PAROLE CHE PARLANO/259

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Curiosità


La parola "curiosità" nasconde nelle sue origini latine un significato sorprendentemente legato alla cura, all'attenzione e persino all'ansia. Non è nata per descrivere un semplice desiderio di sapere, ma qualcosa di molto più profondo.

Il termine italiano deriva direttamente dal latino curiosĭtas, un sostantivo che discende a sua volta dall'aggettivo curiōsus. Per risalire alla sua vera essenza, dobbiamo guardare al verbo latino cūra, che significa letteralmente "sollecitudine", "preoccupazione" o "affanno".

L'aggettivo curiōsus descriveva, quindi, in origine, chi si prendeva "troppa cura" di qualcosa, chi era eccessivamente meticoloso o diligente. Da qui, il senso si è spostato rapidamente verso l'idea di indiscrezione e l'ansia di indagare, spesso in faccende che non riguardavano l'individuo. La curiosĭtas nel mondo romano non era dunque vista come una virtù, ma piuttosto come un vizio, un'eccessiva bramosia di sapere, di venire a piena conoscenza, che poteva distrarre dagli affari più importanti e condurre alla critica e al pettegolezzo.

Con il passare dei secoli e l'evoluzione della lingua, il significato della parola è stato in gran parte riabilitato. Oggi, pur conservando una leggera sfumatura negativa quando si parla di indiscrezione, "curiosità" è principalmente intesa come una qualità intellettuale fondamentale. È il desiderio innato di conoscere, esplorare e imparare, riconosciuto come il motore primo della ricerca scientifica e del progresso culturale.

In definitiva, l'etimologia ci consegna un messaggio affascinante: la curiosità è etimologicamente l'azione di "essere pieno di cura". Ci ricorda che l'impulso a conoscere, nel suo senso più puro, richiede la stessa attenzione meticolosa e la stessa dedizione che dedichiamo alla cura di ciò che ci è più caro.
Rubrica a cura di Dino Ticli
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