Parlasco: sindaco sfiduciato da 3 'fratelli', Pomi si dimette. Nel mirino c'è Canepari dopo la Hofmann?
Eletto a giugno 2024, Dino Pomi già rimette il mandato. A "far cadere" il sindaco di Parlasco tre consiglieri di maggioranza che hanno fatto venir meno la fiducia al primo cittadino in carica, portandolo a rassegnare quest'oggi le dimissioni. Si sono sfilati Umberto Manzoni, Marco Manzoni e Renato Busi, quest'ultimo predecessore dello stesso Pomi nel borgo degli affreschi.
139 in tutto gli aventi diritto al voto, 116 i residenti che il 9 giugno di due anni fa si sono recati ai seggi, optando per la continuità, nella sfida tra il forzista Enrico Bianchini e il leghista Pomi: 53 le preferenze raccolte dal primo, 60 quelle assicurate al secondo, già vicesindaco nel quinquennio precedente, espressione della lista Parlasco nel cuore, civica ma nell'alveo del centrodestra.
Sicuramente meloniano Busi (con la tessera presa dopo essersi fatto eleggere al BIM con i voti della Lega), dati in quota Fratelli d'Italia anche gli altri due consiglieri che hanno fatto venir meno i numeri per governare.
E così le piccole vicende quasi personali di un comune da 150 abitanti (testa più, testa meno), assumono rilevanza anche nel quadro più ampio, a due settimane dalle elezioni provinciali dove quelli bravi in matematica e capaci di prevedere il voto di ogni singolo amministratore, finiti i brindisi e messa la testa sui numeri, hanno ben presto evidenziato il gap tra i millesimi effettivamente incamerati da Alessandra Hofmann e il "potenziale", con uno spostamento sul civico Fabio Vergani marcato soprattutto negli scatoloni con le schede dei rappresentanti dei comuni piccoli e medio piccoli. Come se scientemente qualcuno avesse orientato altrove, nella massa, un pacchetto di preferenze, organizzando un piccolo esercito frazionato di franchi tiratori, nella speranza di fregare la presidente uscente in cerca di riconferma. Fino, ovviamente, ad arrivare al caso limite del voto (pesantissimo in termini di millesimi) nullo di Lecco con uno tra gli 11 consiglieri di centrodestra che, nel segreto dell'urna, ha barrato i nomi di entrambi i candidati, facendosi invalidare la scheda. Si voleva solo dare un segnale o arrivare davvero a far vincere Vergani? Il tutto guardando anche a Palazzo Bovara?
E - tornando alle dimissioni dei "fratelli" di Parlasco - l'obiettivo finale è il presidente della Comunità Montana Valsassina, Valvarrone e Riviera Fabio Canepari, assessore esterno proprio nella Giunta di Pomi, rimasto così senza quella poltrona necessaria per indossare la fascia rossoblu? Altro che Lasco il bandito della Valsassina. Qui siamo al fattore Z: "Quando brilla la luna spunta il nostro eroe Zorro che lascia il suo segno, una Z a chi è indegno, la Z che vuol dire Zorro"...
Chissà chi sarà il prossimo a finire nel mirino…
Di seguito il comunicato di Pomi:
A seguito di una riunione di maggioranza da me convocata per verificare la sussistenza delle condizioni politiche necessarie alla prosecuzione del mandato amministrativo, ho preso atto della volontà dei consiglieri Umberto Manzoni, Marco Manzoni e Renato Busi di non rinnovarmi piena fiducia, condizione necessaria per il proseguo del lavoro dell’Amministrazione comunale.
Venuta meno la compattezza del gruppo consiliare eletto a sostegno dell’Amministrazione, e nella piena consapevolezza delle responsabilità connesse al ruolo istituzionale ricoperto, ho ritenuto doveroso, nel rispetto delle norme vigenti, rassegnare le dimissioni dalla carica di Sindaco.
Nel corso del mio mandato ho svolto il ruolo affidatomi con senso delle istituzioni, impegno e responsabilità, mettendo sempre al centro l’interesse del Comune di Parlasco e della sua comunità. Con lo stesso spirito ho assunto questa decisione.
La parola passa ora agli elettori, che nelle prossime elezioni amministrative di maggio potranno esprimere il loro giudizio sull’operato svolto.

Dino Pomi
139 in tutto gli aventi diritto al voto, 116 i residenti che il 9 giugno di due anni fa si sono recati ai seggi, optando per la continuità, nella sfida tra il forzista Enrico Bianchini e il leghista Pomi: 53 le preferenze raccolte dal primo, 60 quelle assicurate al secondo, già vicesindaco nel quinquennio precedente, espressione della lista Parlasco nel cuore, civica ma nell'alveo del centrodestra.
Sicuramente meloniano Busi (con la tessera presa dopo essersi fatto eleggere al BIM con i voti della Lega), dati in quota Fratelli d'Italia anche gli altri due consiglieri che hanno fatto venir meno i numeri per governare.
E così le piccole vicende quasi personali di un comune da 150 abitanti (testa più, testa meno), assumono rilevanza anche nel quadro più ampio, a due settimane dalle elezioni provinciali dove quelli bravi in matematica e capaci di prevedere il voto di ogni singolo amministratore, finiti i brindisi e messa la testa sui numeri, hanno ben presto evidenziato il gap tra i millesimi effettivamente incamerati da Alessandra Hofmann e il "potenziale", con uno spostamento sul civico Fabio Vergani marcato soprattutto negli scatoloni con le schede dei rappresentanti dei comuni piccoli e medio piccoli. Come se scientemente qualcuno avesse orientato altrove, nella massa, un pacchetto di preferenze, organizzando un piccolo esercito frazionato di franchi tiratori, nella speranza di fregare la presidente uscente in cerca di riconferma. Fino, ovviamente, ad arrivare al caso limite del voto (pesantissimo in termini di millesimi) nullo di Lecco con uno tra gli 11 consiglieri di centrodestra che, nel segreto dell'urna, ha barrato i nomi di entrambi i candidati, facendosi invalidare la scheda. Si voleva solo dare un segnale o arrivare davvero a far vincere Vergani? Il tutto guardando anche a Palazzo Bovara?
E - tornando alle dimissioni dei "fratelli" di Parlasco - l'obiettivo finale è il presidente della Comunità Montana Valsassina, Valvarrone e Riviera Fabio Canepari, assessore esterno proprio nella Giunta di Pomi, rimasto così senza quella poltrona necessaria per indossare la fascia rossoblu? Altro che Lasco il bandito della Valsassina. Qui siamo al fattore Z: "Quando brilla la luna spunta il nostro eroe Zorro che lascia il suo segno, una Z a chi è indegno, la Z che vuol dire Zorro"...
Chissà chi sarà il prossimo a finire nel mirino…
Di seguito il comunicato di Pomi:
A seguito di una riunione di maggioranza da me convocata per verificare la sussistenza delle condizioni politiche necessarie alla prosecuzione del mandato amministrativo, ho preso atto della volontà dei consiglieri Umberto Manzoni, Marco Manzoni e Renato Busi di non rinnovarmi piena fiducia, condizione necessaria per il proseguo del lavoro dell’Amministrazione comunale.
Venuta meno la compattezza del gruppo consiliare eletto a sostegno dell’Amministrazione, e nella piena consapevolezza delle responsabilità connesse al ruolo istituzionale ricoperto, ho ritenuto doveroso, nel rispetto delle norme vigenti, rassegnare le dimissioni dalla carica di Sindaco.
Nel corso del mio mandato ho svolto il ruolo affidatomi con senso delle istituzioni, impegno e responsabilità, mettendo sempre al centro l’interesse del Comune di Parlasco e della sua comunità. Con lo stesso spirito ho assunto questa decisione.
La parola passa ora agli elettori, che nelle prossime elezioni amministrative di maggio potranno esprimere il loro giudizio sull’operato svolto.
arch. Dino Pomi




















