pratica è chiamata “chacchar”.
Il procedimento è semplice:
Si prende qualche foglia comprata da una señora al mercato.
Si fa una specie di mazzetto compatto e lo si mette in bocca, lasciandolo all'interno della guancia. Il sapore è molto amaro quindi volendo si può aggiungere una sostanza alcalina naturale che sa di menta e che serve anche per favorire l’assorbimento degli alcaloidi presenti naturalmente nelle foglie.
A questo punto si mastica con pazienza e dopo pochi istanti si inizia a sentire una specie di leggera anestesia alla parte della bocca dove si trovano le foglie.
Passa qualche altro istante e ci si sente un po’ più svegli, un po’ meno stanchi e molto più in pace con lo spettacolare paesaggio circostante.

Attenzione però, non sono impazzita improvvisamente e di certo non sto promuovendo il consumo di sostanze illegali (o almeno non in Perù!).
La coca è una pianta che fa parte della cultura andina da secoli, ma spesso il suo uso viene frainteso. Diciamolo subito, le foglie di coca NON sono cocaina.
La pianta cresce sulle Ande e non si tratta di un prodotto artificiale o illegale, ma di un rimedio naturale usato nella vita quotidiana da chi vive a queste altitudini impossibili.
Le foglie di coca sono, infatti, un aiuto importante perché contengono composti naturali che hanno un effetto leggermente stimolante sul sistema nervoso e sulla circolazione. Questo aiuta il corpo ad adattarsi più gradualmente alla carenza di ossigeno, riducendo la sensazione di affaticamento e di pesantezza tipica dell’altitudine.
Secondo la medicina tradizionale, poi, questi composti possono favorire una migliore respirazione e una maggiore attenzione, senza causare alterazioni forti o perdita di controllo. L’effetto è paragonabile a quello di una bevanda energizzante molto leggera, tipo tè o caffè.
Per questo motivo, qui in Perù, le foglie di coca sono considerate un supporto naturale per chi vive o viaggia in montagna.
Tutto questo fa parte di una conoscenza antica, sviluppata in armonia con la Pachamama, cioè la madre terra. In pratica è un esempio di come l'uomo si sia adattato a vivere in condizioni estreme, come l'altitudine, trovando i rimedi nella natura che lo circonda.

Devo essere sincera... Ero molto molto scettica.
Quando sentivo parlare di questo rimedio pensavo fosse solo un modo esotico per impressionare turisti provenienti da parti di mondo dove queste foglie sono considerate illegali. (ps: queste foglie sono illegali ovunque tranne che in Perù e Bolivia).
Non pensavo funzionassero davvero, ne’ tantomeno che le persone del posto le usassero.
Mi sono dovuta ricredere su tutta la linea.
Mi è bastato vedere la faccia di Paolo dopo averle masticate qualche minuto per capire che non era una leggenda. (Mando sempre avanti lui quando c'è da assaggiare qualcosa di nuovo!).
Non si è messo a zompettare come un alpaca, né ha iniziato a salire di corsa sulla cima della montagna.
Ma da subito ho notato che quel senso di spossatezza e vertigini che aveva mentre camminavamo, gli era passato. "Funzionano! È come se mi avessero tolto la nuvola che avevo attorno alla testa!" mi ha urlato.
Quale miglior pubblicità? Le ho ovviamente provate subito anche io e, dopo essere rimasta stranita da quell' intorpidimento alla lingua, ho iniziato a sentirmi più leggera.
"Wow" ho pensato masticando quelle foglie mentre camminavo sul sentiero accanto alla laguna.
Nel frattempo, nella direzione opposta alla mia, stava arrivando una señora con qualche pecora al seguito.
"Ecco come fa a camminare quassù per ore".
E come se avesse sentito i miei pensieri, la señora mi sorride, indica il sacchetto che ho con me e mi chiede alcune foglie. Fa un fagottino e se lo lancia in bocca.
"Grazie" mi dice. "Le mie le ho appena finite".
Il fiato è corto, anzi cortissimo.
Sembra che ogni boccata d'aria non sia sufficiente a soddisfare quel fabbisogno di ossigeno che non avevi mai pensato di avere.
E poi la testa, sembra sia improvvisamente diventata più pesante.
Ad ogni passo ti senti come il primo uomo sulla luna. Rivivi le immagini di quella camminata lentissima, attorno non hai crateri lunari ma picchi innevati e lagune turchesi.
E tutto questo "solo" perché stai camminando a più di 4600 metri di altitudine.
Cosa vuoi che siano 4600 metri?
Calcolando che il Monte Bianco è alto 4806, in Italia si tratta di un'altitudine record. Qui sulle Ande, invece, non è nulla di eccezionale.
Ci sono molte persone che vivono quassù tra le nuvole in Perù. Abitano in case senza riscaldamento, portano ogni giorno al pascolo pecore o alpaca, lavorano nei campi (sì ci sono campi anche a queste altitudini). Insomma nel mondo qualcuno vive in una casa al cinquantesimo piano e qualcuno a quasi 5000 metri su una montagna. A me gira la testa solo a pensare a certi numeri, figuriamoci quando mi ci sono trovata a fare un trekking.
Il "mal d'altura" stava per avere la meglio su di me, quando in mio aiuto è arrivato un antico rimedio andino.
Ma andiamo per ordine perché questo "mal d'altura" è diventato uno spauracchio per noi da quando siamo in questa parte di mondo.
Diciamo che è il compagno di viaggio che non vorresti mai avere e che si presenta inaspettato quando si sale sopra i 2500 metri di altitudine troppo velocemente.
È quel momento in cui il corpo ti urla: “Scusa, ma qui l’ossigeno dov'è?"
I sintomi sono: mal di testa, nausea, vertigini, stanchezza, difficoltà a dormire e mancanza di appetito.
Ammetto di averli provati quasi tutti tranne nausea e inappetenza. Quelli per fortuna non si sono mai presentati, anche perché vuoi non mangiarti una bella zuppa calda di patate e quinoa a certe altitudini?
Ci sono dei rimedi per questa sensazione spiacevole e alcuni sono semplici come andare piano, bere molta acqua, mangiare leggero ed evitare alcol. In pratica bisogna saper ascoltare il proprio corpo, coccolarlo un po' e prendersela con calma, un passo alla volta.
In Perù, però, hanno anche un rimedio alternativo. Una tradizione antichissima che qualcuno potrebbe fraintendere ma che funziona davvero... e lo dico per esperienza diretta!
Si tratta delle foglie di coca.
Non sto parlando della coca intesa come bibita frizzante di color marrone, ma dell'altra coca.
Nelle Ande da secoli si masticano foglie di coca e la pratica è chiamata “chacchar”.
Il procedimento è semplice:
Si prende qualche foglia comprata da una señora al mercato.
Si fa una specie di mazzetto compatto e lo si mette in bocca, lasciandolo all'interno della guancia. Il sapore è molto amaro quindi volendo si può aggiungere una sostanza alcalina naturale che sa di menta e che serve anche per favorire l’assorbimento degli alcaloidi presenti naturalmente nelle foglie.
A questo punto si mastica con pazienza e dopo pochi istanti si inizia a sentire una specie di leggera anestesia alla parte della bocca dove si trovano le foglie.
Passa qualche altro istante e ci si sente un po’ più svegli, un po’ meno stanchi e molto più in pace con lo spettacolare paesaggio circostante.

Attenzione però, non sono impazzita improvvisamente e di certo non sto promuovendo il consumo di sostanze illegali (o almeno non in Perù!).
La coca è una pianta che fa parte della cultura andina da secoli, ma spesso il suo uso viene frainteso. Diciamolo subito, le foglie di coca NON sono cocaina.
La pianta cresce sulle Ande e non si tratta di un prodotto artificiale o illegale, ma di un rimedio naturale usato nella vita quotidiana da chi vive a queste altitudini impossibili.
Le foglie di coca sono, infatti, un aiuto importante perché contengono composti naturali che hanno un effetto leggermente stimolante sul sistema nervoso e sulla circolazione. Questo aiuta il corpo ad adattarsi più gradualmente alla carenza di ossigeno, riducendo la sensazione di affaticamento e di pesantezza tipica dell’altitudine.
Secondo la medicina tradizionale, poi, questi composti possono favorire una migliore respirazione e una maggiore attenzione, senza causare alterazioni forti o perdita di controllo. L’effetto è paragonabile a quello di una bevanda energizzante molto leggera, tipo tè o caffè.
Per questo motivo, qui in Perù, le foglie di coca sono considerate un supporto naturale per chi vive o viaggia in montagna.
Tutto questo fa parte di una conoscenza antica, sviluppata in armonia con la Pachamama, cioè la madre terra. In pratica è un esempio di come l'uomo si sia adattato a vivere in condizioni estreme, come l'altitudine, trovando i rimedi nella natura che lo circonda.

Devo essere sincera... Ero molto molto scettica.
Quando sentivo parlare di questo rimedio pensavo fosse solo un modo esotico per impressionare turisti provenienti da parti di mondo dove queste foglie sono considerate illegali. (ps: queste foglie sono illegali ovunque tranne che in Perù e Bolivia).
Non pensavo funzionassero davvero, ne’ tantomeno che le persone del posto le usassero.
Mi sono dovuta ricredere su tutta la linea.
Mi è bastato vedere la faccia di Paolo dopo averle masticate qualche minuto per capire che non era una leggenda. (Mando sempre avanti lui quando c'è da assaggiare qualcosa di nuovo!).
Non si è messo a zompettare come un alpaca, né ha iniziato a salire di corsa sulla cima della montagna.
Ma da subito ho notato che quel senso di spossatezza e vertigini che aveva mentre camminavamo, gli era passato. "Funzionano! È come se mi avessero tolto la nuvola che avevo attorno alla testa!" mi ha urlato.
Quale miglior pubblicità? Le ho ovviamente provate subito anche io e, dopo essere rimasta stranita da quell' intorpidimento alla lingua, ho iniziato a sentirmi più leggera.
"Wow" ho pensato masticando quelle foglie mentre camminavo sul sentiero accanto alla laguna.
Nel frattempo, nella direzione opposta alla mia, stava arrivando una señora con qualche pecora al seguito.
"Ecco come fa a camminare quassù per ore".
E come se avesse sentito i miei pensieri, la señora mi sorride, indica il sacchetto che ho con me e mi chiede alcune foglie. Fa un fagottino e se lo lancia in bocca.
"Grazie" mi dice. "Le mie le ho appena finite".
Angela (e Paolo)





















