Otto dipendenti della Leonardo spa indagati per il disastro aereo di tre anni fa nel quale perse la vita un pilota inglese
Sono otto i soggetti iscritti nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Lecco, per il disastro aereo del 16 marzo 2022, quando il jet M-346 della società Leonardo spa, precipitò sul versante nord del monte Legnone, in località Valorga.
Il velivolo, un aereo militare, come si ricorderà, era decollato dall'aeroporto di Venegono (Varese) alle 11.14, per un volo di addestramento, condotto dal pilota collaudatore Giampaolo Goattin e dal pilota in formazione, dipendente di una società esterna, David Alexander Ashley, ex RAF, non sopravvissuto dopo l'impatto tra il biposto Alenia Aermacchi e la montagna, pur essendo riuscito, come il collega, a eiettarsi dall'abitacolo. Se, infatti, il paracadute di Goattin, 54 anni, si era impigliato in uno sperone di roccia, di fatto salvando la vita all'uomo, l'inglese era invece precipitato in un crepaccio, venendo poi recuperato esanime, non senza difficoltà, dai soccorritori.
Stamani in una conferenza stampa convocata presso il comando provinciale dei Carabinieri di Lecco, il procuratore capo Ezio Domenico Basso ha reso nota innanzitutto, la conclusione delle indagini, con la notifica del ''415 bis'' agli indagati e ai rispettivi legali, avvenuta negli scorsi giorni.
L'indagine - lo ha ammesso il procuratore stesso - è stata lunga e complessa. Ci sono voluti tre anni, ma non è stato semplice; non tanto ricostruire la dinamica dell'accaduto, quanto piuttosto arrivare alla determinazione delle eventuali responsabilità penali e amministrative in ordine all'incidente costato la vita al pilota inglese.
L'indagine è stata condotta quasi in toto dalla Procura lecchese; originariamente il fascicolo era stato assegnato al sostituto Andrea Figoni. Con il trasferimento di quest'ultimo a Cremona, se ne è fatto carico direttamente il dottor Basso, poi affiancato dalla collega Chiara Stoppioni.
''Il velivolo era in fase di collaudo, destinato ad uso militare. Per questo, sin dal principio, ci siamo rapportati con l'Aeronautica, conferendo un primo incarico al tenente colonnello Filippo Zuffada, al quale abbiamo chiesto di analizzare le scatole nere e i rottami del jet, in giacenza presso la base militare di Cameri'' ha spiegato il numero uno della Procura lecchese.
Una consulenza depositata il 15 marzo 2023, a un anno dalla tragedia e poi integrata nelle settimane successive, recependo altre richieste formulate nel frattempo dal dottor Basso.
Alla luce di quanto emerso dagli atti, gli inquirenti hanno cercato innanzitutto di ricostruire l'organigramma di Leonardo spa, che quel velivolo aveva assemblato e gestito nella propria sede di Venegono, in provincia di Varese. Sentito dunque il braccio destro dell'attuale amministratore delegato Roberto Cingolani (subentrato nel maggio 2023 al predecessore, Alessandro Profumo ndr), alla presenza del nucleo investigativo del comando provinciale dei Carabinieri di Lecco, che il procuratore Basso ha più volte ringraziato per il supporto nel corso della conferenza odierna.
Ebbene si arriva al 23 giugno 2023 quando sette dirigenti di Leonardo spa (nelle sue diverse articolazioni) vengono iscritti nel registro degli indagati, con l'invio degli avvisi di garanzia. A quel punto però, si apre un'altra questione non secondaria: valutare la sussistenza di un'eventuale responsabilità amministrativa in capo alla società stessa, rispetto all'accaduto. Per questa ragione nell'ottobre 2023, viene nominato un collegio di consulenti al quale affidare l'incarico per sciogliere questo nodo. Figure di fama nazionale che nel maggio successivo, al termine di questo accertamento complesso, hanno depositato in Procura alcune note preliminari in merito al lavoro svolto, integrandolo il 12 ottobre 2024.
Nel frattempo le sedi di Leonardo spa di Roma, Torino e Venegono si rendono scenario di una serie di perquisizioni disposte dalla Procura, per acquisire altra eventuale documentazione utile ai fini dell'indagine, escutendo a sit una serie di figure che avevano occupato ruoli di interesse nella società. Il nodo era appunto chiarire l'aspetto dell'eventuale responsabilità amministrativa che, da normativa, può essere estesa anche a persone giuridiche per reati colposi connessi alla violazione di norme sugli infortuni sul lavoro.
La richiesta avanzata al GIP del Tribunale di Lecco, di incidente probatorio affinchè venisse disposta una perizia su fatti e responsabilità, è stata però rigettata.
Si arriva dunque al 18 marzo di quest'anno, meno di dieci giorni fa, quando è stato notificato a otto dipendenti di Leonardo spa (sette dirigenti oltre al pilota ndr) e alla società stessa quale persona giuridica, l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, dando così agli indagati la possibilità di depositare eventuali memorie o di essere sentiti.
Le contestazioni sono - a vario titolo - disastro aviatorio colposo e omicidio colposo per violazione della normativa anti infortunistica. In sostanza, secondo la ricostruzione della Procura di Lecco, quell'aereo non sarebbe stato ancora idoneo alla formazione del pilota che - a sua volta - avrebbe dovuto insegnarne l'utilizzo al personale della committenza. Pur alzatosi in volo, l'aereo non sarebbe stato completo dal punto di vista dell'assemblaggio e dell'attività di verifica e di collaudo, trovandosi ancora in fase di realizzazione.
In particolare, nelle condotte penalmente rilevanti di quegli otto soggetti, sussisterebbero - per la Procura - gli estremi di aver agito provocando un presunto vantaggio derivante a Leonardo spa, per quel che riguarda il rispetto dei termini del contratto stipulato con la committenza, cioè l'Aeronautica del Turkmenistan. In sostanza, avrebbero accellerato le procedure di allestimento del jet per non incorrere in eventuali sanzioni.
Il velivolo, stando alla ricostruzione degli inquirenti, non era pronto; altro aspetto critico riguarderebbe altresì la commistione tra l'attività di collaudo e quella di addestramento, che sarebbero state portate avanti simultaneamente in quel volo costato la vita all'inglese David Alexander Ashley.

I resti del jet sul Legnone
Il velivolo, un aereo militare, come si ricorderà, era decollato dall'aeroporto di Venegono (Varese) alle 11.14, per un volo di addestramento, condotto dal pilota collaudatore Giampaolo Goattin e dal pilota in formazione, dipendente di una società esterna, David Alexander Ashley, ex RAF, non sopravvissuto dopo l'impatto tra il biposto Alenia Aermacchi e la montagna, pur essendo riuscito, come il collega, a eiettarsi dall'abitacolo. Se, infatti, il paracadute di Goattin, 54 anni, si era impigliato in uno sperone di roccia, di fatto salvando la vita all'uomo, l'inglese era invece precipitato in un crepaccio, venendo poi recuperato esanime, non senza difficoltà, dai soccorritori.

Un momento della conferenza stampa, con al centro il Procuratore Ezio Domenico Basso
Stamani in una conferenza stampa convocata presso il comando provinciale dei Carabinieri di Lecco, il procuratore capo Ezio Domenico Basso ha reso nota innanzitutto, la conclusione delle indagini, con la notifica del ''415 bis'' agli indagati e ai rispettivi legali, avvenuta negli scorsi giorni.
L'indagine - lo ha ammesso il procuratore stesso - è stata lunga e complessa. Ci sono voluti tre anni, ma non è stato semplice; non tanto ricostruire la dinamica dell'accaduto, quanto piuttosto arrivare alla determinazione delle eventuali responsabilità penali e amministrative in ordine all'incidente costato la vita al pilota inglese.
L'indagine è stata condotta quasi in toto dalla Procura lecchese; originariamente il fascicolo era stato assegnato al sostituto Andrea Figoni. Con il trasferimento di quest'ultimo a Cremona, se ne è fatto carico direttamente il dottor Basso, poi affiancato dalla collega Chiara Stoppioni.

Una foto scattata immediatamente dopo lo schianto
''Il velivolo era in fase di collaudo, destinato ad uso militare. Per questo, sin dal principio, ci siamo rapportati con l'Aeronautica, conferendo un primo incarico al tenente colonnello Filippo Zuffada, al quale abbiamo chiesto di analizzare le scatole nere e i rottami del jet, in giacenza presso la base militare di Cameri'' ha spiegato il numero uno della Procura lecchese.
Una consulenza depositata il 15 marzo 2023, a un anno dalla tragedia e poi integrata nelle settimane successive, recependo altre richieste formulate nel frattempo dal dottor Basso.
Alla luce di quanto emerso dagli atti, gli inquirenti hanno cercato innanzitutto di ricostruire l'organigramma di Leonardo spa, che quel velivolo aveva assemblato e gestito nella propria sede di Venegono, in provincia di Varese. Sentito dunque il braccio destro dell'attuale amministratore delegato Roberto Cingolani (subentrato nel maggio 2023 al predecessore, Alessandro Profumo ndr), alla presenza del nucleo investigativo del comando provinciale dei Carabinieri di Lecco, che il procuratore Basso ha più volte ringraziato per il supporto nel corso della conferenza odierna.

La vittima David Alexander Ashley
Ebbene si arriva al 23 giugno 2023 quando sette dirigenti di Leonardo spa (nelle sue diverse articolazioni) vengono iscritti nel registro degli indagati, con l'invio degli avvisi di garanzia. A quel punto però, si apre un'altra questione non secondaria: valutare la sussistenza di un'eventuale responsabilità amministrativa in capo alla società stessa, rispetto all'accaduto. Per questa ragione nell'ottobre 2023, viene nominato un collegio di consulenti al quale affidare l'incarico per sciogliere questo nodo. Figure di fama nazionale che nel maggio successivo, al termine di questo accertamento complesso, hanno depositato in Procura alcune note preliminari in merito al lavoro svolto, integrandolo il 12 ottobre 2024.
Nel frattempo le sedi di Leonardo spa di Roma, Torino e Venegono si rendono scenario di una serie di perquisizioni disposte dalla Procura, per acquisire altra eventuale documentazione utile ai fini dell'indagine, escutendo a sit una serie di figure che avevano occupato ruoli di interesse nella società. Il nodo era appunto chiarire l'aspetto dell'eventuale responsabilità amministrativa che, da normativa, può essere estesa anche a persone giuridiche per reati colposi connessi alla violazione di norme sugli infortuni sul lavoro.

La traccia del jet rilevata il giorno dell'incidente
La richiesta avanzata al GIP del Tribunale di Lecco, di incidente probatorio affinchè venisse disposta una perizia su fatti e responsabilità, è stata però rigettata.
Si arriva dunque al 18 marzo di quest'anno, meno di dieci giorni fa, quando è stato notificato a otto dipendenti di Leonardo spa (sette dirigenti oltre al pilota ndr) e alla società stessa quale persona giuridica, l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, dando così agli indagati la possibilità di depositare eventuali memorie o di essere sentiti.
Le contestazioni sono - a vario titolo - disastro aviatorio colposo e omicidio colposo per violazione della normativa anti infortunistica. In sostanza, secondo la ricostruzione della Procura di Lecco, quell'aereo non sarebbe stato ancora idoneo alla formazione del pilota che - a sua volta - avrebbe dovuto insegnarne l'utilizzo al personale della committenza. Pur alzatosi in volo, l'aereo non sarebbe stato completo dal punto di vista dell'assemblaggio e dell'attività di verifica e di collaudo, trovandosi ancora in fase di realizzazione.
In particolare, nelle condotte penalmente rilevanti di quegli otto soggetti, sussisterebbero - per la Procura - gli estremi di aver agito provocando un presunto vantaggio derivante a Leonardo spa, per quel che riguarda il rispetto dei termini del contratto stipulato con la committenza, cioè l'Aeronautica del Turkmenistan. In sostanza, avrebbero accellerato le procedure di allestimento del jet per non incorrere in eventuali sanzioni.
Il velivolo, stando alla ricostruzione degli inquirenti, non era pronto; altro aspetto critico riguarderebbe altresì la commistione tra l'attività di collaudo e quella di addestramento, che sarebbero state portate avanti simultaneamente in quel volo costato la vita all'inglese David Alexander Ashley.
G.C.