In viaggio a tempo indeterminato/371: non solo cuoricini per l'India
È la prima volta in questi 7 anni che torniamo in un Paese e riceviamo così tanti commenti con insulti e minacce.
È vero, lo dicono tutti, questo Paese o lo si odia o lo si ama. Ma pensavo almeno lo si dovesse visitare prima di poter provare un sentimento.
Evidentemente nel 2025, tra intelligenza artificiale e social network, i reel contano più della realtà.
In un'epoca in cui nemmeno "l'università della vita" sembra avere più studenti, ecco che noi torniamo in India.
Un subcontinente, 5 lettere che a qualcuno fanno venire gli incubi e ad altri gli occhi a cuoricino.
A guidarci la necessità, dopo il deserto australiano, di immergerci in una cultura che non capiamo. Avevamo voglia di riempirci di perché che non trovano risposte, non perché non ci siano, ma perché noi con il nostro sguardo occidentale, non possiamo comprenderle.
E poi vuoi mettere trovare un edificio che è storico davvero, non costruito nel 1940 ma 1940 anni fa?
Così siamo tornati in quella che è la nostra seconda casa, nonché il posto più folle del mondo.
Sarò sincera, dopo aver letto i commenti disgustati mi sono interrogata sul perché. Mi sono chiesta cosa avesse fatto l'India agli italiani per scatenare questa reazione.
All'inizio ero convinta ci fosse dietro una questione di centrale importanza, di quelle che in genere generano simpatia e antipatie.
"L'India ci ha battuto in quella partita di calcio?" ho chiesto a Paolo.
"Non credo proprio! In India non sono forti nel calcio, qui giocano tutti a cricket."
Non sarà la prima volta che siamo qui, ma nemmeno la seconda o la terza, ma le cose che vedremo saranno comunque inedite.
Abbiamo in mente un itinerario nuovo tutto basato su dei puntini blu su una mappa.
La tecnica è questa.
Qualcuno ci parla di un posto bello nel mondo e noi lo segniamo su Google Maps con un'icona blu etichettata "piani di viaggio".
Guardiamo un video e scopriamo dell'esistenza di una città che non avevamo mai sentito nominare? Icona blu.
L'algoritmo ci propone un reel che racconta di un posto assurdo? Icona blu.
Apriamo la mappa e leggiamo il nome di una città che ci incuriosisce? Icona blu. (Quest'ultima opzione la applica solo Paolo ma devo ammettere che a volte scopre delle chicche!).
Così la mappa piano piano si riempie di icone blu che poi si trasformano in stelle o cuori quando quel luogo lo visitiamo davvero.
Questa tecnica la applichiamo a ogni destinazione nel mondo ormai da qualche anno e adesso ci ritroviamo ad avere tappe segnate in luoghi impensabili ma anche dietro casa.
Nella foto qui sotto la nostra mappa dell'India.
Non ci si capisce più nulla per la quantità di icone che ci sono ma allo stesso tempo si comprende bene quanto ci incuriosisca questo Paese.

I primi giorni in India hanno confermato le nostre sensazioni: avevamo bisogno di venire qui.
Non è semplice spiegare cosa ci leghi a questo luogo e devo ammettere che se ci guardassi da fuori, anche io mi chiederei perché quei due tornano sempre lì. Ma la sensazione che proviamo ogni volta che ci mettiamo piede è la stessa: ritroviamo un pezzo di noi.
È come se l'India si sia tenuta una parte di noi. E mentre noi siamo impegnati a scoprire nuovi Paesi, quel "pezzetto" resta lì, sopito, ad aspettarci. Ma nell'esatto momento in cui rimettiamo piede in India ecco che ci sentiamo più completi, come se non ce ne fossimo mai realmente andati.
Non è l'unico posto dove proviamo questa sensazione. L'Iran è sicuramente un altro, ma andare a recuperare quel "pezzetto" sembra un'impresa pressoché impossibile.

Chai, spezie, incensi ma anche caos, folla e spazzatura.
Arte, templi, meraviglie ma anche povertà, degrado e incuria.
L'India ha tutto, troppo, e non lo nasconde. Forse per questo non piace a tutti. Sa metterti davanti quello che non vorresti vedere ma anche farti scoprire quello che non immaginavi esistesse.
Ma soprattutto non cerca l'approvazione e nemmeno vuole piegarsi alla tua visione. Sei tu che devi adattarti a lei e non il contrario.
E quando lo fai, lei ti mostra le sue infinite bellezze e come in un incantesimo, te ne innamori.
Per noi, mi rendo conto, questo Paese è quasi una "droga" perché riesce a farci provare emozioni e sensazioni estreme.
Ma soprattutto, mentre cerchiamo di districarci tra i suoi incomprensibili meccanismi, siamo focalizzati sul presente. Il passato lo lasciamo andare e viviamo istante per istante, senza preoccuparci troppo del futuro.
Ci vogliono anni e anni di meditazione o terapia per raggiungere questo stato mentale. Oppure bastano poche ore in India e si ottiene lo stesso effetto!
È vero, lo dicono tutti, questo Paese o lo si odia o lo si ama. Ma pensavo almeno lo si dovesse visitare prima di poter provare un sentimento.
Evidentemente nel 2025, tra intelligenza artificiale e social network, i reel contano più della realtà.
In un'epoca in cui nemmeno "l'università della vita" sembra avere più studenti, ecco che noi torniamo in India.
Un subcontinente, 5 lettere che a qualcuno fanno venire gli incubi e ad altri gli occhi a cuoricino.
A guidarci la necessità, dopo il deserto australiano, di immergerci in una cultura che non capiamo. Avevamo voglia di riempirci di perché che non trovano risposte, non perché non ci siano, ma perché noi con il nostro sguardo occidentale, non possiamo comprenderle.
E poi vuoi mettere trovare un edificio che è storico davvero, non costruito nel 1940 ma 1940 anni fa?
Così siamo tornati in quella che è la nostra seconda casa, nonché il posto più folle del mondo.
Sarò sincera, dopo aver letto i commenti disgustati mi sono interrogata sul perché. Mi sono chiesta cosa avesse fatto l'India agli italiani per scatenare questa reazione.
All'inizio ero convinta ci fosse dietro una questione di centrale importanza, di quelle che in genere generano simpatia e antipatie.
"L'India ci ha battuto in quella partita di calcio?" ho chiesto a Paolo.
"Non credo proprio! In India non sono forti nel calcio, qui giocano tutti a cricket."
Non sarà la prima volta che siamo qui, ma nemmeno la seconda o la terza, ma le cose che vedremo saranno comunque inedite.
Abbiamo in mente un itinerario nuovo tutto basato su dei puntini blu su una mappa.
La tecnica è questa.
Qualcuno ci parla di un posto bello nel mondo e noi lo segniamo su Google Maps con un'icona blu etichettata "piani di viaggio".
Guardiamo un video e scopriamo dell'esistenza di una città che non avevamo mai sentito nominare? Icona blu.
L'algoritmo ci propone un reel che racconta di un posto assurdo? Icona blu.
Apriamo la mappa e leggiamo il nome di una città che ci incuriosisce? Icona blu. (Quest'ultima opzione la applica solo Paolo ma devo ammettere che a volte scopre delle chicche!).
Così la mappa piano piano si riempie di icone blu che poi si trasformano in stelle o cuori quando quel luogo lo visitiamo davvero.
Questa tecnica la applichiamo a ogni destinazione nel mondo ormai da qualche anno e adesso ci ritroviamo ad avere tappe segnate in luoghi impensabili ma anche dietro casa.
Nella foto qui sotto la nostra mappa dell'India.
Non ci si capisce più nulla per la quantità di icone che ci sono ma allo stesso tempo si comprende bene quanto ci incuriosisca questo Paese.

I primi giorni in India hanno confermato le nostre sensazioni: avevamo bisogno di venire qui.
Non è semplice spiegare cosa ci leghi a questo luogo e devo ammettere che se ci guardassi da fuori, anche io mi chiederei perché quei due tornano sempre lì. Ma la sensazione che proviamo ogni volta che ci mettiamo piede è la stessa: ritroviamo un pezzo di noi.
È come se l'India si sia tenuta una parte di noi. E mentre noi siamo impegnati a scoprire nuovi Paesi, quel "pezzetto" resta lì, sopito, ad aspettarci. Ma nell'esatto momento in cui rimettiamo piede in India ecco che ci sentiamo più completi, come se non ce ne fossimo mai realmente andati.
Non è l'unico posto dove proviamo questa sensazione. L'Iran è sicuramente un altro, ma andare a recuperare quel "pezzetto" sembra un'impresa pressoché impossibile.

Chai, spezie, incensi ma anche caos, folla e spazzatura.
Arte, templi, meraviglie ma anche povertà, degrado e incuria.
L'India ha tutto, troppo, e non lo nasconde. Forse per questo non piace a tutti. Sa metterti davanti quello che non vorresti vedere ma anche farti scoprire quello che non immaginavi esistesse.
Ma soprattutto non cerca l'approvazione e nemmeno vuole piegarsi alla tua visione. Sei tu che devi adattarti a lei e non il contrario.
E quando lo fai, lei ti mostra le sue infinite bellezze e come in un incantesimo, te ne innamori.
Per noi, mi rendo conto, questo Paese è quasi una "droga" perché riesce a farci provare emozioni e sensazioni estreme.
Ma soprattutto, mentre cerchiamo di districarci tra i suoi incomprensibili meccanismi, siamo focalizzati sul presente. Il passato lo lasciamo andare e viviamo istante per istante, senza preoccuparci troppo del futuro.
Ci vogliono anni e anni di meditazione o terapia per raggiungere questo stato mentale. Oppure bastano poche ore in India e si ottiene lo stesso effetto!
Angela (e Paolo)