Lecco: internato dopo pochi giorni al fronte, medaglia e pietra d'inciampo a Lavelli

Mercoledì a Monte Marenzo il prefetto Sergio Pomponio consegnerà cinque Medaglie d’Onore ai familiari di cittadini del territorio, militari e civili, deportati nei lager nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra i destinatari del riconoscimento, anche gli "eredi" di Alessandro Lavelli, un giovane lecchese che, non ancora ventenne, alla fine dell’agosto del 1943, fu richiamato alle armi. La guerra per lui durò solo pochi giorni ma, l'8 settembre fu fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Germania, dove morì.
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Alessandro Lavelli
Le informazioni riguardo alla sua vita sono tutte raccolte in un sito web a lui dedicato, frutto dell’impegno della pronipote Isabella Lavelli, di Olgiate Molgora. Si tratta di un lavoro avviato nel 2023 e supportato dal professor Alberto Magni del direttivo dell'ANPI di Lecco, che si è personalmente recato all’archivio militare ed è riuscito a recuperare i documenti relativi ad Alessandro e fornirli alla sua famiglia. 

Un’ampia sezione del sito è dedicata alla biografia di Alessandro, nato a Lecco il 1° agosto 1924 da Giuseppe Lavelli e Angela Muffatti. In città trascorse l’infanzia e completò la quinta elementare prima di imparare il mestiere di elettricista. Pare che tra le sue passioni ci fosse quella del ciclismo, cosa che lui stesso aveva segnalato nel documento di leva. Era il maggiore di tre figli. Quando la situazione a Lecco divenne insostenibile a causa della guerra, la famiglia decise di trasferirsi in provincia di Sondrio, nel paese di Montagna in Valtellina, nella località Castaldo di cui era originaria la madre. La casa un tempo appartenuta alla donna è tutt'oggi di proprietà della famiglia, ed è proprio nei pressi di questa abitazione che il prossimo maggio verrà posata una una Pietra d’Inciampo in memoria di Alessandro. 

Dopo l'entrata in guerra dell’Italia, il giovane era stato chiamato alle armi nel 1943 e, il 31 agosto dello stesso anno, entrò a far parte del 7° Reggimento Artieri – 3° Compagnia Marconisti, di stanza a Udine. Tuttavia, l’8 settembre 1943 Alessandro fu deportato in Germania, sebbene non siano chiare le circostanze del suo arresto. Grazie alla documentazione, però, la famiglia è potuta risalire al fatto che Alessandro fu internato nello Stammlager IV G di Oschatz, in Sassonia, dove erano presenti una serie di “Arbeitslager” (campi di lavoro) sparsi nella regione. Alessandro lavorò prima presso la Siemens a Neusörnewitz e poi a Meißen, dove le condizioni di vita erano estremamente dure. Il 28 luglio 1945, morì all’Ospedale Civile di Wurzen a causa di una grave tubercolosi polmonare, probabilmente contratta durante la prigionia.

La salma di Alessandro fu restituita all'Italia grazie all’impegno dell’associazione dei reduci solo nel 1965, quando, a Lecco, si tenne una cerimonia commemorativa. Inizialmente sepolto nel Cimitero di Castello, successivamente i suoi resti furono trasferiti al Santuario di Nostra Signora della Vittoria, sempre a Lecco. Oggi una lapide ricorda il suo nome tra quelli dei caduti per la Lotta di Liberazione presso il Liceo Scientifico Grassi di Lecco, in Largo Montenero.

Alessandro Lavelli è solo uno dei numerosi Internati Militari Italiani (IMI), riconosciuti a pieno titolo come combattenti della Resistenza. La sua storia rappresenta non solo un sacrificio individuale, ma anche un monito per le generazioni future, affinché non si dimentichino le atrocità della guerra e le ingiustizie subite da tanti giovani italiani deportati nei lager nazisti. 

Anche se a 80 anni dalla sua morte, ora la Repubblica Italiana offre un importante segno di riconoscimento alla sua memoria. “Questa iniziativa è molto importante – commenta Isabella Lavelli, nipote del fratello minore di Alessandro –  Siamo grati della medaglie e del  riconoscimento ufficiale dallo Stato. Quando morivano questi ragazzi lasciavano nelle loro famiglie una grandissima ferita. Questi riconoscimenti potrebbero sembrare solo simbolici, ma sono davvero importanti. I genitori spesso non sapevano neanche le circostante in cui erano morti i loro figli. Io stessa, nella mia infanzia, quando era in vita mio nonno attraverso i suoi racconti questa ferita di famiglia la percepivo moltissimo”. 

Quest’anno, come anticipato, la memoria di Alessandro Lavelli verrà onorata anche in un secondo momento celebrativo. A maggio infatti verrà posata la Pietra d’Inciampo a Montagna in Valtellina, precisamente in contrada Cà Castaldo, il luogo dove la sua famiglia visse durante il conflitto. È qui che Alessandro stesso aveva indicato la sua residenza nei documenti ufficiali del Lager. “Devo ringraziare moltissimo professor Alberto Magni per il supporto che ha dato al progetto di Pietra d’Inciampo e l'assessora alla Cultura del Comune di Montagna in Valtellina, Chiara Pozzi” ha aggiunto Isabella Lavelli, che dopodomani sarà a Monte Marenzo insieme al papà Sandro, nipote di Alessandro, e molti altri parenti orgogliosi di poter ottenere una medaglia che onora la memoria del loro caro.
E.Ma.
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