Esino, omicidio aggravato da futili motivi: chiesti 25 anni per Biffi, che parla alla Corte. ''Volevo solo spaventarlo''
''Ero troppo agitato. Non volevo ucciderlo, nè trascorrere la mia vita in carcere. Volevo soltanto spaventarlo....ma tremavo troppo''. A discussione ormai conclusa, con la richiesta di condanna a venticinque anni di reclusione già formulata dal pubblico ministero Chiara Stoppioni, nel pomeriggio odierno il sessantenne Luciano Biffi si è accomodato dinnanzi alla Corte presieduta dal giudice Carlo Cecchetti. Nelle ''spontanee dichiarazioni'' rese in aula, l'imputato ha motivato il gravissimo gesto compiuto con la rabbia covata nel tempo nei confronti del vicino, Pierluigi Beghetto, freddato con almeno 18-20 colpi di falcetto il 21 aprile dello scorso anno all'esterno del complesso di Via Dante, a Esino Lario, dove entrambi vivevano.
Biffi ha parlato di uno stato di agitazione, quasi di disperazione, dovuto alla condotta del compianto assessore 53enne, casa ai piedi delle Grigne, ma residente con la famiglia in un comune della Brianza monzese.

Tutto del resto - come ha confermato la discussione svoltasi nel pomeriggio odierno in Tribunale a Como - ruota attorno a quei sacchi di pellet, di proprietà dell'amministratore esinese, la cui presenza all'esterno del complesso residenziale dava però fastidio al Biffi, tanto da spingerlo a rivolgersi pure al sindaco Pietro Pensa. ''Gli avevo detto di metterli nel mio garage gratuitamente'' ha detto l'imputato, reo confesso dell'omicidio del vicino di casa, motivo per il quale si trova ristretto in carcere a Monza da quasi un anno. ''Mi ha fatto diversi sgarbi e non ho mai detto una parola, ma poi la rabbia mi è aumentata troppo''.
Parole che hanno suscitato l'accesa reazione dei familiari della vittima, seduti in fondo all'aula, sentitisi in dovere di difendere la memoria del loro congiunto, stimato padre di famiglia che si divideva tra la passione per l'apicoltura e il suo impegno amministrativo e nel volontariato.
Inizialmente posti da Beghetto all'esterno della palazzina, poi nel garage del vicino, i sacchi di pellet erano stati spostati nella posizione originaria a seguito di un principio di incendio che aveva interessato il box dell'imputato. Quest'ultimo però non ne voleva sapere di vederli lì - a causa dell'odore che a suo dire emanavano - e aveva più volte cercato di portarli al secondo piano, dove abitava appunto l'assessore. Che per tutta risposta desiderava rimanessero nel punto in cui li aveva riposti.
Se per Luciano Biffi quei sacchi di pellet erano diventati un vero e proprio incubo, una questione quasi vitale - come ha anche evidenziato il suo difensore, l'avvocato Giorgio Pagnoncelli - il sostituto procuratore Chiara Stoppioni ha ritenuto l'oggetto del contendere una questione ''bagatellare'', tanto da battersi, nella sua requisitoria, per la sussistenza dell'aggravante dei futili motivi. Contestazione che peraltro ha interdetto all'imputato l'accesso al rito abbreviato, strada che aveva tentato di imboccare, senza successo, la difesa.
Il PM ha dunque ripercorso quei drammatici istanti datati 21 aprile 2024 quando il Biffi contatta telefonicamente i Carabinieri di Bellano spiegando di aver ucciso un uomo. Per il povero Beghetto in effetti, non vi era più nulla da fare. Sembrerebbe essergli stato letale già il primo colpo infertogli alla carotide dal vicino, mediante un falcetto acquistato da pochissimo. Il medico legale, nella sua relazione, ha però messo nero su bianco la sussistenza di almeno 18-20 colpi, dall'intensità variabile. Beghetto non avrebbe reagito, rimasto probabilmente spiazzato da quell'ondata di violenza che, nonostante i rapporti con il vicino fossero divenuti negli ultimi giorni tesi, non si aspettava.
Per il sostituto procuratore Stoppioni invece, Biffi avrebbe trascorso una notte insonne, premurandosi di affilare lo strumento con il quale si sarebbe poi fatto giustizia. ''Sente montare il desiderio di uccidere il vicino per risolvere il problema'' ha detto quest'oggi in aula la titolare del fascicolo sull'omicidio avvenuto a Esino, ereditato dalla collega Giulia Angeleri, nel frattempo trasferita a Bergamo. ''Già la sera prima avrebbe avvertito il medesimo impulso, ma non era poi riuscito a trovare il coltello, forse perchè in casa sua mancava la luce''.

''L'agguato'' risale appunto alla mattina successiva, domenica 21 aprile. Il sessantenne esce di casa non appena sente il vicino (che viveva al secondo piano della sua stessa palazzina ndr) scendere le scale. L'epilogo purtroppo, è cosa nota.
Per il pubblico ministero quel che è accaduto è dunque riconducibile ad una mera questione di vicinato, banale, che Luciano Biffi però non è riuscito a gestire con lucidità.
''Lui percepisce come provocatoria una condotta che non lo sembra. Vi è una sproporzione tra movente e azione'' ha aggiunto l'esponente della Procura lecchese ricordando peraltro che l'imputato - musicante di strada - aveva passato diverso tempo a Perugia, facendo ritorno a Esino in tempi davvero recentissimi rispetto all'omicidio. L'esasperazione per la questione pellet, sarebbe dunque montata nel giro di soli 10-12 giorni.
Per questa ragione la dottoressa Stoppioni ha chiesto la condanna del sessantenne alla pena di venticinque anni di reclusione, riconoscendo l'aggravante dei futili motivi, ma al contempo le attenuanti generiche dovute all'incensuratezza e all'atteggiamento processuale collaborativo.
Di tutt'altro avviso la posizione della difesa. Per l'avvocato Giorgio Pagnoncelli, quelli che la Procura ritiene ''futili motivi'' per Luciano Biffi erano una questione di ''vitale importanza''.

L'accumulo di tensione nel suo assistito era ''ormai al limite per l'atteggiamento del vicino, ritenuto sfidante e provocatorio'' ha detto la toga, smentendo l'ipotesi della premeditazione (esclusa sin dal principio). ''Non a caso, subito dopo l'omicidio sposta i sacchi di pellet dalla posizione in cui si trovavano''.
Nel tratteggiare la personalità del sessantenne - dallo stile di vita ritirato e poco coinvolto nelle relazioni sociali, senza sostanzialmente familiari a cui fare affidamento - il difensore ha voluto evidenziare la dimensione psicologica del Biffi. A questo proposito, in esordio di udienza odierna, l'avvocato Pagnoncelli aveva avanzato richiesta alla Corte di deposito di una produzione documentale; una relazione redatta dallo psicologo dottor Pigazzini che in questi mesi ha incontrato più volte in carcere Luciano Biffi. Un documento che, in sostanza, ripercorreva le condizioni di vita, di carcerazione e più in generale la vicenda. Alla richiesta di deposito si è però opposto il PM, così come la parte civile, e la stessa Corte presieduta dal dottor Cecchetti ha ritenuto di rigettarla, ritenendola intempestiva.

Sulle note finali del proprio intervento, l'avvocato Pagnoncelli ha chiesto l'esclusione dell'aggravante - ''i pellet non sono il motivo di quanto avvenuto, ma l'oggetto della discussione'' - e dunque la possibilità di scontare di un terzo la pena irrogata al proprio assistito.
In aula quest'oggi sedeva anche l'avvocato Massimiliano Tebaldi, costituitosi parte civile per conto della moglie del Beghetto, dei suoi due figli e di altri parenti. Nell'associarsi alle considerazioni del PM sulla necessità di contestare l'aggravante dei futili motivi, il legale ha messo in luce una personalità del Biffi diversa da quanto tratteggiato in questi mesi; l'imputato era stato sposato ed era abituato a spostarsi, vivendo anche in città (come ad esempio Perugia) molto diverse dal piccolo borgo di Esino. L'avvocato di parte civile ha poi depositato una nota relativa al risarcimento del danno cagionato alla famiglia Begetto, sia morale (quasi 800mila euro la cifra richiesta ndr), sia patrimoniale.
Il presidente Cecchetti, raccolte le posizioni delle parti, ha aggiornato l'udienza al prossimo 26 marzo per eventuali repliche e la sentenza finale.
Biffi ha parlato di uno stato di agitazione, quasi di disperazione, dovuto alla condotta del compianto assessore 53enne, casa ai piedi delle Grigne, ma residente con la famiglia in un comune della Brianza monzese.

Il palazzo di giustizia di Como
Tutto del resto - come ha confermato la discussione svoltasi nel pomeriggio odierno in Tribunale a Como - ruota attorno a quei sacchi di pellet, di proprietà dell'amministratore esinese, la cui presenza all'esterno del complesso residenziale dava però fastidio al Biffi, tanto da spingerlo a rivolgersi pure al sindaco Pietro Pensa. ''Gli avevo detto di metterli nel mio garage gratuitamente'' ha detto l'imputato, reo confesso dell'omicidio del vicino di casa, motivo per il quale si trova ristretto in carcere a Monza da quasi un anno. ''Mi ha fatto diversi sgarbi e non ho mai detto una parola, ma poi la rabbia mi è aumentata troppo''.
Parole che hanno suscitato l'accesa reazione dei familiari della vittima, seduti in fondo all'aula, sentitisi in dovere di difendere la memoria del loro congiunto, stimato padre di famiglia che si divideva tra la passione per l'apicoltura e il suo impegno amministrativo e nel volontariato.
Inizialmente posti da Beghetto all'esterno della palazzina, poi nel garage del vicino, i sacchi di pellet erano stati spostati nella posizione originaria a seguito di un principio di incendio che aveva interessato il box dell'imputato. Quest'ultimo però non ne voleva sapere di vederli lì - a causa dell'odore che a suo dire emanavano - e aveva più volte cercato di portarli al secondo piano, dove abitava appunto l'assessore. Che per tutta risposta desiderava rimanessero nel punto in cui li aveva riposti.
Se per Luciano Biffi quei sacchi di pellet erano diventati un vero e proprio incubo, una questione quasi vitale - come ha anche evidenziato il suo difensore, l'avvocato Giorgio Pagnoncelli - il sostituto procuratore Chiara Stoppioni ha ritenuto l'oggetto del contendere una questione ''bagatellare'', tanto da battersi, nella sua requisitoria, per la sussistenza dell'aggravante dei futili motivi. Contestazione che peraltro ha interdetto all'imputato l'accesso al rito abbreviato, strada che aveva tentato di imboccare, senza successo, la difesa.

Lo scenario dell'omicidio in Via Dante a Esino Lario
Il PM ha dunque ripercorso quei drammatici istanti datati 21 aprile 2024 quando il Biffi contatta telefonicamente i Carabinieri di Bellano spiegando di aver ucciso un uomo. Per il povero Beghetto in effetti, non vi era più nulla da fare. Sembrerebbe essergli stato letale già il primo colpo infertogli alla carotide dal vicino, mediante un falcetto acquistato da pochissimo. Il medico legale, nella sua relazione, ha però messo nero su bianco la sussistenza di almeno 18-20 colpi, dall'intensità variabile. Beghetto non avrebbe reagito, rimasto probabilmente spiazzato da quell'ondata di violenza che, nonostante i rapporti con il vicino fossero divenuti negli ultimi giorni tesi, non si aspettava.
Per il sostituto procuratore Stoppioni invece, Biffi avrebbe trascorso una notte insonne, premurandosi di affilare lo strumento con il quale si sarebbe poi fatto giustizia. ''Sente montare il desiderio di uccidere il vicino per risolvere il problema'' ha detto quest'oggi in aula la titolare del fascicolo sull'omicidio avvenuto a Esino, ereditato dalla collega Giulia Angeleri, nel frattempo trasferita a Bergamo. ''Già la sera prima avrebbe avvertito il medesimo impulso, ma non era poi riuscito a trovare il coltello, forse perchè in casa sua mancava la luce''.

Luciano Biffi, reo confesso, in Tribunale a Lecco per l'interrogatorio di garanzia
''L'agguato'' risale appunto alla mattina successiva, domenica 21 aprile. Il sessantenne esce di casa non appena sente il vicino (che viveva al secondo piano della sua stessa palazzina ndr) scendere le scale. L'epilogo purtroppo, è cosa nota.
Per il pubblico ministero quel che è accaduto è dunque riconducibile ad una mera questione di vicinato, banale, che Luciano Biffi però non è riuscito a gestire con lucidità.
''Lui percepisce come provocatoria una condotta che non lo sembra. Vi è una sproporzione tra movente e azione'' ha aggiunto l'esponente della Procura lecchese ricordando peraltro che l'imputato - musicante di strada - aveva passato diverso tempo a Perugia, facendo ritorno a Esino in tempi davvero recentissimi rispetto all'omicidio. L'esasperazione per la questione pellet, sarebbe dunque montata nel giro di soli 10-12 giorni.
Per questa ragione la dottoressa Stoppioni ha chiesto la condanna del sessantenne alla pena di venticinque anni di reclusione, riconoscendo l'aggravante dei futili motivi, ma al contempo le attenuanti generiche dovute all'incensuratezza e all'atteggiamento processuale collaborativo.
Di tutt'altro avviso la posizione della difesa. Per l'avvocato Giorgio Pagnoncelli, quelli che la Procura ritiene ''futili motivi'' per Luciano Biffi erano una questione di ''vitale importanza''.

La vittima, Pierluigi Beghetto
L'accumulo di tensione nel suo assistito era ''ormai al limite per l'atteggiamento del vicino, ritenuto sfidante e provocatorio'' ha detto la toga, smentendo l'ipotesi della premeditazione (esclusa sin dal principio). ''Non a caso, subito dopo l'omicidio sposta i sacchi di pellet dalla posizione in cui si trovavano''.
Nel tratteggiare la personalità del sessantenne - dallo stile di vita ritirato e poco coinvolto nelle relazioni sociali, senza sostanzialmente familiari a cui fare affidamento - il difensore ha voluto evidenziare la dimensione psicologica del Biffi. A questo proposito, in esordio di udienza odierna, l'avvocato Pagnoncelli aveva avanzato richiesta alla Corte di deposito di una produzione documentale; una relazione redatta dallo psicologo dottor Pigazzini che in questi mesi ha incontrato più volte in carcere Luciano Biffi. Un documento che, in sostanza, ripercorreva le condizioni di vita, di carcerazione e più in generale la vicenda. Alla richiesta di deposito si è però opposto il PM, così come la parte civile, e la stessa Corte presieduta dal dottor Cecchetti ha ritenuto di rigettarla, ritenendola intempestiva.

I funerali dell'assessore e volontario esinese
Sulle note finali del proprio intervento, l'avvocato Pagnoncelli ha chiesto l'esclusione dell'aggravante - ''i pellet non sono il motivo di quanto avvenuto, ma l'oggetto della discussione'' - e dunque la possibilità di scontare di un terzo la pena irrogata al proprio assistito.
In aula quest'oggi sedeva anche l'avvocato Massimiliano Tebaldi, costituitosi parte civile per conto della moglie del Beghetto, dei suoi due figli e di altri parenti. Nell'associarsi alle considerazioni del PM sulla necessità di contestare l'aggravante dei futili motivi, il legale ha messo in luce una personalità del Biffi diversa da quanto tratteggiato in questi mesi; l'imputato era stato sposato ed era abituato a spostarsi, vivendo anche in città (come ad esempio Perugia) molto diverse dal piccolo borgo di Esino. L'avvocato di parte civile ha poi depositato una nota relativa al risarcimento del danno cagionato alla famiglia Begetto, sia morale (quasi 800mila euro la cifra richiesta ndr), sia patrimoniale.
Il presidente Cecchetti, raccolte le posizioni delle parti, ha aggiornato l'udienza al prossimo 26 marzo per eventuali repliche e la sentenza finale.
G.C.