PAROLE CHE PARLANO/222
Zonzo
La locuzione “andare a zonzo” indica un’attività che nel mondo frenetico in cui viviamo riesce sempre meno. Ogni viaggio che intraprendiamo, breve o lungo che sia, ha sempre una meta, un obiettivo preciso, uno scopo da raggiungere.Chi si dedica allo zonzare (non vi suggerisco di usare questo verbo perché, pur essendo presente in pochi vocabolari moderni, lo è soprattutto in quelli storici e specialistici) ha invece un unico obiettivo: quello di gironzolare per il gusto di farlo, per godersi la sorpresa degli incontri umani o materiali, magari in una città sconosciuta, per passare il tempo senza restare pigramente sdraiati su una poltrona.
Sicuramente può essere percepito come un atto di libertà e relax, simbolo di un momento in cui ci si permette di esplorare senza vincoli, godendosi il tempo senza pressioni. Tuttavia, andare a zonzo può anche avere sfumature più negative, se usata per criticare un comportamento percepito come improduttivo o ozioso. Avendo tra i diversi sinonimi anche il termine bighellonare, chi va spesso a zonzo potrebbe essere visto come una persona poco seria o disinteressata alle responsabilità.
Il suono di questa parola ci avvisa che la sua origine è molto probabilmente onomatopeica, imita infatti il suono ronzante delle zanzare e degli altri insetti che si muovono ondeggiando di qua e di là con movimenti, almeno apparentemente, vaghi e senza meta.
Rubrica a cura di Dino Ticli