Parlasco dimissione del sindaco, Uniti: responsabili sì, samaritani no

Come opposizione abbiamo più volte manifestato disponibilità al confronto e alla collaborazione, ma tali segnali sono rimasti sistematicamente inascoltati.
Il Sindaco, la Giunta e la maggioranza avrebbero potuto chiedere un incontro con il nostro gruppo per verificare la possibilità di un dialogo reale, così che le nostre istanze — più volte ignorate — potessero contribuire a un nuovo programma amministrativo fondato sul rispetto della comunità parlaschina.
Resta comunque un punto fermo: qualunque sia stato il “Pomo della discordia” che ha portato alle dimissioni, esso non può ricadere sui cittadini di Parlasco, che non meritano di subire le conseguenze di dinamiche interne alla maggioranza.
Se quanto sta accadendo serve solo a riequilibrare dinamiche sovracomunali o a gestire piccoli spazi di potere, riteniamo tali atteggiamenti non solo irresponsabili, ma profondamente inopportuni.
Il senso di responsabilità passa attraverso ben altro. Il malessere all’interno della maggioranza era percepibile e, per certi aspetti, comprensibile per i consiglieri che hanno espresso il loro disappunto. Sarebbe interessante ascoltare anche la loro voce. Riteniamo che l’assenza di comunicazione che ha portato alle dimissioni del primo cittadino sia il risultato di un metodo amministrativo chiuso, limitato e spesso strumentale. Una comunicazione non solo negata alla minoranza, ma – fatto ancor più grave – anche ai cittadini che, pur avendo chiesto chiarimenti per vie formali, non hanno mai ricevuto risposta. Oggi comprendiamo che tale mancanza abbia riguardato anche parte della stessa maggioranza.
Governare un paese significa coinvolgere, valorizzare le competenze, mettere a sistema le risorse di tutti. Significa assumersi la responsabilità delle decisioni strategiche, gestire le politiche pubbliche e garantire il benessere della comunità. Richiede visione, capacità di ascolto e collaborazione con gli altri rappresentanti istituzionali. Tutto questo è mancato.
Per questo riteniamo che queste dimissioni rappresentino una mancanza di responsabilità, in netto contrasto con quanto dichiarato nel comunicato stampa del primo cittadino uscente. Una scelta che ricorda più l’abbandono del comandante Schettino che non il richiamo al dovere dell’Ammiraglio De Falco.
Risuonano ancora le parole del primo consiglio comunale, quando il sindaco Dino Pomi – avvalendosi della facoltà di non rispondere, come se il consiglio fosse un’aula di giustizia – ringraziava il vicesindaco Renato Busi definendolo “fraterno amico”. Un’amicizia che, dopo appena un anno e mezzo, ha portato alla rinuncia di una carica che dovrebbe essere esercitata nell’interesse dei cittadini, non sulla base di personalismi che si sciolgono come neve al sole.
Nel suo comunicato stampa il sindaco dimissionario elenca quanto realizzato nel suo mandato, ma per noi è difficile ricordare risultati concreti: forse l’aumento delle tasse comunali, a fronte di servizi pressoché inesistenti per la collettività. Ciò che avevamo previsto si è puntualmente verificato, probabilmente come conseguenza di promesse infondate e non mantenute.
Parlasco ha necessità concrete e urgenti. Una fra tutte: la possibilità di aprire un piccolo negozio di prossimità, opportunità che sarebbe stata realizzabile grazie al bando regionale Nuova Impresa, un contributo a fondo perduto pensato proprio per sostenere l’apertura di attività nei piccoli comuni. Un’occasione disponibile durante l’intera legislatura del sindaco dimissionario e lasciata cadere nel vuoto, come del resto tutte le richieste che gli sono state rappresentate.
Oggi più che mai sentiamo forte il dovere della responsabilità.
Se si dovesse andare al voto, precisiamo fin da ora che non prenderemo parte ad alcuna coalizione che rappresenti le due attuali componenti della maggioranza.
Per il gruppo consigliare "Uniti per Parlasco" - Bianchini Enrico




















