Lecco: con Femminile Presente! un dialogo tra storia, simboli e archetipi, per una vera 'parità'
“Resistere è femminile?”. Con uno sguardo simbolico e storico al tema della resistenza, declinata attraverso figure e archetipi “in rosa”, l’associazione lecchese Femminile Presente! ha aperto il dibattito dell’altro pomeriggio a Palazzo del Commercio. L'iniziativa ha visto una grande affluenza, con un pubblico prevalentemente di donne, pur con qualche uomo in sala, segno di un interesse per il tema che piano piano diviene trasversale.

Irene Riva, presidente dell'associazione, ha avviato l'incontro sottolineando il significato della parità tra codici maschili e femminili e il loro impatto sociale. “I primi sono spesso associati alla prestazione, al possesso e al cambiamento, mentre gli altri alla cura. Ma la parità non significa sovrapposizione, bensì valorizzazione della diversità. La cura dovrebbe diventare patrimonio universale, eppure agli uomini spesso risulta indigesta, mentre per le donne rischia di trasformarsi in una condanna anziché in un merito. Finché gli uomini non praticheranno la cura, la parità non sarà mai compiuta", ha detto, evidenziando la necessità che comunità operosa e comunità della cura lavorino insieme per migliorare il benessere della società nel suo complesso. “Pari nella persona, nella coppia e nella società” ha concluso, lasciando spazio ai relatori.

Magda Fontanella, filosofa, ha invitato il pubblico a una riflessione profonda sulle parole, partendo dal concetto stesso di resistenza: “Meravigliarsi della realtà, interrogarsi sul significato delle parole che usiamo. Cosa accende in noi il termine 'resistere'? Quali emozioni suscita? Resistere non dovrebbe essere vissuto solo come una forzatura, ma come un valore creativo, una rinascita. Darsi una nuova forma, come un seme che germoglia dopo l’inverno, è una forma di resistenza vitale".

Ha poi proseguito con il pensiero di Carl Gustav Jung, spiegando come ogni persona abbia dentro di sé il proprio opposto e come la capacità di integrare con saggezza le parti maschili e femminili che ci abitano sia essenziale per un equilibrio interiore.

“Se coltiviamo solo un aspetto, quello più accettato dalla società o che ci è stato imposto, rischiamo di diventare trasparenti a noi stessi. Gli archetipi femminili del mondo classico, da Artemide ad Atena, da Persefone ad Afrodite, ci aiutano a comprendere i nostri meccanismi interiori. La complessità della nostra personalità è data dal dialogo tra queste forze: indipendenza e libertà non sono opposti alla relazione, ma si rafforzano a vicenda” ha detto, analizzando con i presenti i tratti caratteristici dei diversi archetipi, invitando il pubblico a riconoscersi in essi nei diversi stadi della vita, esplorando la possibilità di appartenere a più di uno in momenti differenti. “Viviamo diverse dimensioni a seconda delle fasi della nostra esistenza. Alcune ci portano a chiuderci, altre a confrontarci. La sfida è integrare questi aspetti e farli dialogare”.

Lo storico Angelo De Battista ha così riletto il conflitto tra Antigone e Creonte come uno scontro tra codici: “Antigone rappresenta l’opposizione al potere maschile autoritario, ma il suo dramma ci pone domande ancora attuali. Qual è il confine tra legalità e giustizia? La resistenza femminile al potere ha sempre avuto una dimensione politica e morale. Il Novecento, con le sue guerre e dittature, ci ha mostrato come il conflitto sia stato spesso ridotto a scontro di poteri, dimenticando la necessità di una dialettica tra opposti".

Ha poi approfondito il pensiero di Hegel e la teoria dello Stato, spiegando come il rapporto tra governanti e governati sia sempre stato segnato da una tensione tra legalità e legittimità. “Ciò che è giusto non sempre è legale, e ciò che è legale non sempre è giusto. Il diritto, se portato alle sue estreme conseguenze, può diventare disumano. Anche nella società moderna ci troviamo a dover scegliere tra ciò che è eticamente corretto, ciò che è imposto dalla legge e ciò che sentiamo” ha detto, riflettendo sulla continua tensione tra questi aspetti che abita le menti e regola l’azione in un contesto collettivo.

In chiusura, Renata Zuffi, assessore alle pari opportunità del Comune di Lecco, ha tracciato un parallelismo tra la resistenza femminile storica e artistica, con un riferimento alla celebre performance di Marina Abramovic.
L'incontro si è concluso con un omaggio musicale: la canzone "L'ultimo canto di Saffo" di Roberto Vecchioni ha riecheggiato nella sala. Nel testo il messaggio conclusivo della riflessione che ha coinvolto il pubblico: la complementarità – mai alternanza né prevaricazione - tra i codici maschili e femminili come chiave per una società più equilibrata e consapevole.

Irene Riva
Irene Riva, presidente dell'associazione, ha avviato l'incontro sottolineando il significato della parità tra codici maschili e femminili e il loro impatto sociale. “I primi sono spesso associati alla prestazione, al possesso e al cambiamento, mentre gli altri alla cura. Ma la parità non significa sovrapposizione, bensì valorizzazione della diversità. La cura dovrebbe diventare patrimonio universale, eppure agli uomini spesso risulta indigesta, mentre per le donne rischia di trasformarsi in una condanna anziché in un merito. Finché gli uomini non praticheranno la cura, la parità non sarà mai compiuta", ha detto, evidenziando la necessità che comunità operosa e comunità della cura lavorino insieme per migliorare il benessere della società nel suo complesso. “Pari nella persona, nella coppia e nella società” ha concluso, lasciando spazio ai relatori.

Magda Fontanella
Magda Fontanella, filosofa, ha invitato il pubblico a una riflessione profonda sulle parole, partendo dal concetto stesso di resistenza: “Meravigliarsi della realtà, interrogarsi sul significato delle parole che usiamo. Cosa accende in noi il termine 'resistere'? Quali emozioni suscita? Resistere non dovrebbe essere vissuto solo come una forzatura, ma come un valore creativo, una rinascita. Darsi una nuova forma, come un seme che germoglia dopo l’inverno, è una forma di resistenza vitale".

Ha poi proseguito con il pensiero di Carl Gustav Jung, spiegando come ogni persona abbia dentro di sé il proprio opposto e come la capacità di integrare con saggezza le parti maschili e femminili che ci abitano sia essenziale per un equilibrio interiore.

“Se coltiviamo solo un aspetto, quello più accettato dalla società o che ci è stato imposto, rischiamo di diventare trasparenti a noi stessi. Gli archetipi femminili del mondo classico, da Artemide ad Atena, da Persefone ad Afrodite, ci aiutano a comprendere i nostri meccanismi interiori. La complessità della nostra personalità è data dal dialogo tra queste forze: indipendenza e libertà non sono opposti alla relazione, ma si rafforzano a vicenda” ha detto, analizzando con i presenti i tratti caratteristici dei diversi archetipi, invitando il pubblico a riconoscersi in essi nei diversi stadi della vita, esplorando la possibilità di appartenere a più di uno in momenti differenti. “Viviamo diverse dimensioni a seconda delle fasi della nostra esistenza. Alcune ci portano a chiuderci, altre a confrontarci. La sfida è integrare questi aspetti e farli dialogare”.

Angelo De Battista
Lo storico Angelo De Battista ha così riletto il conflitto tra Antigone e Creonte come uno scontro tra codici: “Antigone rappresenta l’opposizione al potere maschile autoritario, ma il suo dramma ci pone domande ancora attuali. Qual è il confine tra legalità e giustizia? La resistenza femminile al potere ha sempre avuto una dimensione politica e morale. Il Novecento, con le sue guerre e dittature, ci ha mostrato come il conflitto sia stato spesso ridotto a scontro di poteri, dimenticando la necessità di una dialettica tra opposti".

Ha poi approfondito il pensiero di Hegel e la teoria dello Stato, spiegando come il rapporto tra governanti e governati sia sempre stato segnato da una tensione tra legalità e legittimità. “Ciò che è giusto non sempre è legale, e ciò che è legale non sempre è giusto. Il diritto, se portato alle sue estreme conseguenze, può diventare disumano. Anche nella società moderna ci troviamo a dover scegliere tra ciò che è eticamente corretto, ciò che è imposto dalla legge e ciò che sentiamo” ha detto, riflettendo sulla continua tensione tra questi aspetti che abita le menti e regola l’azione in un contesto collettivo.

Renata Zuffi
In chiusura, Renata Zuffi, assessore alle pari opportunità del Comune di Lecco, ha tracciato un parallelismo tra la resistenza femminile storica e artistica, con un riferimento alla celebre performance di Marina Abramovic.

Sa.A.