Olginate: truffa in danno a una concessionaria, due condanne
Dopo una camera di consiglio di poco più di trenta minuti, ieri, mercoledì 26 marzo, il giudice Paolo Salvatore riconosciuto colpevoli entrambi i soggetti - M.G. e M.S. le iniziali - accusati di truffa in concorso a danno di una concessionaria di Olginate.
Il primo, ex dipendente dell'autosalone, è stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione e 500 euro di multa. L’altro, titolare di una officina di Lecco, a un anno e un mese e 450 euro di multa. Per entrambi pena sospesa e non menzione al casellario giudiziale.
La vicenda si colloca tra il marzo 2021 e il marzo 2022, data quest'ultima in cui M.G., magazziniere dell'attività olginatese è stato invitato a dimettersi, mettendo fine ad un rapporto di lavoro di lungo corso, nell'ambito del quale aveva goduto di una certa autonomia, come emerso in Aula dal racconto del legale rappresentante dell'autosalone e del general manager, con quest'ultimo primo a nutrire dubbi circa l'affidabilità del collaboratore, arrivando anche a registrare una conversazione intercorsa con l'altro imputato - M.S. - dalla quale muove poi il fascicolo giudiziario.
Nell'ipotesi accusatoria il garage sarebbe stato utilizzato per aggiungere un tassello nella filiera di acquisto di pezzi di ricambio, ordinati dal magazziniere per conto della concessionaria, pur senza che questa ne avesse bisogno, creando dunque un triangolo all'interno del quale, tra bolle e fatture nonché pagamenti per contanti, i due imputati avrebbero tratto in errore sia la società fornitrice sia l'autosalone, con quest'ultima attività che pagava alla fine per materiale non richiesto.
Ieri in Aula la pubblica accusa, rappresentata dal vpo Caterina Scarselli, mentre ha ritenuto che non fosse stata raggiunta la prova per M.S., “fornitore” dei pezzi di ricambio, e ne ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste, ha ritenuto provata la colpevolezza di M.G. proponendo un anno di reclusione e 350 euro di multa.
La difesa dell’ex dipendente ne ha chiesto l’assoluzione ritenendo non ci fosse una responsabilità chiara e accertata del proprio assistito e che l’ingiusto profitto - quantificato dalla Procura in 16.700 euro - fosse in realtà stato acquisito solo dall’altro imputato.
Di diverso avviso il legale del titolare del garage che in uno scritto aveva asserito di avere consegnato il denaro e il “biglietto” all’altro imputato, dichiarandosi estraneo all’accaduto.
Versioni che però non hanno convinto il giudice che ha deciso per la condanna di entrambi.
Il primo, ex dipendente dell'autosalone, è stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione e 500 euro di multa. L’altro, titolare di una officina di Lecco, a un anno e un mese e 450 euro di multa. Per entrambi pena sospesa e non menzione al casellario giudiziale.
La vicenda si colloca tra il marzo 2021 e il marzo 2022, data quest'ultima in cui M.G., magazziniere dell'attività olginatese è stato invitato a dimettersi, mettendo fine ad un rapporto di lavoro di lungo corso, nell'ambito del quale aveva goduto di una certa autonomia, come emerso in Aula dal racconto del legale rappresentante dell'autosalone e del general manager, con quest'ultimo primo a nutrire dubbi circa l'affidabilità del collaboratore, arrivando anche a registrare una conversazione intercorsa con l'altro imputato - M.S. - dalla quale muove poi il fascicolo giudiziario.
Nell'ipotesi accusatoria il garage sarebbe stato utilizzato per aggiungere un tassello nella filiera di acquisto di pezzi di ricambio, ordinati dal magazziniere per conto della concessionaria, pur senza che questa ne avesse bisogno, creando dunque un triangolo all'interno del quale, tra bolle e fatture nonché pagamenti per contanti, i due imputati avrebbero tratto in errore sia la società fornitrice sia l'autosalone, con quest'ultima attività che pagava alla fine per materiale non richiesto.
Ieri in Aula la pubblica accusa, rappresentata dal vpo Caterina Scarselli, mentre ha ritenuto che non fosse stata raggiunta la prova per M.S., “fornitore” dei pezzi di ricambio, e ne ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste, ha ritenuto provata la colpevolezza di M.G. proponendo un anno di reclusione e 350 euro di multa.
La difesa dell’ex dipendente ne ha chiesto l’assoluzione ritenendo non ci fosse una responsabilità chiara e accertata del proprio assistito e che l’ingiusto profitto - quantificato dalla Procura in 16.700 euro - fosse in realtà stato acquisito solo dall’altro imputato.
Di diverso avviso il legale del titolare del garage che in uno scritto aveva asserito di avere consegnato il denaro e il “biglietto” all’altro imputato, dichiarandosi estraneo all’accaduto.
Versioni che però non hanno convinto il giudice che ha deciso per la condanna di entrambi.
S.V.