Alto Lago: la droga al centro di un processo per maltrattamenti
Ieri mattina davanti al collegio giudicante del Tribunale di Lecco sono sfilati gli ultimi testi del procedimento a carico di un uomo dell'Alto Lago accusato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 codice penale), violenza privata (610 cp) e violazione di domicilio (614 cp).
Una vicenda che risale al periodo tra il 2023 e il 2024 quando l'imputato, soggetto attualmente alla detenzione in carcere e gravato precedentemente dal braccialetto elettronico con divieto di avvicinamento alla compagna, era dedito all'uso di sostanze stupefacenti e spesso anche di alcool, diventando irascibile e aggressivo negli atteggiamenti, specialmente quando era a corto di soldi.
Continue le richieste di denaro, come confermato questa mattina dai testi in aula, che hanno ripercorso un po' la storia dell'uomo e il rapporto con la compagna e la figlia piccola.
Lasciata l'abitazione il 17 luglio 2024, dopo l'ennesima accesa discussione con la donna, che aveva fatto accorre sul posto carabinieri e polizia locale, l'uomo era ritornato nella casa la mattina successiva, forzando una finestra. Ad accorgersi dell'incursione erano stato i vicini che avevano sentito i rumori e lo avevano visto sul terrazzo con il martello in mano.
Una persona comunque buona, che mai aveva alzato le mani su compagna (se non in un caso, con uno strattonamento al braccio che le aveva lasciato i lividi, ndr) e figlia, ma che diventava ingestibile quando era sotto l'effetto di sostanze o era alla disperata ricerca di qualcuno che gli desse i soldi per acquistare la droga.
Una conferma arrivata dal padre che ha raccontato della brutta strada presa dal figlio una volta entrato in contatto con gruppi di spacciatori marocchini che si aggiravano per i boschi dell'alto lario e che lo avevano ridotto in quello stato. Parlando del rapporto con la compagna, l'uomo ha detto “all'inizio era un grande amore, poi non so. Il legame con la ragazza era diventato problematico perchè beveva o si drogava, anche se lui è buono come il pane. Cercava soldi a tutti e poi andava nei boschi a prendere quella roba”.
Una versione confermata dalla mamma dell'imputato che si era vista più volte chiedere i soldi per le sigarette e aveva smesso di darglieli sapendo che sarebbero finiti in droga.
Richieste che venivano rivolte anche agli amici, come confermato da una conoscenza d'infanzia che in diverse occasioni con lui aveva trascorso le serate “per tenerlo tranquillo” e aveva poi ceduto all'insistenza concedendogli 20/30 euro quando la situazione diventava ingestibile.
Particolarmente toccante la testimonianza di una amica della parte civile, compagna dell'imputato, che nel luglio 2024 aveva dato ospitalità alla donna con la bambina, mettendole al riparo dall'uomo e dalle sue intemperanze. Accolte nella sua casa con disponibilità e pazienza, le aveva aiutate a ritrovare un po' di serenità, entrando in confidenza con la bimba che le aveva manifestato più volte la sofferenza per la situazione, auspicando le cure per il papà (con riferimento al ricovero in comunità, ndr). Una minore, a detta della teste, molto sveglia e attenta ma anche sensibile, che aveva assorbito e assistito a queste tensioni, e che viveva nel terrore di altre sfuriate.
Ascoltato anche l'ultimo teste, il collegio giudicante - presidente Paolo Salvatore, a latere Martina Beggio e Giulia Barazzetta - ha rinviato per le conclusioni e la discussione finale al mese di maggio.
Una vicenda che risale al periodo tra il 2023 e il 2024 quando l'imputato, soggetto attualmente alla detenzione in carcere e gravato precedentemente dal braccialetto elettronico con divieto di avvicinamento alla compagna, era dedito all'uso di sostanze stupefacenti e spesso anche di alcool, diventando irascibile e aggressivo negli atteggiamenti, specialmente quando era a corto di soldi.
Continue le richieste di denaro, come confermato questa mattina dai testi in aula, che hanno ripercorso un po' la storia dell'uomo e il rapporto con la compagna e la figlia piccola.
Lasciata l'abitazione il 17 luglio 2024, dopo l'ennesima accesa discussione con la donna, che aveva fatto accorre sul posto carabinieri e polizia locale, l'uomo era ritornato nella casa la mattina successiva, forzando una finestra. Ad accorgersi dell'incursione erano stato i vicini che avevano sentito i rumori e lo avevano visto sul terrazzo con il martello in mano.
Una persona comunque buona, che mai aveva alzato le mani su compagna (se non in un caso, con uno strattonamento al braccio che le aveva lasciato i lividi, ndr) e figlia, ma che diventava ingestibile quando era sotto l'effetto di sostanze o era alla disperata ricerca di qualcuno che gli desse i soldi per acquistare la droga.
Una conferma arrivata dal padre che ha raccontato della brutta strada presa dal figlio una volta entrato in contatto con gruppi di spacciatori marocchini che si aggiravano per i boschi dell'alto lario e che lo avevano ridotto in quello stato. Parlando del rapporto con la compagna, l'uomo ha detto “all'inizio era un grande amore, poi non so. Il legame con la ragazza era diventato problematico perchè beveva o si drogava, anche se lui è buono come il pane. Cercava soldi a tutti e poi andava nei boschi a prendere quella roba”.
Una versione confermata dalla mamma dell'imputato che si era vista più volte chiedere i soldi per le sigarette e aveva smesso di darglieli sapendo che sarebbero finiti in droga.
Richieste che venivano rivolte anche agli amici, come confermato da una conoscenza d'infanzia che in diverse occasioni con lui aveva trascorso le serate “per tenerlo tranquillo” e aveva poi ceduto all'insistenza concedendogli 20/30 euro quando la situazione diventava ingestibile.
Particolarmente toccante la testimonianza di una amica della parte civile, compagna dell'imputato, che nel luglio 2024 aveva dato ospitalità alla donna con la bambina, mettendole al riparo dall'uomo e dalle sue intemperanze. Accolte nella sua casa con disponibilità e pazienza, le aveva aiutate a ritrovare un po' di serenità, entrando in confidenza con la bimba che le aveva manifestato più volte la sofferenza per la situazione, auspicando le cure per il papà (con riferimento al ricovero in comunità, ndr). Una minore, a detta della teste, molto sveglia e attenta ma anche sensibile, che aveva assorbito e assistito a queste tensioni, e che viveva nel terrore di altre sfuriate.
Ascoltato anche l'ultimo teste, il collegio giudicante - presidente Paolo Salvatore, a latere Martina Beggio e Giulia Barazzetta - ha rinviato per le conclusioni e la discussione finale al mese di maggio.
S.V.