Esino, omicidio di Pierluigi Beghetto: la Corte d'Assise di Como ha condannato Luciano Biffi a 24 anni di reclusione

Una settimana fa esatta il sostituto procuratore Chiara Stoppioni aveva chiesto la condanna di Luciano Biffi a 25 anni di reclusione. Quest'oggi la Corte d'Assise di Como, presieduta dal giudice Carlo Cecchetti, ha sentenziato un pena lievemente inferiore, pari a 24 anni (oltre il pagamento delle spese processuali) nei confronti del sessantenne, reo confesso dell'omicidio di Pierluigi Beghetto, avvenuto il 21 aprile 2024 a Esino Lario. Un episodio drammatico che aveva scosso la piccola comunità situata ai piedi delle Grigne, alla quale entrambi erano legati. 
Seppur residente in un comune della Brianza monzese infatti, la vittima era impegnata a tutto campo nell'associazionismo e pure in amministrazione comunale, ricoprendo l'incarico di assessore.
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Il Tribunale di Como

La scorso mercoledì 19 marzo, nel corso della discussione in Aula, la dottoressa Stoppioni - che ha ereditato il fascicolo dalla collega Giulia Angeleri, trasferitasi nel frattempo in Procura a Bergamo - aveva ricondotto l'omicidio ad una mera questione di vicinato, banale, che Luciano Biffi però non era riuscito a gestire con lucidità.
Stando infatti a quanto è emerso nella breve istruttoria, l'imputato appariva come ''ossessionato'' da alcuni sacchi di pellet di proprietà del vicino, la cui presenza accanto alla sua abitazione non riusciva proprio a tollerare per via dell'odore che a suo dire emanavano.
''Lui percepisce come provocatoria una condotta che non lo sembra. Vi è una sproporzione tra movente e azione'' aveva affermato l'esponente della Procura lecchese ricordando peraltro che l'imputato - musicante di strada - aveva passato diverso tempo a Perugia, facendo ritorno a Esino in tempi davvero recentissimi rispetto all'omicidio. L'esasperazione per la questione del pellet, sarebbe dunque montata nel giro di soli 10-12 giorni.
Per questa ragione la dottoressa Stoppioni aveva chiesto la condanna del sessantenne alla pena di venticinque anni di reclusione, riconoscendo l'aggravante dei futili motivi, ma al contempo le attenuanti generiche dovute all'incensuratezza e all'atteggiamento processuale collaborativo.
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La vittima, Pierluigi Beghetto

Di tutt'altro avviso la posizione della difesa. Per l'avvocato Giorgio Pagnoncelli, quelli che la Procura ha ritenuto sin dal principio ''futili motivi'' - contestandogli un'aggravante che gli ha di fatto precluso l'accesso al rito abbreviato - per Luciano Biffi erano una questione di ''vitale importanza''. L'accumulo di tensione nel suo assistito era ''ormai al limite per l'atteggiamento del vicino, ritenuto sfidante e provocatorio'' aveva detto la toga, cercando di tradurre a parole lo stato d'animo del Biffi. ''Non a caso, subito dopo l'omicidio sposta i sacchi di pellet dalla posizione in cui si trovavano''.
Sulle note finali del proprio intervento, l'avvocato Pagnoncelli la scorsa settimana aveva chiesto l'esclusione dell'aggravante - ''i pellet non sono il motivo di quanto avvenuto, ma l'oggetto della discussione'' - e dunque la possibilità di scontare di un terzo la pena irrogata al proprio assistito. 
Quest'ultimo, sul finire dell'udienza, aveva preso la parola, spiegando come non fosse sua intenzione uccidere il vicino (freddato con almeno 18-20 colpi di falcetto ndr), nè trascorrere parte della sua esistenza in carcere. ''Ero troppo agitato. Volevo soltanto spaventarlo....ma tremavo troppo'' le parole pronunciate da Luciano Biffi, motivando il gravissimo gesto compiuto con la rabbia covata nel tempo nei confronti del vicino, soprattutto per via di quei sacchi di pellet. ''Mi ha fatto diversi sgarbi e non ho mai detto una parola, ma poi la rabbia mi è aumentata troppo'' ha detto l'imputato, reo confesso dell'omicidio del vicino di casa, motivo per il quale si trova ristretto in carcere a Monza da quasi un anno.
Parole che avevano suscitato l'accesa reazione dei familiari della vittima, seduti in fondo all'aula, sentitisi in dovere di difendere la memoria del loro congiunto, stimato padre di famiglia che si divideva tra la passione per l'apicoltura e il suo impegno amministrativo e nel volontariato.
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Luciano Biffi

A rappresentare i parenti più prossimi della vittima - in particolare la moglie e i due figli - l'avvocato Massimiliano Tebaldi, costituitosi parte civile nel procedimento. Quest'ultimo, nell'associarsi alle considerazioni del PM sulla necessità di contestare l'aggravante dei futili motivi,  depositando altresì una memoria relativa ai danni morali e patrimoniali patiti dalla famiglia Beghetto, aveva messo in luce una personalità del  Biffi diversa da quanto tratteggiato in questi mesi; l'imputato era stato sposato ed era abituato a spostarsi, vivendo anche in città (come ad esempio Perugia) molto diverse dal piccolo borgo di Esino.
Quest'oggi dunque, l'epilogo finale, con la condanna a 24 anni di reclusione tenendo conto delle attenuanti generiche e della contestata aggravante. Disposto un risarcimento danni di quasi 1.400.000 euro nei confronti delle parti civili costituite, dunque la moglie e i due figli di Beghetto, oltre al pagamento delle spese processuali. 
In assenza di repliche delle parti infatti, la Corte si è ritirata per una breve camera di consiglio, formulando pochi minuti dopo mezzogiorno, la sentenza finale.
G.C.
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