PAROLE CHE PARLANO/219

Perdere


La parola perdere ha origine dal latino, ed è costituita dal prefisso per- (che indica intensità o un’idea di attraversamento) e il verbo dare, generando il significato di "lasciare del tutto" o "abbandonare". Quindi evocava concetti di sottrazione definitiva e di rovina, riferendosi alla perdita di beni, di persone o di situazioni preziose, come nel caso della frase classica "patriam perdere", che indicava l’esilio o la perdita di indipendenza e di sovranità di una nazione.

Nel passaggio alle lingue moderne, perdere ha mantenuto il significato originario, arricchendosi però di nuove accezioni. Esistono infatti espressioni figurative che amplificano il significato del verbo come "perdere la testa" o "perdere il filo del discorso". Vengono descritte così privazioni sia materiali sia immateriali: dallo smarrimento di oggetti al tempo sprecato, dalle opportunità scomparse alla pazienza che si dissolve. Il concetto si estende anche alla sfera emotiva e personale, come nel caso della perdita di una persona cara o di valori fondamentali. La perdita rappresenta un evento profondamente radicato nell’esperienza umana, capace di evocare emozioni forti e complesse. 

Dal punto di vista culturale, la perdita ha ispirato innumerevoli opere letterarie, artistiche e cinematografiche, in cui viene esplorata attraverso metafore e simboli universali, come l’inverno o il vuoto. Valga per tutte la poesia di Ungaretti “San Martino del Carso” sulle perdite irreparabili causate dalle scellerate guerre: 

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
È il mio cuore
il paese più straziato
Rubrica a cura di Dino Ticli
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