Omicidio di Esino: il PM ha chiesto 25 anni per Luciano Biffi
Venticinque anni di reclusione. E' la richiesta di condanna avanzata in questi minuti in Corte d'Assise a Como, dal pubblico ministero Chiara Stoppioni, nei confronti di Luciano Biffi, in carcere dallo scorso 21 aprile quando si era reso responsabile dell'omicidio del suo vicino di casa, Pierluigi Beghetto.

Un episodio drammatico che aveva scosso la piccola comunità di Esino Lario, ai piedi delle Grigne, dove entrambi aveva un'abitazione.
Pur risiedendo con moglie e figli in un comune della Brianza monzese, la vittima era una figura attivamente impegnata nell'associazionisma del piccolo borgo lecchese, oltre che in amministrazione comunale, per la quale rivestiva la carica di assessore. Freddato a colpi - ripetuti - di falcetto dal dirimpettaio, per Beghetto non c'era stato nulla da fare. Ci era voluto davvero poco per dare un nome al suo assassino. Arrestato all'arrivo delle divise - che lui stesso aveva provveduto ad allertare - fin da subito il 70enne ha scelto la strada della collaborazione, rispondendo al PM di turno già nel corso del primo interrogatorio, per fornire la sua ricostruzione dell'accaduto, assumendosi di fatto ogni responsabilità.
Pochi minuti dopo le 14 di quest'oggi, ha preso il via l'udienza in Corte d'Assise a Como, con la discussione aperta appunto dalla requisitoria del PM, che ha ritenuto provata la penale responsabilità dell'imputato (riconosciute le aggravanti generiche), ma altresì la sussistenza dell'aggravante dei futili motivi che di fatto ha interdetto al Biffi l'accesso al rito abbreviato.
La discussione sta proseguendo in questi minuti con gli interventi dell'avvocato Massimiliano Tebaldi per la parte civile e del difensore, l'avvocato Giorgio Pagnoncelli. L'udienza sarà poi aggiornata al prossimo 26 marzo - fra una settimana esatta - per eventuali repliche e la sentenza finale.
Maggiori informazioni a seguire.

Un episodio drammatico che aveva scosso la piccola comunità di Esino Lario, ai piedi delle Grigne, dove entrambi aveva un'abitazione.
Pur risiedendo con moglie e figli in un comune della Brianza monzese, la vittima era una figura attivamente impegnata nell'associazionisma del piccolo borgo lecchese, oltre che in amministrazione comunale, per la quale rivestiva la carica di assessore. Freddato a colpi - ripetuti - di falcetto dal dirimpettaio, per Beghetto non c'era stato nulla da fare. Ci era voluto davvero poco per dare un nome al suo assassino. Arrestato all'arrivo delle divise - che lui stesso aveva provveduto ad allertare - fin da subito il 70enne ha scelto la strada della collaborazione, rispondendo al PM di turno già nel corso del primo interrogatorio, per fornire la sua ricostruzione dell'accaduto, assumendosi di fatto ogni responsabilità.
Pochi minuti dopo le 14 di quest'oggi, ha preso il via l'udienza in Corte d'Assise a Como, con la discussione aperta appunto dalla requisitoria del PM, che ha ritenuto provata la penale responsabilità dell'imputato (riconosciute le aggravanti generiche), ma altresì la sussistenza dell'aggravante dei futili motivi che di fatto ha interdetto al Biffi l'accesso al rito abbreviato.
La discussione sta proseguendo in questi minuti con gli interventi dell'avvocato Massimiliano Tebaldi per la parte civile e del difensore, l'avvocato Giorgio Pagnoncelli. L'udienza sarà poi aggiornata al prossimo 26 marzo - fra una settimana esatta - per eventuali repliche e la sentenza finale.
Maggiori informazioni a seguire.
G.C.