Andrea Franzoso incontra gli studenti del Parini di Lecco: "Tacere non è una virtù"
L’Aula Magna dell’Istituto Parini ha accolto ieri sera, lunedì 17 marzo, alle 20.30, l'incontro con Andrea Franzoso, nell’ambito del ciclo di eventi "Tacere non è una virtù: il ruolo dei cittadini nella lotta alla corruzione". L’iniziativa è stata promossa all’interno della Convenzione tra Regione Lombardia e l’Ufficio Scolastico Regionale per il sostegno al Progetto “I Centri di Promozione della Legalità (CPL): dalla comunità educante alla comunità monitorante – triennio 2023-2025”.

L’evento, organizzato grazie all’impegno della dirigente scolastica del Bachelet, Anna Panzeri, che ha aperto la serata introducendo l’ormai noto scrittore, ha rappresentato un'occasione significativa per sensibilizzare i giovani, ma anche gli adulti, sull’importanza e la possibilità di vivere nella giustizia e nella legalità. “Un vero e proprio patto educativo, un'alleanza per la giustizia, che gli istituti scolastici del territorio stanno portando avanti con determinazione”, ha affermato la preside, introducendo la serata e ringraziando l’ospite.

Andrea Franzoso ha condiviso con gli studenti e gli insegnanti presenti la sua esperienza personale, una testimonianza diretta di una vita vissuta con dignità. La sua vicenda ha avuto inizio nel 2015, quando, in qualità di dipendente dell’Internal Audit di Ferrovie Nord Milano, ha denunciato al collegio sindacale aziendale l’allora numero uno dell’azienda per l’uso illecito della carta di credito aziendale: spese per hotel, acquisti di lusso, auto e, tra le altre, multe cumulate fino a 181 mila euro! La sua segnalazione al collegio sindacale ha ricevuto risposte sconcertanti per lui, normali per altri: un omertoso "Fatti i fatti tuoi" e un losco "Usa questa informazione per fare carriera". Da quel momento, Franzoso ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, pagando un prezzo personale.
Il lavoro? No, quello era certo che ne avrebbe trovato un altro. Ma il senso di sconfitta è iniziato con il rimprovero di suo padre: “Hai buttato via 39 anni della tua vita. Qui in Italia non funziona così, non succederà niente e tu perderai il lavoro. Chi paga il mutuo?”
Sì, il lavoro lo ha perso, ma l’amministratore delegato è stato condannato. Sì, ha perso la causa intentata contro l’azienda, che di fatto lo aveva privato delle sue mansioni, ma nella sua coscienza si sentiva leggero e in pace. “La vita non è solo il lavoro”, ha detto ai ragazzi, attenti nonostante l’orario e il basso volume del microfono.
Il suo coraggio lo ha reso uno dei testimoni più autorevoli in Italia nella battaglia per la trasparenza e la legalità, tanto da diventare il volto della legge sul whistleblowing, con il libro uscito insieme al Fatto Quotidiano ‘Il Disobbediente’. Qui ha raccontato la sua storia e da lì in poi ha portato la sua esperienza nelle scuole e nei convegni.

Durante l’incontro, Franzoso ha parlato delle gioie e delle difficoltà affrontate, del peso delle scelte fatte se portate avanti da soli. Se all’inizio non voleva parlare con la stampa, ha poi cambiato idea grazie alle parole di solidarietà ricevute, in cui comparivano “speranza”, “figli” e “futuro” di altri genitori che non credono più nell’Italia. Questa spinta, così come il sostegno della giornalista Milena Gabanelli, lo ha incoraggiato a rendere pubblica la sua storia, come bene per gli altri. Ha anche sottolineato come, alla fine, la legge sul whistleblowing sia stata approvata nel 2017 anche grazie alla sua vicenda.

Il dibattito finale, aperto dal sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, ha acceso un confronto tra gli studenti, i quali hanno riflettuto sul rapporto tra etica e opportunismo, sul valore della dignità e sul peso delle scelte personali. Il sindaco ha sottolineato il rischio di generalizzare troppo le critiche alla politica (Sic!), ricordando che esistono persone che scelgono questa professione con dedizione e integrità.
Poi, altri temi come il coraggio di denunciare e la difficoltà di combattere il sistema: “Come hai fatto a resistere?” “Non hai mai avuto un dubbio?”, hanno chiesto gli studenti. “L’etica è una questione di abitudine” ha risposto Andrea Franzoso. Chi abita nei valori, nella coscienza e nel bene non compie gesta eroiche, ma fa semplicemente la cosa che sente giusta.
Un evento che ha lasciato il segno e che ha ribadito con forza un principio fondamentale: tacere di fronte all’ingiustizia non è mai una virtù. Una vita in cui ci si indegna è una vita che conosce la dignità.

Anna Panzeri
L’evento, organizzato grazie all’impegno della dirigente scolastica del Bachelet, Anna Panzeri, che ha aperto la serata introducendo l’ormai noto scrittore, ha rappresentato un'occasione significativa per sensibilizzare i giovani, ma anche gli adulti, sull’importanza e la possibilità di vivere nella giustizia e nella legalità. “Un vero e proprio patto educativo, un'alleanza per la giustizia, che gli istituti scolastici del territorio stanno portando avanti con determinazione”, ha affermato la preside, introducendo la serata e ringraziando l’ospite.

Andrea Franzoso
Andrea Franzoso ha condiviso con gli studenti e gli insegnanti presenti la sua esperienza personale, una testimonianza diretta di una vita vissuta con dignità. La sua vicenda ha avuto inizio nel 2015, quando, in qualità di dipendente dell’Internal Audit di Ferrovie Nord Milano, ha denunciato al collegio sindacale aziendale l’allora numero uno dell’azienda per l’uso illecito della carta di credito aziendale: spese per hotel, acquisti di lusso, auto e, tra le altre, multe cumulate fino a 181 mila euro! La sua segnalazione al collegio sindacale ha ricevuto risposte sconcertanti per lui, normali per altri: un omertoso "Fatti i fatti tuoi" e un losco "Usa questa informazione per fare carriera". Da quel momento, Franzoso ha scelto di non voltarsi dall’altra parte, pagando un prezzo personale.
Il lavoro? No, quello era certo che ne avrebbe trovato un altro. Ma il senso di sconfitta è iniziato con il rimprovero di suo padre: “Hai buttato via 39 anni della tua vita. Qui in Italia non funziona così, non succederà niente e tu perderai il lavoro. Chi paga il mutuo?”
Sì, il lavoro lo ha perso, ma l’amministratore delegato è stato condannato. Sì, ha perso la causa intentata contro l’azienda, che di fatto lo aveva privato delle sue mansioni, ma nella sua coscienza si sentiva leggero e in pace. “La vita non è solo il lavoro”, ha detto ai ragazzi, attenti nonostante l’orario e il basso volume del microfono.
Il suo coraggio lo ha reso uno dei testimoni più autorevoli in Italia nella battaglia per la trasparenza e la legalità, tanto da diventare il volto della legge sul whistleblowing, con il libro uscito insieme al Fatto Quotidiano ‘Il Disobbediente’. Qui ha raccontato la sua storia e da lì in poi ha portato la sua esperienza nelle scuole e nei convegni.

Durante l’incontro, Franzoso ha parlato delle gioie e delle difficoltà affrontate, del peso delle scelte fatte se portate avanti da soli. Se all’inizio non voleva parlare con la stampa, ha poi cambiato idea grazie alle parole di solidarietà ricevute, in cui comparivano “speranza”, “figli” e “futuro” di altri genitori che non credono più nell’Italia. Questa spinta, così come il sostegno della giornalista Milena Gabanelli, lo ha incoraggiato a rendere pubblica la sua storia, come bene per gli altri. Ha anche sottolineato come, alla fine, la legge sul whistleblowing sia stata approvata nel 2017 anche grazie alla sua vicenda.

Franzoso con il sindaco Mauro Gattinoni
Il dibattito finale, aperto dal sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, ha acceso un confronto tra gli studenti, i quali hanno riflettuto sul rapporto tra etica e opportunismo, sul valore della dignità e sul peso delle scelte personali. Il sindaco ha sottolineato il rischio di generalizzare troppo le critiche alla politica (Sic!), ricordando che esistono persone che scelgono questa professione con dedizione e integrità.
Poi, altri temi come il coraggio di denunciare e la difficoltà di combattere il sistema: “Come hai fatto a resistere?” “Non hai mai avuto un dubbio?”, hanno chiesto gli studenti. “L’etica è una questione di abitudine” ha risposto Andrea Franzoso. Chi abita nei valori, nella coscienza e nel bene non compie gesta eroiche, ma fa semplicemente la cosa che sente giusta.
Un evento che ha lasciato il segno e che ha ribadito con forza un principio fondamentale: tacere di fronte all’ingiustizia non è mai una virtù. Una vita in cui ci si indegna è una vita che conosce la dignità.
Martina Bonacina