Gattinoni e altri 5 sindaci lombardi in Palestina. Lecco si 'gemella' con Betlemme

C’è un’altra Palestina, di cui si parla troppo poco e che rischia di scomparire nel silenzio. È la Palestina dei territori oltre Gaza, delle famiglie, delle scuole, dei servizi sociali e sanitari, delle comunità che continuano a vivere e resistere lontano dai riflettori della cronaca internazionale.
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Con questo spirito, Mauro Gattinoni in rappresentanza di Lecco e altri 5 sindaci lombardi —per Arese, Gorgonzola, Legnano, Lesmo e Seregno — hanno deciso di partire insieme per un viaggio istituzionale in Terra Santa, visitando Betlemme, Gerusalemme e Gerico, per vedere con i propri occhi una realtà spesso raccontata solo per frammenti o per slogan.
Un viaggio nato dalla convinzione che i sindaci possano essere ambasciatori delle comunità, capaci di unire le città per avvicinare i popoli, come già ricordava Giorgio La Pira negli anni Sessanta. Una missione senza bandiere ideologiche, ma guidata da un’intenzione precisa: ascoltare, incontrare, comprendere. Ossia fare ciò che ogni sindaco fa ogni giorno: stare accanto alle persone e cercare soluzioni concrete, anche quando non fanno notizia.
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Durante la missione, la delegazione ha incontrato amministratori locali, tra cui il Sindaco e la Vice Sindaca di Betlemme e il Governatore di Gerico, oltre a responsabili religiosi e laici di scuole, strutture sociali e sanitarie. Ha visitato luoghi simbolici e servizi essenziali: le scuole di Betlemme e Gerico, l’orfanotrofio La Crèche, il centro Effatà per bambini e giovani audiolesi, il Caritas Baby Hospital, oltre a numerosi incontri con commercianti e famiglie.
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Da tutti è emersa la stessa richiesta: rompere il silenzio. Un silenzio che pesa quanto i muri che separano i territori. Un silenzio fatto di check-point che aprono e chiudono senza preavviso, rendendo la vita quotidiana un rompicapo senza soluzione. Un silenzio che trasforma diritti fondamentali in concessioni: il permesso di lavorare, di studiare, di pregare, di muoversi tra città e villaggi un tempo accessibili.
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L’iniziativa, come spiegato quest'oggi nella conferenza "di restituzione" convocata al ritorno al viaggio, nasce dall’esperienza diretta di Ilaria Scaccabarozzi, sindaca di Gorgonzola, con  l’idea scaturita da un pellegrinaggio estivo: “Mentre ero lì mi sono detta sarebbe bello poter ritornare con una delegazione di sindaci, in maniera istituzionale, per dare senso di vicinanza e presenza diversa rispetto a un gruppo di pellegrini”. 
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L'invito è diventato così programma, esperienza concreta. Un viaggio che "ci ha legato umanamente" come osserva Alberto Rossi di Seregno. Il primo cittadino brianzolo descrive la realtà dei bambini palestinesi, cresciuti con traumi profondi e privati di strumenti psicologici di base, e sottolinea la necessità di rompere le equazioni semplicistiche che collegano automaticamente palestinesi e Hamas. “Il futuro – racconta Rossi – sono piccoli sogni, piccoli diritti: poter tornare a Gerusalemme a pregare o a lavorare, potersi muovere con un briciolo di libertà in più”.
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Anche Lorenzo Radice, sindaco di Legnano, restituisce la complessità del territorio e delle dinamiche vissute: “Quello che c’è lì è una matassa di nodi. La nostra responsabilità è ricreare spazi dove riconoscere che siamo esseri umani, dove il mio sangue vale quanto il tuo”. Radice invita a trasformare la testimonianza in un’azione concreta, riportando nelle comunità italiane il valore di essere ambasciatori di un’umanità ferita e di far emergere percorsi di dialogo e consapevolezza.
Luca Nuvoli, sindaco di Arese, ricorda quanto sia fondamentale decostruire pregiudizi e semplificazioni: “Quando si parla di ebrei o cristiani o musulmani, ci sono tante diversità interne che rischiamo di ignorare. La Palestina ha bisogno che venga restituita dignità, prima di tutto”. La sua riflessione si lega a quella dei colleghi nel sottolineare che la complessità dei contesti richiede delicatezza e attenzione alle sfumature, soprattutto quando si cercano soluzioni concrete partendo dalle comunità locali.
Sara Dossola, sindaca di Lesmo, porta l’attenzione sulla dimensione umana dell’esperienza, ricordando come l’ascolto e la vicinanza possano trasformare la storia in volti e situazioni concreti: “Non si può girare lo sguardo. Essere lì ci ha permesso di capire che il dolore vissuto potrebbe essere anche un po’ nostro. È fondamentale che la politica, anche a livello locale, abbia questa visione”.
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Le conclusioni di Mauro Gattinoni chiudono il racconto con un richiamo alla concretezza e all’azione: “Abbiamo visto la violenza silenziosa della sostituzione della manodopera, delle difficoltà quotidiane imposte alle famiglie palestinesi. Non abbiamo visto bombe o caschi, ma una violenza che attraversa ogni aspetto della vita”. Gattinoni annuncia il gemellaggio tra Lecco e Betlemme, con l’obiettivo di sostenere infrastrutture, luoghi di culto, servizi pubblici, iniziative culturali e sportive, promuovendo un legame stabile e tangibile tra le comunità.
Il viaggio dei sindaci lombardi diventa così un invito a non voltarsi dall’altra parte, a mantenere vivi i legami e a costruire percorsi concreti di solidarietà. È un richiamo a far sentire vicinanza, a restituire dignità, a rompere il silenzio e a trasmettere alle comunità italiane l’esperienza diretta di chi vive quotidianamente in un territorio complesso e ferito, con la consapevolezza che anche la politica locale può fare la differenza.
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