Morte di Ingallina nello schianto al semaforo di Vercurago: il conducente patteggia
Ha patteggiato 3 anni e 4 mesi quest'oggi in Tribunale, a Lecco, Alessandro R., il calolziese che, la notte del 22 luglio 2023 guidava la Skoda Fabia andata a schiantarsi al semaforo di Vercurago, trasformandosi in una trappola mortale per Nino Ingallina, suo concittadino, spirato all'arrivo in ospedale Manzoni, dove era stata trasferito in condizioni disperate dopo essere stato estratto dall'abitacolo accartocciato della vettura. Aveva soltanto 31 anni. Sedeva sul sedile anteriore, a fianco dell'amico con il quale, aveva "fatto serata".
La vettura era diretta verso Lecco, per riaccompagnare a casa Paolo R. e Yanibel R., marito e moglie, 22 anni lui e 29 lei, entrambi affidati alle cure mediche, con le loro traversie, dal punto di vista sanitario, protrattesi poi a lungo.
Omicidio stradale, aggravato dall'essersi messo alla guida con un tasso alcolemico pari a 1.24 g/l nonché lesioni stradali gravi o gravissime, i reati contestati al conducente, che, nella ricostruzione degli inquirenti, avrebbe perso il controllo della Fabia, lanciata a 120 km/h lungo via Roma, andando dapprima a urtare un archetto proteggi-pedone all'altezza del bar "...da Na" e poi il muro del negozio di frutta posto all'incrocio, fino a “schizzare” sul lato opposto della carreggiata, fermandosi davanti alla sartoria.
Ingente la mobilitazione di uomini e mezzi, scattata dopo il botto, capace di richiamare in strada, con il cuore in gola, una nutrita schiera di residenti, svegliati di soprassalto alle 2.30. Soccorsi comunque vani per Ingallina, spirato all'arrivo presso il nosocomio lecchese. Troppo gravi i traumi riportati nel sinistro.
Il suo volto è comparso oggi in Tribunale, stampato sulla felpa indossata dalla madre. “Il mio angelo custode”, la scritta fatta stampare sotto il viso sorridente del ragazzo.
Già concordato con il pm titolare del fascicolo – il dottor Esposito – il patteggiamento proposto dai difensori di Alessandro R., dopo l'intervento della compagnia assicurativa per i risarcimenti delle persone offese, è stato “ufficializzato” dal giudice per le udienze preliminari Gianluca Piantadosi che ha altresì revocato al giovanotto, classe 1996, la patente di guida.

Nino Ingallina
La vettura era diretta verso Lecco, per riaccompagnare a casa Paolo R. e Yanibel R., marito e moglie, 22 anni lui e 29 lei, entrambi affidati alle cure mediche, con le loro traversie, dal punto di vista sanitario, protrattesi poi a lungo.
Omicidio stradale, aggravato dall'essersi messo alla guida con un tasso alcolemico pari a 1.24 g/l nonché lesioni stradali gravi o gravissime, i reati contestati al conducente, che, nella ricostruzione degli inquirenti, avrebbe perso il controllo della Fabia, lanciata a 120 km/h lungo via Roma, andando dapprima a urtare un archetto proteggi-pedone all'altezza del bar "...da Na" e poi il muro del negozio di frutta posto all'incrocio, fino a “schizzare” sul lato opposto della carreggiata, fermandosi davanti alla sartoria.

Il suo volto è comparso oggi in Tribunale, stampato sulla felpa indossata dalla madre. “Il mio angelo custode”, la scritta fatta stampare sotto il viso sorridente del ragazzo.
Già concordato con il pm titolare del fascicolo – il dottor Esposito – il patteggiamento proposto dai difensori di Alessandro R., dopo l'intervento della compagnia assicurativa per i risarcimenti delle persone offese, è stato “ufficializzato” dal giudice per le udienze preliminari Gianluca Piantadosi che ha altresì revocato al giovanotto, classe 1996, la patente di guida.
A.M.